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Le mafie in Veneto. Una realtà più che una possibilità.

Le mafie in Veneto. Una realtà più che una possibilità.

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Per anni la gente è rimasta perplessa sulla presenza delle mafie in Veneto, grazie anche alla politica e a certa informazione; si è continuato a pensare che le organizzazioni criminali spadroneggiassero solo nel sud Italia, mentre come un tarlo nel legno, queste hanno scavato e infettato il tessuto economico del nord Italia.

 
Mafia deriva da due parole arabe "maf" che vuol dire "nascondere" e "mafì" che significa "non c'é". Già nel nome è indicato il profilo che le organizzazioni criminali preferiscono tenere per operare laddove si trovino; quando vent'anni fa venne arrestato a Longare (VI) Giuseppe Madonia, all'epoca numero due di Cosa Nostra, la gente del luogo rimase stupita nel vedere di buon mattino un'abitazione del paese circondata da numerose volanti dei carabinieri. Le cronache del tempo narrano che le anziane del luogo pensassero che fosse un missionario, dato che vennero ritrovati numerosi santini nel luogo di latitanza.
Di questo e d'altro ancora si è parlato ieri sera alla serata di approfondimento culturale "Le mafie in Veneto" organizzato dal circolo di lettura Matilde Serao a Sant'Andrà di Povegliano (TV) con il Prof. Enzo Guidotto, Presidente dell'osservatorio veneto sul fenomeno mafioso.
 
Le mafie operano a detta di Guidotto a "pelle di leopardo" nel nord-est ed ha usato la metafora delle ciliegie nel cesto, per indicare che quando gli inquirenti indagano, tirata su una ciliegia dal cesto, a grappolo ne escono altre, ad indicare i numerosi collegamenti tra fenomeni mafiosi e realtà economiche.
Guidotto è impegnato da trent'anni nell'opera di sensibilizzazione sui fenomeni mafiosi, in particolare con il mondo della scuola, dal lontano 1982 anno dell'assassinio del generale Dalla Chiesa; nel luogo dell'uccisione del generale e della moglie allora comparve un cartello "Qui è morta la speranza degli onesti" e nell'opinione pubblica di allora avvenne qualcosa di nuovo, una mobilitazione generale contro la mafia, capeggiata anche da parte del mondo della chiesa, dai cardinali Pappalardo di Palermo e Martini di Milano, da Leoluca Orlando e da Nando della Chiesa. Nel giro di pochi giorni venne promulgata la legge n° 646, la legge Rognoni-La Torre; ben 120 anni dall'unità d'Italia ci vollero per riconoscere da parte dello Stato l'associazione a delinquere di tipo mafioso e punirla di conseguenza!
 
Eppure fin dagli albori del regno d'Italia, la mafia siciliana  e poi le altre organizzazioni hanno intrattenuto rapporti stretti con il mondo politico: il Senatore Luigi Carraro di Padova negli anni '70, Presidente della Commissione Antimafia definì come elemento distintivo della mafia "l'incessante collegamento con i pubblici poteri", quindi politica e uomini delle istituzioni, perché per potersi espandere la criminalità organizzata trova nel voto di scambio e nella corruzione, il brodo di coltura ideale per proliferare e arricchirsi.
Appunto la corruzione: Paolo Borsellino mentre si trovava in Veneto in un incontro con i ragazzi delle scuole, alla domanda di una ragazza su appunto di cosa ci si doveva preoccupare in Veneto a riguardo delle infiltrazioni mafiose, rispose "della corruzione". 
Negli anni '70 Milano era la capitale del riciclaggio e lo schema perseguito ancora oggi è sempre il medesimo: enormi quantità di denaro proveniente dalle attività illecite mafiose vengono "lavate" e reinvestite nell'economia reale con l'appoggio di uomini politici e liberi professionisti al soldo dei capi-clan.
 
Le mafie operano con la copertura di prestanome che s'intestano società o effettuano compravendite di immobili e terreni. Nella miriade di transazioni economico-finanziarie nel nord Italia il sospetto che dietro nomi di società operino i clan è sempre dietro l'angolo: le numerose operazioni compiute nel nord Italia negli ultimi anni ne sono la dimostrazione. E la politica come al solito, certa politica, ha offerto o tentato di offrire valide sponde alle organizzazioni, come quando l'allora ministro Brunetta, lo scorso anno nel dl Sviluppo voleva eliminare la certificazione antimafia, oppure quando il precedente governo Berlusconi tentennò nello sciogliere il comune di Fondi (LT) per infiltrazioni mafiose.
Numerosi i casi citati ieri sera tra cui il caso Despar di Longare (tra l'altro sembra che negli ultimi anni al nord, la distribuzione alimentare sia nel mirino delle cosche), allo smaltimento nelle cave dei rifiuti tossici oppure del loro occultamento nei cantieri tipo quello della Valdastico Sud, al credito ad usura fornito ad imprenditori in difficoltà economiche, numerosi in periodi di recessione economica. 
Guidotto ha ricordato alcune maxi-operazioni condotte negli anni per sgominare organizzazioni mafiose che operavano nel nord Italia ma non solo, recenti e non, tra cui l'operazione Versilia, l'operazione Total Look oppure il maxi-blitz delle forze dell'ordine nel 2010 dove più di 300 affiliati alla 'ndrangheta vennero arrestati fra Reggio Calabria e Milano, il caso dell'assicurazione della sanità Veneta con la società City Insurance con sede in Romania , dietro alla quale si sospetta che vi sia dietro la camorra.
 
Di sicuro le mafie non potranno mai essere sconfitte, se all'interno del mondo politico, nel parlamento italiano, personaggi in odore di mafia, siedono nei punti chiave delle istituzioni.
Se invece di agevolare l'operato della magistratura, la si ostacola con leggi ad personam o negando  le autorizzazioni a procedere. 
Ma c'è qualcosa di più che è anche emerso ieri sera nel dibattito che ne è seguito: il fatto che noi cittadini in quanto tali possiamo fare, cioè di vigilare sul territorio, nelle scelte che vengono fatte partendo dai comuni nell'assegnazione degli appalti per esempio. Certamente questo non è che sia semplice da fare ma una cittadinanza attiva e non disimpegnata, non assente e rassegnata, può collaborare con le istituzioni per salvaguardare il tessuto economico e sociale dalle mafie. Questo potrà dare una spinta vera alla lotta contro le mafie e ai loro business illeciti.
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