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Romeo colpevole di essere innocente

Romeo colpevole di essere innocente

 La post verità non è solo questione di bufale. E’ la composizione in modo arbitrario, non casuale, di un racconto mediatico che può risultare più forte di qualsiasi fact checking. Il puzzle può comporsi in tanti modi, riuscire a vederne la trama è quasi impossibile e gli esiti dell’indagine da cui parte la storia, non pesano mai quanto il suo avvio. Mai.

 
Alfredo Romeo è stato più volte accusato e perseguito da diversi giudici a Napoli. Per una gara mai bandita finirono in galera lui ed una intera giunta. Tutti assolti dopo anni, ma con un caduto sucida: Giorgio Nugnes. Non c’era nulla di illecito in nessuno dei finanziamenti politici fatti dieci anni fa che oggi Il Fatto ricorda usando il presente, come fossero di adesso. Ci fu poi un’accusa collaterale per aver assunto due disoccupati. Nulla. Poi la sostituzione a Posillipo di una pianta di oleandro coi broccoletti (rimozione dei sigilli virtuali). Non c’era nessun sistema Romeo, ma rimane ancora un “teorema Romeo”, una mostruosità secondo cui una persona, assolta dopo essere stata nel tritacarne, è solo uno che non si è riuscito a condannare.
 
Marco Travaglio dopo le assoluzioni fece  personalmente una intervista totalmente sdraiata  probabilmente per evitare di pagare una fracca di soldi e poi la nascose sul web e ve la dovete leggere solo sul blog di Romeo. Oggi torna alla carica per difendere il “suo” Romeo, Salvatore quello della Raggi.
 
De Magistris, da magistrato, lo ha tenuto in galera inutilmente e, con parte della notorietà guadagnata, è stato eletto Sindaco. Poi sembrava volerlo adottare perché da decenni aveva assicurato la gestione del patrimonio immobiliare del Comune. Nonostante gli accordi il Comune non volle però saldare il debito accumulato con la Romeo Gestioni, così accanto a tutte le assoluzioni arrivò l’accusa di peculato: assoluzione lampo. Poteva finire lì?
 
Nel frattempo, la Romeo Gestioni si aggiudica, dopo tutte le verifiche anti-corruzione, la gestione del Cardarelli con l’obbligo, tra i tanti altri, di assumere il personale delle precedenti gestioni. Il gestore si insedia, registra subito episodi e comportamenti a rischio in parte del personale, denunciando violenze ed il rischio di infiltrazioni camorristiche già nell’ottobre 2014 e reiterando denuncia, un anno dopo, alle autorità di pubblica sicurezza e a tutti gli interessati: Carabinieri, Questura, Prefettura, Anac, Regione etc… Comunica i fatti alle autorità con ben 8 esposti, cui non seguono indagini. Non accade nulla e la società addiviene alla conclusione che “ci vorrebbe l’esercito”, per questo denuncia il contratto unilateralmente. Che fa la magistratura partenopea a questo punto? “Decide” che il denunciante e parte lesa va indagato per il 416 bis. Questo sì, subito. Così funziona il flessibile obbligo di indagine: trasforma l’obbligo di assunzione di maestranze nella ipotesi di concorso esterno in associazione di stampo camorristico. Le denunce di 3 anni sono ignorate. Voilà, il “quadro”, la “cornice” sono fatti e finiti.
 
La nota degli avvocati di Romeo è un documento storico clamoroso: nessuna bufala, ma una post- verità costruita invertendo i termini, scegliendo accuratamente le notizie di crimine da privilegiare, con l’obiettivo di ottenere l’uso di strumenti di indagine (il trojan nel telefonino) che portassero altrove. Certo, un’indagine tempestiva sui fatti rilevati in più anni avrebbe forse riportato l’ordine al Cardarelli, beccato qualche delinquente vero, ma non avrebbe avuto grande rilievo. Indagare per concorso esterno chi ha denunciato rischi di illegalità offre una possibilità nuova al sistema mediatico giudiziario: consente di cogliere dichiarazioni, relata refero, conversazioni dove, finalmente, tra una battuta del Presidente Ferrara all’Ad di Consip, e  qualche conversazione di politica, “questo dice di quello” scatta finalmente il nome di Lotti  a proposito, forse, chissà, di una gara Consip.
 
Ah, siamo arrivati alla meta-realtà che interessa i media. Lotti=Giglio Magico= Firenze= Toscana (da cui viene anche l’AD) = un cenno al babbo di Renzi = Renzi. Indipendentemente dai fatti, dagli argomenti: mettere accanto appalti e Lotti, Romeo e Renzi, serve a tornare al mai condannato, al troppo innocente, ad alludere non alla equazione attività imprenditoriale nel settore pubblico = corruttela, a dire “torna il nome di Romeo”. Tutto giocato su allusioni, e scenari possibili senza riscontri.
 
Ancor più goloso per il “concorso esterno” con la camorra. In questa occasione starebbe nell’obbligo di legge di assumere anche dipendenti su cui è l’azienda ad aver segnalato rischi, mai approfonditi dagli inquirenti. Ma persino la difesa pubblica degli avvocati diventa un capo d’accusa, e secondo il tribunale popolare de Il Fatto, questi lanciano segnali a Renzi. Che te lo dico a fare? Dietro a questa raffinata scelta dei fatti, come bastoncini nel gioco dello shanghai, c’è un esperto costruttore di ipotesi di delitto: John Woodcock.
 
Andrà come andrà, magari alla fine avremo un’altra assoluzione “colpevole” ed un simpatico precedente in base al quale se un’impresa denuncia una illegalità tra i suoi dipendenti, qualcuno la indaga per il contrario, si ignora il reato e si cerca il “concorso” di chi denuncia schizzando di fango chiunque si voglia in politica e nel lavoro professionale. Poi? Poi nulla, il pluri-assolto resterà un plurindagato, cioè un pluri-colpevole, il nome di un politico per la citazione di un terzo, per un parentela, per una contingenza territoriale resterà per sempre iscritto nell’alone del dubbio. Le assoluzioni, i non luogo a procedere, le medaglie dell’innocenza non coprono un millesimo dell’imbrattatura e dello stigma.
 
Il danno di reputazione rimane, nessuna smentita, nessuna intervista riparatrice avrà il peso di milioni di ricorrenze on line, l’eco del web è eterna. La post verità è una neo verità incancellabile: più durevole di qualunque fatto o riscontro successivo e contribuisce a scrivere “il senso”, la “cornice” entro la quale tutti interpreteranno uomini e cose. La post-verità giudiziaria ha il grande pregio di essere più semplice: trova un colpevole prima del giudizio, poi si saprà  se e di cosa è colpevole. Se non ha fatto nulla poteva farlo. Lo dicono Travaglio, il tribunale del popolo, la stampa, o qualche magistrato inquirente, a volte, dipende. Da che dipende.
 
Unica difesa? Pensare ai fatti e non al Fatto.

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