Home > Cultura > Pomigliano d’Arco. Oltre il fuoco distruttore, un canto per la vita ed il rispetto della natura con “Vesuvio” dell’ultraquarantennale Gruppo Operaio “E’ Zezi”. (Scritto da Antonio Castaldo)

Pomigliano d’Arco. Oltre il fuoco distruttore, un canto per la vita ed il rispetto della natura con “Vesuvio” dell’ultraquarantennale Gruppo Operaio “E’ Zezi”. (Scritto da Antonio Castaldo)

Pomigliano d’Arco. Oltre il fuoco distruttore, un canto per la vita ed il rispetto della natura con “Vesuvio” dell’ultraquarantennale Gruppo Operaio “E’ Zezi”. (Scritto da Antonio Castaldo)

 In Italia, tra i mesi di giugno e luglio, il fuoco ha distrutto 26mila ettari di aree boschive. Ma non sono solamente le alte temperature stagionali ad innescare gli incendi, purtroppo c’è la mano dell’uomo per colpa, dolo o criminalità. C’è chi pensa di rigenerare così i campi ed incrementare le proprie attività economiche; c’è chi lo fa per un malato godimento estetico; altri lo fanno per preparare le aree a successive speculazioni ed a sfruttamenti illegali del circuito criminale. Sono in media 600 i piromani denunciati ogni anno in Italia, ma secondo i dati del DAP, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, si registrano appena 17 detenuti nelle patrie galere per aver compiuto incendi di boschi e terreni.

In questi giorni incendi, evacuazioni ed indagini per disastro ambientale, interessano la propaggine collinare e  montuosa di quella che una volta era Campania Felix, oggi infelice, che dopo la famigerata stagione della “Terra dei Fuochi” sta attraversando il periodo della “Terra del Fuoco”. Come passare dalla padella chimica alla brace dei beni naturali. Il fuoco come una pallina di ping pong rimbalza dal Vesuvio, che sembra essere stato appena messo sotto controllo,  alla Montagna di Somma che, domenica 16 luglio 2017, vista dai paesi dell’Agro Nolano-Pomiglianese, presenta ancora colonne di fumo che si alzano al cielo. Un cielo limpido ed asciutto avaro di pioggia tanto attesa e necessaria.

 “O’ Visuvio e a’ Muntagna e Somma”, inscindibile diade, l’uno partorito dall’altra, ed insieme formanti il complesso vulcanico “Somma-Vesuvio”, segnano storia e cultura dell’uomo che vi abitata da millenni e di chi qui vi giunge per contemplarli. Dall’ammiraglio e naturalista Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) che ci lascia la vita, spinto dalla volontà di conoscere e capire l’eruzione del 79 d. C.; al pittore partenopeo Domenico Gargiulo, noto come Micco Spadaro (1609-1675), che fissa il suo sguardo sulla “Eruzione del Vesuvio del 1631”; alla poesia di Giacomo Leopardi (1798-1837), che incantato con “La ginestra” alimenta i suoi ricordi a partire da “Qui su l'arida schiena/ Del formidabil monte Sterminator Vesevo”; agli autori Libero Bovio (1883-1942) ed Ernesto de Curtis (1875-1937) con la struggente “Tu can un chiagne” del 1915 affermano “Comm’è bella a muntagna stanotte/ bella accussì, nun ll’aggio vista maje”; alle documentarie immagini dell’ultima eruzione, dell’anno 1944, filmate dalle truppe occupanti anglo-americane durante la Seconda Guerra Mondiale; alla moderna Pop Art con Andy Warhol (1928-1987) che nel 1985 produce la serie “Vesuvius”; al mondo dei canti popolari, delle tammurriate e delle canzoni a’ fronna, del Gruppo Operaio “E Zezi” di Pomigliano d’Arco, guidato da Angelo De Falco “O’ Prufussore”, che con Vesuvio nei versi del 1994 di Luca Luigi Castellano (1923-2001) Montagna fatta 'e lava 'e cient' len'gue/Tu tien' 'mman a te' sta vita meja” canta la riverenza, il rispetto, il timore e l’ossequiosa convivenza con questa potenza della natura.

Il sociologo e giornalista Antonio Castaldo, con un passato in “Zezi Teatro”, nel rilevare la persistente e resistente presenza nella cultura musicale popolare in Italia, da oltre 40 anni, del Gruppo Operaio “E Zezi” di Pomigliano d’Arco, invita a cantare in coro la canzone “Vesuvio”, ormai nel repertorio indelebilmente nell’anima partenopea come canto apotropaico da dedicare “all’unico vulcano attivo d’Europa, che sembra essere più saggio dell’uomo stesso, conservando nel suo grembo tutta la potenza distruttrice, trattenendo quel fuoco che altrimenti in superfice viene provocato dall’incoscienza umana o dall’interesse criminale. Dedichiamo dunque questo canto come riparazione alle offese, con l’impegno per un maggiore senso civico rispettoso della natura e delle leggi, una più adeguata prevenzione del rischio, una più certa repressione dei piromani e infine come liberazione da ogni male”.

La versione da seguire è quella postata su Youtube, dai fratelli Antonio e Angelo De Falco, all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=FubT5hn3AhI


IESUS Istitutio Europeo di Scienze Umane e Sociali - Brusciano NA -

 

E Zezi di Pomigliano d Arco con Vesuvio canto per la vita contro gli incendi |



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