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Falli nelle tele di Giorgetti: “l’Arte sta morendo”. Vittorio Sgarbi: “È vero, fecondiamola!“

Falli nelle tele di Giorgetti: “l’Arte sta morendo”. Vittorio Sgarbi: “È vero, fecondiamola!“

Il critico d'arte nel suo spettacolo parla di giorni funesti e del declino dell'arte odierna, dando ragione all'astrattista Alessandro Giorgetti, che in questi giorni promuove il suo progetto con un'immagine di un uomo nudo che penetra la tela.

Si è svolto tra il 4 e l’8 ottobre lo spettacolo di Vittorio Sgarbi dedicato al grande Michelangelo, occasione in cui il critico non ha potuto fare a meno di lasciar passare, almeno tra le righe, un messaggio forte in riferimento all’arte contemporanea.

Ci troviamo in una Milano, capitale e alcova prediletta della moda e dell’arte, costretta a ricomporre un periodo emblematico ed unico nell’arte scoprendo, attraverso gli occhi di Sgarbi, un Michelangelo inedito. Tanta maestosa capacità espressiva non può che far risaltare ai suoi occhi la decadenza e la banalità che, invece, attraversa il panorama artistico contemporaneo e, dalle sue labbra sfugge la frase predominante che caratterizza il nuovo progetto di Alessandro Giorgetti, The Hole: l’arte sta morendo, fecondiamola.

Coincidenza particolare, che i più attenti non si lasciano scappare. Parla di giorni funesti per l’arte di oggi, ma senza far nomi, cita un artista che se n’è accorto e sta cercando di dare un segnale forte per risvegliare il mondo. Attento e curioso di anticipare lo scandalo che tra qualche giorno, irromperà nel mondo dei pittori sopiti, artisti adagiati nel copia-incolla bucolico che non hanno più la capacità di stupire con la singolarità del calibro di Michelangelo.

Tranne uno dice, tra le righe senza far nomi, quasi volesse assicurarsi di vedere con i propri occhi prima di credere: “c’è un artista in Italia, uno solo, che ha capito che l’arte sta morendo e sta cercando di ridarle vita, vuole fecondarla. Ha ragione, anzi, è già morta. Fecondiamola!”, dice durante il suo spettacolo.

Proprio Sgarbi, che già di nudo maschile aveva vestito la sua combattuta critica, non poteva non appoggiare e dare supporto alla performance, decisamente sopra le righe, di un Giorgetti esasperato, che vuole a tutti i costi fecondare quell’arte morta, di genialità e lo fa con l’atto estremo: l’uso del fallo nel suo compito più naturale, la fecondazione.

Falli che spuntano dentro ai buchi bruciati del suo The Hole, per ricordare al mondo come si fa a procreare, a generare arte vera, nuova, mai vista. Senza copia-incolla, senza costringere Sgarbi a reinventarsi un Michelangelo che già ha da dire e dice da secoli. Indubbiamente due personalità vivaci, Vittorio Sgarbi e Alessandro Giorgetti, due ruoli differenti che si coalizzano e la vedono nello stesso modo.

Singolare. Allarmante. Decisamente da non sottovalutare il loro punto di vista. L’arte contemporanea deve rinascere, ora! Altrimenti, dopo i falli incorniciati, cosa dovremo aspettarci?

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