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Carceri e giustizia riparativa: quando l’uomo è al centro Se ne è parlato all’USI, con testimonianze e l’intervento di esperti

Carceri e giustizia riparativa: quando l’uomo è al centro Se ne è parlato all’USI, con testimonianze e l’intervento di esperti
La riparazione serve sia ai detenuti, sia alle vittime. Per questo è necessario un dialogo che coinvolga tutti. Che cosa è la giustizia riparativa? Sembrava una serata per avvocati, un discorso tecnico per addetti ai lavori, ma per Grazia sono venuti in molti a seguire questo incontro organizzato dal Rinnovamento nello Spirito Santo, sabato 28 ottobre presso l’Auditorium dell’USI a Lugano. Si è rivelata una serata piena di umanità, in cui si è toccata la carne ferita dei carcerati e delle loro vittime, con testimonianze straordinarie di vittoria dell’esperienza riparativa, molto di più di una riconciliazione, di una mediazione o di una sorta di alternativa alla pena. A rappresentare il Ticino era Stefano Laffranchini, lucido direttore delle carceri ticinesi, che ha saputo mettere in evidenza come la nostra società viva la schizofrenia fra chi ritiene che i detenuti siano coccolati in un hotel a 4 stelle e chi pensa che il potere eserciti il suo dominio vessando chi deve scontare una pena. Tuttavia al centro dell’attenzione sua come del direttore del carcere di Opera, una delle strutture milanesi che accoglie una popolazione quasi otto volte quella ticinese, così come degli altri ospiti della serata c’è la persona, l’uomo che prima di essere reinserito, di ritrovare un posto nella società, ha bisogno di rincontrare se stesso. È qui che si innesta l’esperienza della giustizia riparativa: un concetto che supera le mura del carcere, quasi del carcere non avrebbe bisogno, non per buonismo, o idealismo, ma perché riguarda una trasformazione dell’intero pensiero sul diritto, come ha ben spiegato Federico Reggio, ricercatore che da molti anni studia e vive il fenomeno. Questo si traduce nell’esperienza di Marcella Reni, presidente di Prison Fellowship Italia, una realtà nata negli Stati Uniti negli anni ’70, che ha trovato il modo di far incontrare le vittime e gli autori dei reati. Concretamente anche in Italia si è lanciato un progetto, chiamato Sicomoro, in cui i detenuti si incontrano con delle vittime per parlare di quello che vivono. La rabbia e la paura sono le due componenti essenziali che dividono più che le mura, ma sono esperienze di ambo le parti. Per i detenuti misurarsi con la rabbia e la paura delle vittime significa finalmente avere l’opportunità di dare un volto, un’anima un posto a quello che hanno fatto, mentre per le vittime scoprire la paura nei loro carnefici, significa trovare una strada per essere liberate a loro volta dalla prigione del rancore e della vendetta che sapranno non potrà mai risarcirle. Forse più eloquente di ogni discorso è stata la testimonianza di Caterina, due figli e un trascorso di droga e di alcol, vittima di un marito violento, che ha difeso fino a farsi annientare, stuprata da chi doveva aiutarla e che le ha portato via i figli. Dopo un lungo cammino ha incontrato la fede, un elemento importante di questo cammino, anche se il progetto Sicomoro è laico e parte integrante del percorso previsto anche dal Ministero di Grazia,incisiva è stata la testimonianza e le sue canzoni canzoni del Rockers Cristiano Roberto Bignoli..Questo weekend, alla 25esima Conferenza dei Parlamenti dei Giovani CPG a Zurigo, si sono incontrati 200 ragazzi provenienti da 39 Parlamenti dei giovani di tutta la Svizzera e dall’estero. Formazione, scambio e discussioni politiche sotto forma di speed debating erano al centro dell’evento. Domenica la Federazione Svizzera dei Parlamenti dei Giovani FSPG ha presentato al plenum il nuovo piano della famosa campagna “Ringiovanisci la politica svizzera”: il ritratto ringiovanito del consigliere federale Ignazio Cassis, che tra due giorni entrerà in carica. La 25esima CPG è stata aperta da Silvia Steiner, presidentessa della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione CDPE. Si è rivolta ai giovani presenti impegnati in politica con le seguenti parole: «La loro giovane generazione si impegnerà quando sentiranno che la politica è plasmabile, che attraverso il loro impegno qualcosa può essere mosso e cambiato. La democrazia ha bisogno di desiderio di dibattito e di dialogo tra i rappresentanti dei diversi interessi». A Zurigo Il convegno, molto seguito, è stato organizzato da Rinnovamento nello Spirito. Come tradurre i diritti fondamentali di bambini e ragazzi in buone pratiche? La domanda fungerà da filo conduttore del convegno previsto il 20-21 novembre prossimi a Bellinzona, che riunirà specialisti e autorità politiche per riflettere su come favorire la partecipazione e l’autodeterminazione dei giovani, nonché rafforzare la sinergia tra animazione, prevenzione e protezione. In occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e del 20esimo anniversario della sottoscrizione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, il convegno fornirà spunti di riflessione e strumenti di lavoro. L’evento è promosso dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani e dalla SUPSI, con il sostegno della Confederazione, ed è organizzato dalla Piattaforma delle politiche giovanili. Bambini e giovani sotto la lente La loro tutela al centro di un convegno e Giustizia italiano, e ha fatto l’esperienza di partecipare ad alcuni incontri. Lo dice lei: «I prigionieri mi hanno liberata». Ora è attiva nelle carceri e ha trovato un suo posto. La sua vita non è diversa, ha ancora molta strada da fare, ma ha scoperto un senso e una possibilità di essere riscattata, un modo di trasformare le ferite in perle, la morte in vita, la fine in speranza. Ci vuole coraggio per fare scelte come queste, rivoluzionando in qualche modo l’intero sistema, ma come hanno sostenuto gli ospiti della serata, l’oscillazione fra richiesta di pene più gravi o più leggere a seconda degli umori sociali e politici, non è che la risposta immediata alla rabbia e alla paura; la giustizia riparativa va oltre, ripensando sia alla riparazione dell’umanità del detenuto, sia a quella delle vittime, per le quali una riparazione è comunque necessaria. La giustizia è spesso pensata come una bilancia, o peggio ancora come una donna bendata, mentre l’incontro di persone, che si guardano in faccia e dentro senza sconti o maschere è l’unica giustizia possibile, perché costruisce ponti, ristabilisce il diritto per l’uomo, riconsegna il carcere alla società e la società ai carcerati. (Nella foto il Christian Rockers Roberto Bignoli)

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