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Giustizia, Fabrizio (ReL) a Il Tempo: "Questo è il risultato delle faide interne"

scritto da: D.L. | segnala un abuso

Giustizia, Fabrizio (ReL) a Il Tempo:

Dichiarazione al quotidiano “Il Tempo” di Fabrizio Cicchitto, Presidente Riformismo e Libertà


Caro direttore,

arrivati a questo punto vale la pena di collocare in un quadro generale gli episodi incresciosi che si stanno succedendo uno dopo l’altro nell’ambi- to della magistratura. È inutile nascondersi dietro a un dito, dal 1992 ad oggi la magistratura ha sostanzialmente conquistato il potere nel nostro paese, con l’annichili- mento dei vecchi partiti e la riduzione ai minimi termini di quelli nuovi, già di per sé subalterni e decerebralizzati, e anche con un’arcigna sorveglianza esercitata sugli stessi grandi gruppi economici. Dall’esterno del mondo giudiziario nessuno ha più osato contrastare questo potere, a suo tempo l’unico che ci ha provato è stato Silvio Berlusco- ni, ma abbiamo visto come è andata a finire: indubbiamente Berlusconi si è battuto come un leone, forte del suo carisma e del suo impero mediatico e finanziario, ma alla fine nel 2013 è stato condannato per la pretesa evasione fiscale di un gruppo nel quale all’epoca del reato non aveva più cariche societarie ed è stato estromesso dal Senato con l’applicazione di una legge con effetto retroattivo (il reato sarebbe stato commesso nel 2002, la legge Severino è del 2012). Dopo di allora i Pm hanno straripato attraverso le correnti da essi controllate e individualmente con tanti “signori della guerra”: Greco a Milano, Pignatone a Roma, Woodcock a Napoli, Gratteri in Calabria.

E allora adesso che sta succedendo? Che, come l’Urss nel 1989, oggi la magistratura sta implodendo perché non ha retto questo eccesso di più poteri sommati insieme (il potere giudiziario con tutte le sue implicazioni e il potere politico). La magistratura è implosa perché ad un certo punto si sono manifestate una se- rie di faide interne prima fra le correnti, poi fra i singoli. Da cosa è stato prodotto il caso Palamara se non da una faida interna esplosa però fra soggetti che dispongono di strumenti assai invasivi quale è stato quello dell’immissione del trojan nel telefonino dell’ex presidente dell’Anm?

L’uso del trojan ha avuto un effetto deflagrante perché ha rivelato per tabulas quello di cui si parlava, ma che nessuno poteva provare, e cioè che nella magistratura le cari- che vengono assegnate non per meriti, ma attraverso una permanente lottizzazione selvaggia fra le correnti. Adesso che cosa c’è alla radice del nuovo scandalo? Lo scontro fra due Pm, il sostituto Storari e il procuratore generale Greco. Storari, di fronte alle rivelazioni vere o presunte di Amara sull’esistenza della loggia Ungheria, pretendeva l’esercizio dell’azione penale in no-

me della sua obbligatorietà. Giusto il principio già ricorda- to l’altro ieri sul suo giornale dall’avvocato Pieremilio Sammarco. Mentre il procuratore Greco ha ritenuto il caso insieme potenzialmente così pericoloso e nella sua sostanza co- sì problematico che ha preso tempo, molto tempo. Anche qui c’è una questione assai delicata, se i nomi chiamati in causa, larga parte dei quali appartenenti all’establishment vero di questo paese, fossero stati di altro tipo sarebbe successo l’inferno di fronte a questo sostanziale immobilismo. Invece esso per una fase è sta- to coperto da tutti, compresi i giornali che solitamente incendiano la prateria. A quel punto Storari si è rivolto al suo capo corrente Davigo. A sua volta Davigo nel corso di un anno ha combinato una se- rie di pasticci, al netto della sua onnipotenza intellettuale e giuridica. Il pasticcio è tale che una rispettabile funziona- ria del Csm che svolgeva per lui il ruolo di segretaria non nel senso spicciolo del termine è oggi accusata di aver svolto il ruolo di “corvo”. Da qui una serie di interrogativi: è stata lei a farlo? E se lo ha fatto, ha agito per un’autonoma iniziativa o su commissione? E se ha agito su commissione, chi è il committente? Ci fermiamo qui, anche per evitare querele.

Ritorniamo al punto di par- tenza. Oggi la situazione della magistratura ha una singola- re somiglianza con quella che si sarebbe determinata in Giappone qualora l’ordine dei samurai si fosse diviso al suo interno e i singoli samurai si fossero affrontati in tanti scontri individuali. Però, a differenza dei samurai che avrebbero usato lance, spade, pugnali, i Pm usano il trojan, gli avvisi di garanzia, le veline per i cronisti giudiziari, magari qualche custodia cautelare, o addirittura ritornano al “por- to delle nebbie”. Il risultato di tutto ciò però è devastante, in- vece ci sembra fortissima la tendenza anche ai vertici del- lo Stato di affrontare il tutto ricorrendo alle procedure dell’ordinaria amministrazione. Ma le nostre massime cari- che istituzionali, e nella magistratura i leader di ciò che rimane nelle correnti, non si rendono conto che oramai questa serie di episodi clamo- rosi (e altri possono ancora avvenire) stanno provocando una situazione per cui la credibilità della magistratura è allo stesso livello di quella dei partiti nella fase in cui questi veni- vano bombardati e distrutti.

Il successo del libro di Palamara e Sallusti è emblematico. A nostro avviso se ne uscirebbe solo con misure radicali quali sarebbero le dimissioni dell’attuale Csm e una riforma globale che separasse le carriere, istituisse due Csm e li eleggesse per sorteggio.”



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