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Intelligence e geopolitica del dopo Afghanistan

scritto da: Adolfo Tasinato | segnala un abuso

Intelligence e geopolitica del dopo Afghanistan

Il ritiro delle truppe ha lasciato l’Afghanistan nel caos, e le varie intelligence (fra cui l’israeliana e la britannica) valutano che si stanno operando giochi geopolitici; Stati Uniti ed Europa sono preoccupati che Repubblica Popolare della Cina e Russia “controlleranno” l’Afghanistan. L'analisi di Giancarlo Elia Valori.


Intelligence

GIANCARLO ELIA VALORI 
Honorable de l’Académie des Sciences de l’Institut de France

Il ritiro delle truppe ha lasciato l’Afghanistan nel caos, e le varie intelligence (fra cui l’israeliana e la britannica) valutano che si stanno operando giochi geopolitici; Stati Uniti ed Europa sono preoccupati che Repubblica Popolare della Cina e Russia “controlleranno” l’Afghanistan.
Da quando i talebani hanno conquistato Kabul, l’opinione pubblica occidentale ha cominciato ad affermare che RP Cina e Russia avrebbero tratto vantaggio dal disastroso fallimento degli Usa.
Già il 19, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera e di sicurezza Joseph Borelli ha minacciato: «Non possiamo permettere a Cina e Russia di controllare la situazione in Afghanistan».
Proprio come avevano ritirato le proprie truppe e responsabilità dalla Siria, gli Usa non si sono presi carico degli interessi europei in entrambe le occasioni, ed il problema dei rifugiati è sempre ricaduto sul nostro Continente, in quanto il Paese a stelle e strisce è impegnato nella costruzione dei muri messicani.
La russa «Izvestia» ha citato Andrej Kortunov, direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali, dicendo che se il cosiddetto “controllo” di Russia e Cina porta stabilità in Afghanistan e impedisce l’emergere di rifugiati, l’Europa dovrebbe trarne vantaggio.


Joseph Borelli ha lanciato quell’ “avvertimento” in un discorso ai parlamentari europei. Ha detto che i Paesi occidentali hanno ritirato urgentemente i loro diplomatici dopo che i talebani hanno preso il potere, mentre Russia e Cina rafforzeranno la loro presenza in Afghanistan nel prossimo futuro. Non chiuderanno le ambasciate colà, ma amplieranno la loro presenza. Questo cambierà l’equilibrio geopolitico. «Dobbiamo lavorare con i nostri alleati, gli Usa e il Regno Unito, per intensificare gli sforzi diplomatici».
Una tale voce può essere ascoltata anche negli Stati Uniti. Fox News ha riferito che il membro del Congresso repubblicano degli Usa Charles Chabert ha affermato il ritiro di Biden darà alla RP Cina un punto d’appoggio più forte nella regione e ostacolerà gli interessi statunitensi all’estero. “La Cina ne trarrà vantaggio. Lo hanno già fatto. Questa è una tragedia e la pagheremo per diversi anni, decenni”.
Il settimanale tedesco «Focus» ha riferito che gli Usa ed Ue non sono disposti a rinunciare alla loro influenza geopolitica nella regione. Dopo essersi consultato con i ministri degli Esteri degli Stati membri, Joseph Borelli ha affermato che l’Ue è disposta a dialogare con i talebani. Gli Usa non sono solo preoccupati per i giochi politici, ma anche per le vere “perdite”.
Secondo la Reuters, l’amministrazione Biden sta valutando la possibilità di distruggere i depositi bellici statunitensi con attacchi aerei per il timore che le proprie armi lasciate in Afghanistan vengano utilizzate dai talebani o da gruppi militanti per attaccare gli Usa medesimi, o essere consegnate agli “avversari” come RP Cina e Russia.


«La dichiarazione di Borelli è sorprendente» ha commentato la Novosti. Essa ha riferito che il vice ministro degli Esteri russo Aleksandr Gruško ha affermato che sebbene l’esercito statunitense si sia ritirato dall’Afghanistan, l’Occidente considera ancora questo Paese come un obiettivo politico. E nel gioco a somma zero, gli stessi afgani sono considerati gli ultimi in classifica. Leonid Slutsky, presidente della Commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato russa, ha confutato che qualsiasi affermazione secondo cui «la Cina e la Russia si dividono l’Afghanistan» è un tentativo di distogliere l’attenzione dal fallimento della politica occidentale in Afghanistan. «Ciò che l’UE non dovrebbe mai fare è continuare a perdonare il comportamento a rischio ed egoista degli Stati Uniti».
Il «South China Morning Post» di Hong Kong ha riportato che il consigliere di Stato cinese e ministro degli Esteri Wang Yi ha ammonito in una conversazione telefonica con il Primo segretario di Stato e segretario di Stato per gli Affari Esteri Dominic Raab che l’Afghanistan non dovrebbe essere utilizzato come arena geopolitica.
I russi hanno commentato inoltre «che negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti e l’Europa hanno speso miliardi di dollari in Afghanistan. Questi soldi potevano trasformare completamente questo Paese in un giardino, ma è diventato invece un inferno. È tempo che i Paesi occidentali accettino la realtà che la situazione in Afghanistan è diventata un simbolo del crollo dell’ideologia occidentale dell’esportazione della democrazia a forza di bombe».
Gli Usa e l’Ue sono preoccupati a causa della Cina: ma cosa ne pensano i talebani?
La Reuters ha riferito che il portavoce dei talebani Sohail Shahin ha dichiarato in un’intervista che la RP Cina ha svolto un ruolo costruttivo nel promuovere la pace e la riconciliazione in Afghanistan, e l’Afghanistan accoglie con favore il contributo della RP Cina alla ricostruzione dell’Afghanistan.


E gli alleati? Boris Johnson ha aspettato 36 ore prima di parlare con Biden. Secondo un consulente senior per gli affari europei presso l’International Institute of Strategic Studies di Londra, è in dubbio che Biden abbia il coraggio di rispondere alla prova dei russi o dei cinesi, perché ora la credibilità degli Usa è a livello zero.
Questa sfiducia è particolarmente grave tra Usa ei suoi alleati europei. Diversi funzionari e diplomatici europei hanno dichiarato alla CNN di essere rimasti scioccati dalle osservazioni di Biden. Biden ha affermato che l’unico interesse della Casa Bianca in Afghanistan fosse eliminare i terroristi che hanno attaccato gli Usa e prevenire ulteriori minacce al territorio statunitense. Ma ora l’Europa è preoccupata per le conseguenze umanitarie e politiche del massiccio afflusso di rifugiati. Come ha affermato un funzionario dell’UE: «Quando gli Usa hanno cambiato posizione sulla Siria, hanno innescato una crisi in Europa, non nel loro Paese». E così è avvenuto per l’Afghanistan. Gli Usa hanno rotto, e i cocci li prende l’Europa, come al solito.
Il «Daily Telegraph» britannico ha scritto che in un momento critico, Biden ha ignorato le telefonate del primo ministro britannico per 36 ore, provocando un putiferio nell’opinione pubblica.
Il rapporto afferma che alle 22:00 del giorno successivo di quando Kabul è stata conquistata dai talebani, il premier britannico ha cercato di contattare Biden per telefono, ma non ha parlato fino a 36 ore dopo. Dopo aver risposto alla chiamata, Johnson ha esortato Biden a non rinunciare all’intervento in Afghanistan, ovviamente in risposta all’affermazione di Biden che la missione degli Usa in Afghanistan non era di costruzione della nazione.
L’US Political News Network ha affermato che un ex premier conservatore del Regno Unito ha descritto questa situazione come “inimmaginabile” nelle precedenti amministrazioni, compresa quella Trump. Un diplomatico britannico crede che Biden non sia così indifferente alla Gran Bretagna, è meglio dire che Biden sta cercando di minimizzare il tutto ed evitare di chiamare leader stranieri. A parte Johnson, l’unico leader straniero con cui Biden ha parlato da domenica scorsa è la cancelliera tedesca Angela Merkel.


La rivista americana “Foreign Affairs” ha commentato che la crisi afghana non solo ha rivelato il grave fraintendimento di Washington sulla situazione in Afghanistan, ma, cosa più inquietante, ha indotto gli attuali ed ex funzionari europei e l’opinione pubblica a chiedersi se i governi europei e altri alleati americani possano dar fiducia a ualsiasi governo Usa, che si tratti dell’amministrazione Biden o del futuro governo repubblicano.
Migliaia di persone aspettavano con ansia davanti al cancello dell’aeroporto internazionale di Kabul, mentre gli afgani con documenti di viaggio si accampavano fuori dai checkpoint talebani e dal filo spinato.
«The New York Times» ha descritto la scena ha scritto ironicamente che il comandante militare americano sta negoziando ogni giorno con il personale talebano per garantire che gli sfollati possano raggiungere l’aeroporto. Un funzionario afgano ha dichiarato all’Associated Press che secondo il capo negoziatore dei vincitori, Serajuddin Haqqani, i talebani hanno raggiunto un accordo con gli Usa e non intendono prendere alcuna decisione sul nuovo governo prima del ritiro totale delle truppe degli Usa.


L’amministrazione Biden è stata messa in discussione non solo a causa della caotica ritirata. «The Wall Street Journal» ha rivelato che più di 20 diplomatici americani in Afghanistan avevano inviato un telegramma interno al Segretario di Stato Tony Blinken il mese scorso, avvertendo che Kabul rischiava di cadere tra i talebani poco dopo la scadenza per il ritiro delle truppe americane. Questo telegramma classificato fornisce la prova più chiara fino ad oggi, indicando che l’amministrazione Biden ha ricevuto un avvertimento in anticipo che l’esercito afghano potrebbe non essere in grado di fermare l’offensiva dei talebani.
La CNN ha commentato che la Casa Bianca stava facendo fronte alla sua più grande crisi da quando Biden è entrato in carica. Un assistente del presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha affermato che ella aveva chiesto alla Casa Bianca di tenere diversi briefing sull’Afghanistan, tra cui un video-briefing pubblico per tutti i membri della Camera e il giorno dopo uno faccia a faccia a porte chiuse. Questo perché gli Usa non avevano iniziato a evacuare gli afgani che hanno aiutato gli Stati Uniti nel periodo in questione, diventata il problema di estrema preoccupazione per i membri del Congresso.
Il britannico «The Economist» ha pubblicato un editoriale in cui affermava che la disastrosa sconfitta in Afghanistan è stata un duro colpo per lo status degli Usa. Per cui non sorprende affatto che Washington non sia riuscita a trasformare l’Afghanistan in una democrazia, nel momento in cui non ha prestato soccorso nemmeno agli sparuti afgani che avevano prestato fede alla “missione” statunitense.
La costruzione di uno Stato a propria immagine e somiglianza è difficile e quasi nessuno immaginava sin da principio che l’Afghanistan sarebbe diventata la Svizzera, per le ragioni che ho riportato in alcuni miei precedenti interventi.
Però Biden – che recentemente si è pure addormentato mentre il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, gli stava parlando faccia a faccia – si sarebbe dovuto ritirare da quel Paesi in modo responsabile e ordinato, oltre al fatto che non ha nemmeno mostrato alcuna preoccupazione per gli interessi sia del popolo afgano che di quei cittadini che credevano nel Grande Paese.

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