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HIV: la pandemia torna a correre tra i giovani Se ne parla poco eppure, complice il Covid-19, la situazione non è più sotto controllo. Test e screening da soli non bastano: bisogna combattere lo stigma

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19 ottobre 2021 - La pandemia da HIV, contenuta dalle scoperte della scienza, non ferma la sua corsa anche a causa dei rallentamenti nei servizi di assistenza e di prevenzione causati dalle diverse ondate del Covid-19.


19 ottobre 2021 - La pandemia da HIV, contenuta dalle scoperte della scienza, non ferma la sua corsa anche a causa dei rallentamenti nei servizi di assistenza e di prevenzione causati dalle diverse ondate del Covid-19. Il risultato è che si contagiano sempre più persone e sempre più giovani e questo stride con quanto annunciato precedentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aveva fissato per il 2030 la debellazione totale della diffusione dell’HIV. Ebbene: con 38milioni di persone sieropositive nel mondo e poco meno di 2milioni di nuove diagnosi solo nel 2020, il termine difficilmente sarà rispettato. 

Occorre fare qualcosa al più presto: occorre riportare al centro della discussione l’HIV e questo compito spetta sia ai media, sia soprattutto alle istituzioni sanitarie, chiamate a scrivere i nuovi percorsi sanitari per questi pazienti che, grazie ai nuovi farmaci, sono sempre più cronicizzati.

Per questi motivi Motore Sanità ha organizzato il webinar dal titolo: ‘FOCUS TOSCANA - HIV: UNA PANDEMIA SILENZIOSA. COME LIMITARNE LA DIFFUSIONE’. Obiettivo fare il punto sull’attuale situazione e sul futuro della prevenzione diagnosi e cura dell’HIV nella regione in oggetto. 

La Lega Italiana per la Lotta all’Aids (LILA) fa test in modo continuativo, ha dichiarato la dottoressa Sabrina Bellini, Presidente LILA Toscana. Si tratta di un grande sforzo, in termini di mantenimento di questo servizio, al fine di scoprire il 90% del sommerso in relazione a quelle persone che ancora non sanno di aver contratto l’HIV. Tale obiettivo, a sua volta, consentirebbe di fare entrare questo 90% nei percorsi di cura e avere il 90% di carica virale azzerata tra le persone che vengono seguite, con un conseguente miglioramento della loro qualità di vita. A questo importante aiuto che può dare il territorio però, per quanto riguarda le Associazioni, ci vogliono dei budget dedicati. Per quanto ci riguarda, siamo riusciti solo quest’anno ad avere una convenzione con l’Asl per i servizi di test e screening. Prima lo abbiamo fatto auto supportandoci. In tutto questo lo stigma è ancora molto presente e qui si apre uno scenario più ampio. Non basta solo fare informazione, occorre lavorare tanto in termini di educazione. Noi cerchiamo di dare input a livello di sensibilità personale, che permettano di vedere le cose in un modo diverso. Le Associazioni sono molto attente e competenti su questo fronte e sul territorio siamo uno specchio importantissimo. Certo, i piani sono tanti e si intersecano e ampliare le occasioni di screening serve come supporto alla possibilità di creare una cultura diversa. Se però da una parte è bello poter fare il test anche dal dentista, dall’altra se mi vergogno, non riesco ad abbassare la paura e lo stigma, non posso nemmeno rendere pienamente fruibile un’opportunità di ampliamento della possibilità dello screening. C’è da tenere presente tutte queste cose. Ruota ancora tutto su come viene percepito l’HIV. È importante capire e far comprendere che l’HIV e l’AIDS non sono la stessa cosa.



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