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Trafficante di virus: il film ispirato alla vicenda giudiziaria di Ilaria Capua non convince appieno

scritto da: Arrigomo | segnala un abuso


Un’occasione persa. Questo è ciò che ho pensato all’uscita dall’anteprima di Trafficante di virus, il film liberamente ispirato alla vicenda giudiziaria della nota virologa italiana Ilaria Capua ed al suo libro. Un materiale così vibrante, in cui tutti i peggiori vizi del Bel Paese, tra cui le surreali inchieste giudiziarie, fortunatamente scoppiate come bolle di sapone, le situazioni imbarazzanti in cui i nostri valenti ricercatori sono costretti a lavorare a causa degli irrisori fondi stanziati per la ricerca, la burocrazia che frena ogni tentativo di aggiornarsi, svecchiando l’apparato universitario, non è stato trattato con la necessaria dovizia. Evidenti buchi di sceneggiatura, dialoghi poco incisivi, resi ancor più clamorosi dal fatto che la esordiente regista Costanza Quattriglio ha avuto la collaborazione di una valente donna di cinema come Francesca Archibugi. Malgrado la bravura della protagonista Anna Foglietta il film non convince. La dolorosa vicenda legata all’accusa di aver illecitamente trafficato con virus potenzialmente pericolosi per la salute umana era palesemente assurda, ma si sa  che con la giustizia in Italia si creano corto circuiti incredibili, basti pensare al Caso Tortora. Si sarebbe potuto fare una pellicola molto più di denuncia, sulla scia delle grandi opere di Rosi e invece si è rimasti indecisi nel racconto che oscilla tra la vita privata della virologa, qui chiamata Irene e la vita dei ricercatori e le loro difficoltà ad operare in vetusti laboratori. Un vero peccato! Una vicenda così articolata meritava certamente di più. Non ultima la diatriba sul fatto che una donna così brillante sia l’ennesimo esempio della difficoltà ad emergere nel mondo del lavoro rispetto ai colleghi maschi, e agli apprezzamenti che un barone universitario le fa ad un convegno scientifico e ai quali Irene risponde per le rime. Tante idee, tanti spunti ma incapacità di sfruttarli appieno. Resta comunque l’encomiabile idea di portare sullo schermo una vicenda così importante, il che giustifica in ogni caso la visione. 



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