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I nuovi timorati di Dio nelle nostre future sinagoghe

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I nuovi timorati di Dio nelle nostre future sinagoghe


L'intento di questo nostro lavoro nasce dal fatto che nelle nostre chiese cristiane il culto non è più avvertito come una vera e spontanea predisposizione del cuore ad amare Dio e l'altro come se stesso, per cui è opportuno rifarci ai timorati di Dio che, nella chiesa delle origini, avevano alto il senso della riverenza e del rispetto verso Dio.

Sotto questo profilo in questo contributo ci accingiamo a rilevare i tratti essenziali della loro identità socio-cultuale, affinchè, sul loro esempio, anche noi oggi possiamo divenire dei veri timorati di Dio nelle nostre future sinagoghe cristiane.

Identità dei timorati di Dio

Identità socio-culturale

Gli incirconcisi

Una delle caratteristiche che connota i timorati di Dio nella chiesa delle origini è appunto il non essere circoncisi:

Nella chiesa primitiva comunque il «timorato di Dio» è un pagano secondo l'accezione giudeo-palestinese perchè appunto non circonciso.

Essi figurano in At 13,16.26 accanto ai Giudei, ai quali Paolo predicava la Parola di Dio:

Si alzò Paolo e fatto cenno con la mano disse: «Uomini di Israele e voi timorati di Dio (φοβούμενοι), ascoltate. 26. Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio (φοβούμενοι), a noi e stata mandata questa parola di salvezza (At 13,16.26).

Si evince che i timorati di Dio sono pagani che si diversificano dai loro fratelli giudei, perchè non sono circoncisi. Accanto ai giudei circoncisi stava prendendo piede questo gruppo che si contraddistingueva dai giudei per la profonda fede in Cristo e per il fatto che non erano circoncisi.

Era viva in loro la predisposizione ad avere fiducia in Dio e a viverla a livello personale, per cui non importava loro essere circoncisi. Secondo la testimonianza di Luca in At 11,3 i giudei circoncisi, fedeli alla legge di Mosè, rimproveravano Pietro di essere andato a pranzare con i pagani incirconcisi (timorati):

Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: “«Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!» (At 11,2-3).

Pietro rispose loro che anche sui pagani incirconcisi scese lo Spirito Santo e che, per questo motivo, furono battezzati (At 11,15-17). Anche ai pagani incirconcisi (timorati) Dio dette il dono della conversione e del battesimo nello Spirito. Infatti egli era entrato in casa di Cornelio “uomo giusto e timorato di Dio” (At 10,22), e, nel mentre annunciava a tutti i presenti pagani e giudei la buona novella, vide scendere sia sui giudei che sui pagani, lo Spirito Santo.

Rispetto a Pietro Paolo scelse di andare a predicare tra i pagani incirconcisi, viste le frequenti opposizioni e bestemmie che gli rivolgevano i giudei circoncisi (At 18,6).

Allontanatosi dai giudei circoncisi, Paolo entrò in casa di Tizio Giusto, un pagano incirconciso, il quale, credendo nel Signore, si fece battezzare (At 18,8).

I giudei circoncisi, inaspriti dall'atteggiamento di Paolo che, secondo loro, predicava un culto contrario alla legge mosaica, lo condussero in tribunale davanti al proconsole Gallione per accusarlo di ciò (At 18,13).

Alla luce di ciò si evince che veniva costituendosi il gruppo dei timorati di Dio in seno alla chiesa delle origini, e che man mano esso cresceva sempre di più. Il fattore di tale crescita risiede nella fede in Cristo: “Proprio perchè Paolo non richiede la circoncisione, ma la fede in Cristo, i sebómenoi si uniscono a lui”.

Un'altra testimonianza l'abbiamo con Flavio Giuseppe, il quale attesta che, oltre ai Giudei, figurano “quanti adorano Dio (σεβόμενος τόν θεόν)” Secondo Kratz l'espressione σεβόμενος τόν θεόν, “adoratore di Dio”, designa un pagano che ha simpatia per la sinagoga pur senza osservare tutta quanta la torà, soprattutto senza sottoporsi alla circoncisione (Ios. Ant. 14,110).

Flavio Giuseppe si riferisce a quei pagani che adorano Dio in Spirito e verità. Essi compiono un culto spirituale verso Dio, dove l'elemento che li contraddistingue, rispetto ai giudei circoncisi, è la fede in Dio, a motivo della quale essi perpetuano l'originaria fede di Abramo: “I timorati di Dio è un gruppo incentrato sull'alleanza di Abramo”. Sono, se così possiamo dire, i nuovi profeti che coltivano la dimensione cultuale del timore di Dio; dimensione che poi essi vivono a livello personale.

Nel midrash, relativo al libro del Deuteronomio, viene attestato che esistevano dei non giudei che, sebbene non osservassero la circoncisione, riponevano una grande fiducia nell'unico Dio.

Nella Mekiltà di Rabbì Ismael gli stranieri vengono equiparati ad Abramo che, incirconcisi come lui, sono amati da Dio perchè hanno aderito al Signore per servirlo e per questo entreranno a far parte della sua alleanza per sempre.

Norme sui cibi: precetti noachidi

I timorati di Dio, oltre a non essere circoncisi, osservavano la legge noachide anche per quanto riguarda l'alimentazione:

Questo nome si applica, sembra, a tutti coloro che, pur non appartenendo né alla società, né alla religione israelitica, vivono tuttavia in regola con la loro coscienza osservando la legge noachide, sia che abitino con Israele in Palestina, sia che si trovino in qualunque altro paese e nel contesto di altre religioni.

Il testo biblico, a cui il timorato di Dio (noachide) fa riferimento per la sua alimentazione è dapprima Atti 15,20 e poi Atti 15.29. In At 15,20 Giacomo appunto ritiene che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue.

Questo discorso di Giacomo, in ordine alla alimentazione dei noachidi, ricevette la sua ratifica da tutti gli anziani e da tutta la chiesa.

Tale ratifica, consegnata a Giuda e a Sila sotto forma di lettera, ha confermato la precedente dichiarazione di Giacomo: Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene (At 15,28-29).

Come ebbe a dire Renan “la legge imposta dalla Chiesa delle origini ai neoconvertiti dal paganesimo era pressappoco l'insieme dei precetti noachidi”.

Questi precetti, ordinati dalla chiesa di Gerusalemme, “cui si credeva fossero tenuti non soltanto i giudei ma tutti gli uomini, di qualunque etnia”.

La chiesa delle origini quindi approvò le quattro clausole che corrispondevano a quel minimo che la legge mosaica (Lev 17,10-14;18,6-18.26) richiedeva, per la loro purità rituale, agli stranieri residenti in Israele e corrispondevano pure ai cosiddetti precetti noachidi (Gen 9,4), valevoli per tutti gli uomini, secondo la teoria rabbinica (Sanh. 56b).

In queste 4 clausole, ratificate dalla chiesa di Gerusalemme, si riflette il testo biblico sul quale si fonda la proibizione fatta al noachide, per quanto riguarda l'alimentazione che è il seguente: «Tutto quel che si muove e ha vita vi servirà come nutrimento. Però non mangerete nessuna carne con la sua anima, con il suo sangue» (Gen 9,3-4).

Alla luce di ciò si deduce che i timorati di Dio non sono tenuti a consumare jl sangue: Nella forma del testo qui considerata lo si intende di solito in relazione al divieto veterotestamentario di consumare sangue, che compare nell'antichissimo comandamento dato a Noè (Gen 9,4) e ripetuto in codici successivi (Lev 7,26.27; 17,10-14; Det 12,16.23).

In linea con Rabbi Hanania ben Gamaliel ai timorati c'è il duplice divieto quello del sangue e quello della carne così tagliata (…).

La proibizione del sangue sembra costituire l'unico oggetto del precetto, poiché implica logicamente quella riguardante la carne dell'animale vivo. È noto peraltro che il sangue è chiamato altrove «l'anima dell'animale»: «Guardatevi dal mangiare il sangue, perchè è l'anima e non mangerai l'anima con il corpo» (Dt 12,23).

Il fatto di impedire ai timorati di mangiare la carne degli animali offerti agli idoli e di quelli soffocati richiama il topos della polemica cristiana contro i sacrifici degli animali offerti agli idoli.

Tale polemica era in bocca ai profeti (Geremia, Isaia) e poi continuò nella chiesa delle origini con l'annuncio della buona novella da parte di Pietro e Paolo, che propagarono il nuovo culto spirituale in Cristo, ponendo fine alle offerte sacrificali delle carni degli animali:

La questione acquista un'importanza del tutto particolare se si pensa alla storia del cristianesimo ai suoi albori. Questa discussione rabbinica si collega strettamente a quelle che ebbero luogo nella chiesa delle origini in tema di proibizione del sangue, o della carne degli animali soffocati.

Secondo la testimonianza di Luca negli Atti degli Apostoli i nuovi credenti pagani in Cristo, cioè i nuovi timorati di Dio, hanno l'obbligo di osservare i precetti noachidi, escluse le normative alimentari che abbiamo visto nella sezione precedente: “solo si ordini loro di astenersi dalle sozzurre (ἀλισγημάτων) degli idoli, dalla impudicizia (πορνείας)” (At 15,20).

Dal discorso di Giacomo si evince che i nuovi pagani, credenti in Cristo, non hanno l'obbligo di osservare la Torah, né di circoncidersi, come i giudei, ma solo di:

astenersi “dalla contaminazione con gli idoli” (ἀλίσγημα τῶν εἰδώλων). Con tale espressione s'intende la consumazione di carne immolata secondo una modalità cultuale pagana (v. 29) e, inoltre, la partecipazione a banchetti cultuali pagani (1 Cor 10,20ss).

astenersi dalle relazioni disordinate. Il sostantivo πορνεία indica “la fornicazione, la prostituzione”. Frequenti erano nella società del tempo le unioni illegittime con le prostitute o le relazioni extra-coniugali:

“Causa fondamentale della prostituzione è la concezione greca della vita, che considera il rapporto sessuale tanto naturale, necessario e giustificato quanto il mangiare e il bere (…). All'uomo, anche sposato, era consentito avere una relazione extra-coniugale, purchè non vulnerasse il matrimonio ufficiale; invece alla donna sposata era vietata qualsiasi relazione extraconiugale”.

Ai giovani maschi greci erano consentiti le relazioni sessuali con le prostitute.

Sebbene la frequentazione dei postriboli non era vista di buon occhio, Platone permette il commercio con le prostitute, purchè questo avvenga nell'anonimato e non in maniera pubblica.

I rapporti extraconiugali aumentavano anche per la mancanza di cultura da parte della moglie, per cui il marito trovava nella prostituta ciò che non gli dava la moglie.

Di fronte a questa situazione ai nuovi timorati di Dio viene ordinato da Giacomo di evitare la fornicazione, intendendo con questa il divieto “di matrimoni fra persone con gradi di consanguineità vietati per i giudei (Lev 18,6-18)”.

Il battesimo

Nella chiesa delle origini era diventata ormai prassi comune battesimale, quella impartita da Giovanni il battista.

E' il caso di Apollo e di alcuni discepoli di Paolo. Apollo era ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni (At 18,25).

Similmente i discepoli di Paolo che si trovavano a Efeso conoscevano solo il battesimo di Giovanni, non avendo mai sentito parlare di quello dello Spirito (At 19,1-3).

Udito ciò, Paolo spiegò loro che “Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù” (At 19,4).

Paolo aveva fatto capire loro che il battesimo di Giovanni era propedeutico a quello di Gesù, perchè egli annunciava la imminente venuta di Cristo, il quale battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Dopo aver loro spiegato questo, i discepoli si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini (At 19,5-7).

I pagani che, come Apollo, si erano convertiti a Cristo, conoscevano solo il battesimo di Giovanni. Paolo si pone, in un primo momento, sull'orma del battesimo di penitenza di Gv il battista, dal momento che egli scongiurava i pagani a convertirsi a Dio:

Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, scongiurando Giudei e greci di convertirsi a Dio (At 20,20-21).

Sull'orma del Battista anche Paolo predica un battesimo di conversione ai Greci, in modo tale che diventino poi credenti in Cristo : “e di credere nel Signore nostro Gesù” (At 20,21).

La fede in Cristo è preceduta, nei timorati di Dio, dal battesimo di penitenza, cioè dalla conversione.

Alla base della conversione dei greci sta la buona novella del Signore Gesù, perchè i greci, entusiasti della predica del kerygma da parte di Pietro, furono persuasi dalla sua Parola e si convertirono (At 11,20-21).

Paolo, rivolgendosi ai timorati di Dio e agli uomini di Israele, spiega che il precursore del nuovo battesimo di Gesù fu Gv il battista che predicava un battesimo di conversione, in vista della venuta di Gesù:

Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali. Fratelli, figli della stirpe di Abramo e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di salvezza (At 13,25-26).

Al suo arrivo a Filippi Paolo continuò a predicare la buona novella del Signore e a Lidia, timorata di Dio,“il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo” (At 16,14).

La conversione del cuore di Lidia avviene per iniziativa del Signore, a cui segue l'ascolto della predica di Paolo.

Si evince che al fondamento dell'ascolto della Parola di Dio sta una vera e propria conversione del cuore, grazie al quale la timorata di Dio si accinge ad ascoltare il kerygma e ad essere battezzata nello Spirito Santo.

Vediamo quindi che il battessimo di penitenza, o meglio la conversione del cuore, è alla base dell'ascolto della predicazione di Paolo e del nuovo battesimo nello Spirito.

E' volontà del Signore, come si evince dalle parole di Pietro in At 15,9.19, che i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede.8.

E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e 9.

non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. 19.

Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani (At 15,7.9.19).

Durante la sua prigionia Paolo, a seguito di un terremoto che scosse le fondamenta della prigione, colse l'occasione per predicare la buona novella al carceriere, dopo averlo ammonito a credere nel Signore per essere salvato insieme alla sua famiglia.

Anche qui la condizione per aderire alla fede è la conversione del cuore.

Il carceriere si convertì con tutta la sua famiglia e, come pegno di questa conversione del cuore, Paolo gli “lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi” (At 16,33).

Ancora una volta il battesimo di penitenza, predicato dal Battista, diventa la condizione sine qua non per una autentica somministrazione del battesimo nello Spirito.

Paolo, secondo la testimonianza di At 21,24.26, compiva la purificazione dei peccati a quattro uomini e poi fatta insieme con loro la purificazione (ἁγνισθεὶς), entrò nel tempio per comunicare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata presentata l'offerta per ciascuno di loro (At 21,26).

Il verbo ἁγνίζειν, sebbene sia “usato soltanto in senso traslato”, nel caso specifico sembra riferirsi alle aspersioni rituali mediante l'acqua purificatrice e “alla durata delle prescrizioni levitiche sulla purità (cfr. LXX Num 19,12)”.

Davanti al re Agrippa Paolo attesta che ai pagani predicava la conversione, improntando un atteggiamento conforme a questa: “e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione” (At 26,20). La conversione è antecedente sia alla loro decisione di aderire al piano di Dio, che alla loro conseguente prassi di vita.

Nel discorso di Pietro a Cornelio si evince che la fede in Cristo permette la remissione dei peccati, la quale si ottiene tramite il suo nome: “chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome” (At 10,43). La remissione dei peccati è il porto sicuro per coloro che hanno fiducia in Cristo, al cui nome si sottomette ogni potestà.

La carità

Il timorato di Dio si contraddistingue dai proseliti per la carità che mostrava ai poveri.

La figura esemplare è quella di Cornelio che “«faceva molte elemosine» (ποιῶν ἐλεημοσύνας πολλὰς) al popolo” (At 10,2).

Il termine greco ἐλεημοσύνη, significante “la compassione, l'opera di bene, l'elemosina” indica “non tanto il sentimento della compassione, bensì l'opera di bene”.

Viva era in Cornelio la pratica dell'elemosinare, tanto che un uomo di splendidi vestiti gli disse: “Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio” (Atti 10,31).

La pratica dell'elemosina caratterizza l'identità propria del timorato di Dio in Cornelio, perchè non solo viene contrassegnato, alla maniera di un sigillo, il suo duplice onere verso Dio e verso il prossimo, ma viene siglato anche il suo ricordo in eterno.

Risuonano nella pratica elemosinante del timorato Cornelio le parole di Gesù, volte a dimostrare che chi cerca il regno di Dio avrà una mercede sovrabbondante, perchè accumula tesori nel cielo,dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perchè là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6,20-21).

In relazione alle parole di Gesù, il timorato di Dio, facendo elemosina ai poveri, accumula tesori in cielo, perchè le opere che lui compie rimarranno indelebili nella mente di Dio. Rimarranno indelebili perchè non verranno cancellate dal suo cuore, in quanto le opere buone che Cornelio ha compiuto sono copie concrete di quanto egli ha nutrito all'interno di se stesso.

La sequela della Parola di Dio

L'ascolto della buona novella produsse nei credenti in Dio la sequela di Paolo e Barnaba: Sciolta poi l'assemblea, molti Giudei e proseliti credenti (σεβομένων) in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio (At 13,43).

L'annuncio del kerygma da parte di Paolo comportò nei timorati, credenti in Dio, la sequela di Paolo e di Barnaba, i quali, a loro volta, li ammonivano a non rifuggire dalla grazia di Dio, perchè è stato Dio che, di sua iniziativa, ha voluto che così avvenisse.

Sotto questa angolatura la sequela dei timorati va di pari passo con la perseveranza, perchè non è possibile seguire la Parola di Dio senza continuare ad essere costanti nel serbare la grazia di Dio.

La persistenza nella grazia di Dio alimenta la loro sequela alla Parola di Dio, perchè la grazia rappresenta per loro il nutrimento dell'anima, senza la quale non diviene possibile a loro imitare e realizzare ciò che l'apostolo ha loro ammonito.

 

Cinzia Randazzo


Fonte notizia: http://www.coeconews.com/2013/06/24/i-nuovi-timorati-di-dio-nelle-nostre-future-sinagoghe/


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