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Uso dei farmaci generici in età avanzata

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Il Prof. Fumagalli risponde alle domande in merito all’uso dei farmaci di marca e di quelli generici nei pazienti anziani. 

L’uso dei farmaci generici in età avanzata è un argomento di grandissima attualità e di grandissima importanza.

La differenza di bioequivalenza tra alcune formulazioni, questo famoso 20% in più o in meno che bisogna assolutamente considerare, incide particolarmente negli anziani. Gli organismi cambiano con l’età, si invecchia, si diventa più suscettibili a tutto ciò che può alterare un equilibro, perché cambiano le nostre funzioni da punto di vista respiratorio, cardiovascolare, renale ed epatico. Cambia quindi anche la capacità di assimilare o meno i principi attivi dei farmaci assunti.

Parlando di reni e di fegato si osserva come con l’aumentare dell’età la funzione renalediminuisca: la possibilità di allontanare sostanze non solo tossiche ma anche altre sostanze, come i farmaci e i loro metaboliti, è quindi minore con il passare degli anni.

La percentuale di insufficienza renale nei pazienti anziani progressivamente è maggiore rispetto a pazienti giovani.  Se prendiamo un parametro che si usa generalmente in clinica e cioè quanto si depura il sangue per unità di tempo: sono 90 ml al minuto in pazienti giovani che diventano 65 circa in età avanzata. Questo equivale a dire che un paziente anziano perde già un 15/16% di possibilità di eliminare i farmaci.

Stesso fenomeno accade per il fegato. Il fegato diminuisce di struttura, diminuisce quindi la possibilità di metabolizzare un farmaco, tanto che a un certo punto la potenza del fegato si riduce del 40% passando dall’età giovane all’età anziana e molto anziana. Questo può esporre il paziente a problemi nel caso di assunzione di determinati farmaci: per esempio certi sonniferi di larghissimo uso, che solitamente vengono somministrati per tenere tranquilli i pazienti possono, a dosi che utilizzeremmo senza problemi in età adulta, dare in età avanzata effetti collaterali molto importanti come  il delirio.

Cosa ne possiamo dedurre?

In virtù del processo di invecchiamento  e del più o meno 20% su cui si fondail principio di bioequivalenza  potremmo trovarci ad avere pericolosi accumuli di principio attivo oppure paradossalmente anche ad avere poca concentrazione di farmaco. Lo sviluppo di effetti collaterali nei pazienti incrementa con l’aumentare del numero delle prescrizioni, il paziente anziano ha sicuramente più patologie: pensiamo ad un paziente con infarto, per esempio infarto non complicato, a fine cura dovrà assumere Betabloccante, molto spesso ACE Inibitore o Sartano, Aspirina, se ha fatto l’angioplastica il Clopidogrel, la Statina. Cinque farmaci per una sola patologia. Altri punti importanti sono l’aderenza e la persistenza al trattamento, dal momento che spesso i farmaci non vengono assunti nel modo giusto, nella posologia prevista e nei tempi idonei. Molta attenzione quindi va prestata a come la specialità viene identificata, a come anche semplicemente nei blister vengono indicati i giorni della settimana, se il prodotto è mono somministrazione, le ore del giorno e così via. Un non appropriato utilizzo dei farmaci può essere responsabile dello sviluppo di effetti collaterali anche gravi, e mortali, come spesso accade di constatare nel pronto soccorso.

Direi che questi sono alcuni punti importanti, dobbiamo ancora considerare certe cose che ci fanno vedere la complessità del problema e quindi di come sempre più, nel fare il nostro lavoro, la prescrizione e l’attenzione siano più che mai importanti quando si tratta di prescrivere farmaci delicati con grandi possibilità terapeutiche ma con grandi rischi in soggetti che hanno un equilibrio, un’ omeostasi, come si dice in termine tecnico, ridotta come nei soggetti di età avanzata.

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