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Le leggende di Otranto

scritto da: M-ICT | segnala un abuso


 I b&b a Otranto sono sempre pieni e accolgono frotte di turisti attirati da un paesaggio suggestivo e fuori dal tempo. Otranto, però, è anche fornita di un patrimonio narrativo vastissimo, che si confonde tra narrazione storica e leggenda, conferendo ulteriore fascino e mistero al posto.

La prima storia che voglio raccontare ha pochissimo di cronaca e tantissimo di leggenda e si correla allo stemma araldico della città: lo scudo idruntino è rappresentato da una torre cinta dalla base fino ai merli da un serpente nero che la avvolge. La torre, ancora presente nella zona sud – est della città, un tempo ospitava un presidio militare e rappresenta, di fatto, l’unico elemento reale della leggenda relativa all’effige cittadina. La leggenda, invece, narra di come un serpente, penetrato fino al vertice della torre che fungeva da faro, bevve tutto l’olio utilizzato per alimentare l’illuminazione, causandone lo spegnimento. Una delle interpretazioni più dibattute è quella che vuole la torre rappresentare l’intera città, la lampada ad olio le ricchezze della stessa e il serpente avido di olio starebbe a simboleggiare la copiosità di risorse dell’entroterra otrantino; ovviamente si tratta di interpretazioni che prendono il là da congetture non supportate da fonti precise.

Un’altra intrigante leggenda della città è quella relativa alla statua che oggi troneggia all’interno della Cappella della Madonna dell’Altomare. Sempre stando a quanto si racconta, la statua venne sottratta dall’esercito turco durante il drammatico assedio del 1580. Una donna idruntina, resa schiava presso il Califfo in seguito all’attacco, implorò la riconsegna della statua, rinunciando in cambio a qualsiasi pretesa di liberazione. La statua, a bordo di un’imbarcazione priva di equipaggio, varcò il Canale d’Otranto e fece ritorno al porto di appartenenza.

Anche la religione miscela con sagacia narrazione e leggenda, generando culti a metà strada tra la devozione e il radicamento delle tradizioni; è questo il caso delle vicissitudini di San Pietro che, a quanto si racconta, sbarcò a Otranto e da lì iniziò la sua opera di conversione in Italia.

Hotel e b&b a Otranto sono sempre pieni, i turisti accorrono e dal punto di vista commerciale forse non c’è alcun bisogno di sostenere un’opera di valorizzazione culturale della città, la quale può giovare di un territorio naturale incredibile; tuttavia visitare un luogo significa anche entrare in contatto con il suo spirito e dunque conoscere le storie e miti di Otranto rende la città ancora più affascinante.


Fonte notizia: http://www.ilgiardinodeltiglio.it/


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