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L’architettura del Salento

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 Il Salento ha le sue peculiarità che lo rendono immediatamente riconoscibile e che lo caratterizzano sotto il profilo architettonico e dell’urbanistica. Sebbene il paesaggio presenti una serie di costruzioni di stili, epoche e funzioni del tutto differenti tra loro, il filo conduttore di ognuna di esse è rappresentato dalla pietra leccese, elemento centrale della cultura edilizia locale. La stragrande maggioranza di edifici e reperti sono costituiti con questa roccia, caratterizzata da proprietà fisico-chimiche che la rendono eccezionalmente malleabile e facile da lavorare.

Gli edifici più rappresentativi sono le masserie, i dolmen e i menhir, le opere in stile barocco. La masseria in Salento non è semplicemente una struttura, in quanto essa rappresenta un pezzo di storia locale ancora vivo e significativo, che oggi viene reinventato e trasformato in uno dei motori del turismo salentino. Si tratta di strutture depositarie della tradizione contadina che da sempre incarna lo spirito dei residenti, propone uno stile di vita a contatto con la natura e con le tipicità della terra, al di fuori dalle produzioni odierne basate sulla massificazione dei consumi e sugli OGM. Parallelamente, la masseria in Salento si propone come un simbolo forte di un retaggio fatto di politiche stentate, di una popolazione ostaggio della borghesia latifondista, di un passato basato sulla cultura della sopravvivenza. Era, infatti, intorno alle masseria che la vita economica delle piccole città salentine prendeva forma, orientata verso una politica economica strettamente dipendente dai raccolti occasionali, incapace di organizzare programmi a lungo termine e zavorrata dal latifondismo, unica logica conosciuta e accettata fino alla seconda metà del secolo scorso. Per questo agriturismi e b&b che da lì si sviluppano, diventando cuore pulsante della nuova economia leccese fondata sul turismo, hanno oggi il sapore del riscatto sociale di un’intera cultura, che può finalmente sorridere.

Dolmen e menhir sono la testimonianza più profonda di una narrazione antichissima, che trae le sue origini addirittura in epoca Neolitica, a cui risalgono le prime (di una lunghissima serie) invasioni da parte di popolazioni straniere. Da una parte i grandi megaliti significano fascino ancestrale e misterioso, dall’altro sono manifesto di una lingua di terra da sempre sottomessa all’invasore e che intorno alla non-indipendenza ha saputo configurare la propria multiforme cultura.

E poi c’è il Barocco, il grande protagonista dei fasti della Terra d’Otranto, con le sue forme inesplicabili, i suoi schemi spezzati e reinventati, le sue sinuose forme che impreziosiscono la città di Lecce e non solo, stagliando su uno sfondo di miseria e fatiche l’impetuosa maestosità delle sue chiese, dei suoi palazzi, della sua nobile provenienza.

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