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Giuseppe Antonello Leone- Decano delle arti figurative

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Giuseppe Antonello Leone- Decano delle arti figurative


E’una personalità di primo piano nel panorama culturale non solo campano ma nazionale, un uomo di grande cultura e dalla grande umanità. Decano dei maestri delle arti figurative, artista poliedrico, pittore scultore ceramista, tra i massimi maestri del futurismo, movimento artistico- letterario del novecento. La sua biografia è lunghissima e prestigiosa, 70 anni e più dedicati all’arte e alla sperimentazione di tecniche avanguardiste, allo studio, agli impegni politico-sociali, lotta contro l’analfabetismo. Nasce a (AV) Pratola Serre piccolo centro sull’Appia Antica il 6/7/1917. Ancora infante, presso la bottega artigianale del nonno, considerato un tuttofare e del padre ebanista, impara ad usare gli attrezzi del mestiere, materiali per decoro e i primi rudimenti del disegno quegli stessi che da adulto gli permetteranno di esternare la innata passione per l’arte. La sua indole irrequieta alla continua ricerca del nuovo, associato al contesto politico dell’epoca , lo portano ad allontanarsi dal paese natio. Viene così mandato ad Avellino a frequentare la scuola d’arte e mestieri e poi a Napoli dove si diplomerà a pieni voti in Ceramica al Regio Istituto d’Arte e in pittura all’Accademia delle Belle Arti, dove, ha come maestri P. Gaudenti, M. Maccari, E. Notte, A. Monteleone. Di quegli anni il maestro Leone ama ricordare la figura del maestro Settimio Lauriello come un personaggio aperto alle sperimentazioni delle avanguardie, in particolare del Futurismo e il suo incontro con Marinetti, avvenuto proprio ad Avellino, l’occasione fu una «performance» di Marinetti che come ricorda Leone indicò dimensioni nuove costruendo suggestioni nuove con il fumo di una sigaretta. Nel 1939 conoscerà Maria Padula, pittrice dal forte temperamento e dall’impronta figurativa.,che allora frequentava i primi anni dell’Accademia. Ne nascerà un amore e un sodalizio nell’arte e nella vita. Nel 1940 espone alla XXII Biennale di Venezia (segnalato terzo) con un affresco, “Le nuove Città” ( detto affresco , la BIENNALE di Venezia l’espone nello stesso anno a Zurigo “ Mostra dei pittori e scultori italiani “). Nel 1940 vince la borsa di studio “Domenico Morelli” all’ Accademia di Belle Arti di Napoli. Partecipa, insieme con Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Carlo Levi, Tommaso Pedio, Concetto Valente, al movimento di riscatto culturale che negli anni ’50 interessa la Lucania e tutto il Mezzogiorno, diventa un meridionalista «indigeno originario di Montemurro», come di lui diceva Leonardo Sinisgalli È presente con Remigio Claps, Francesco Ranaldi, Carlo Levi, Luigi Guerricchio ad una retrospettiva di pittori lucani organizzata a Napoli nel 1957. Durante la stagione del Neorealismo italiano, espone in numerose mostre nazionali e internazionali; nel 1961 realizza, su incarico del Ministero del Lavoro, l’allestimento del Padiglione IRI Italia ’61 a Torino ed espone in quell’occasione , tra l’altro “la Dea Trifase”, scultura collocata poi nel Centro IRI “ANGIFAP” Napoli. Nel 2002 la “Dea Trifase” sarà sistemata in una piazza a San Giorgio a Cremano-Na- Tra il 1966 e il 1979 dirige gli Istituti d’Arte di Potenza, di Cascano, di Sessa Aurunca (Caserta), di San Leucio (Caserta) e l’Istituto Statale d’Arte “Boccioni” di Napoli. È uno degli artisti di maggior spessore del panorama lucano. Partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali e sue opere sono esposte in musei, chiese ed edifici pubblici. Tra i maggiori riconoscimenti ricevuti ha ottenuto il secondo premio alla mostra del ''Paesaggio irpino'' ad Avellino nel 1941; il 1° premio a Potenza alla mostra del ''Risorgimento lucano'' nel 1948; partecipa al Premio Mirò a Barcellona nel 1970; realizza medaglie per la zecca dello stato tra cui la medaglia commemorativa per il bimillenario virgiliano, coniata dalla Zecca nel 1981 e riceve il Primo Premio alla Mostra di ceramica di Ischia (1991), dal 1988 è socio corrispondente della società Nazionale di Scienze, lettere e Arti in Napoli. Autore di significative opere pubbliche, importanti anche per le diverse tecniche usate: affresco, mosaico, ceramica maiolicata, vetrata, graffito: le formelle in bronzo della Via Crucis nella Chiesa di S. Pietro in Camerellis di Salerno, due grandi pannelli per la facciata dello stadio “Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni, affreschi a Benevento presso la Rocca dei Rettori e a Spinoso presso la Chiesa della Madonna Assunta; il ciclo dei mosaici della Chiesa del Seminario di Sessa Aurunca e presso la Chiesa di Sant'Antonio di Corleto Perticara (Pz); vetrate presso il Duomo di Benevento e collezioni private; graffiti polistrato: ''Il circo'' presso casa Ricotti, Potenza e ''Ovo Matematicus, omaggio a Leonardo Sinisgalli, presso il municipio di Montemurro (Pz) , tre dipinti nella Chiesa di Sant’Anna a Potenza, pannelli in bronzo per la porta centrale del Duomo di Messina. Nel 2007 dona alla città di Napoli la scultura in bronzo “Il gallo” posizionata a Castel dell’Ovo in una suggestiva finestrella ad arco, incorniciata dal cielo di Napoli, con vista sul mare e sul Vesuvio. La sua espressione artistica si è evoluta tra i due estremi del racconto figurativo, trasfigurato da un personale surrealismo tragico e l’amore dei recuperi, attraversati da una potente ironia verso il consumismo postindustriale. Il tutto è sempre governato da una forte capacità di trasfigurazione delle forme e da una incomparabile maestria tecnica. Hanno scritto sulla sua attività di artista, critici d’arte noti in campo nazionale e internazionale. Adriana Ferri

cultura | arte | pittura | Salerno | Adriana Ferri |



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