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I Settanta Anni Dell' UDI nel messaggio del Presidente Sergio Mattarella

scritto da: Micro961 | segnala un abuso

I Settanta Anni Dell' UDI nel messaggio del Presidente Sergio Mattarella


Unione Donne in Italia - 1945- 2016 Il Presidente Sergio Mattarella ribadisce con un messaggio personale, in occasione del XVI congresso nazionale dell'Associazione, i valori fondanti e l'importanza storica delle battaglie condotte dall'Unione Donne In Italia “Volevamo cambiare il mondo” e vogliamo continuare a farlo” Femminicidio, schiavitù, immigrazione e cittadinanza europea, guerra e pace, integrazione, lavoro e autodeterminazione, tra i temi affrontati nella tre giorni di lavori congressuali dell’UDI. “Sono passati settanta anni da quando si svolse a Firenze nel 1945 il Congresso che, dai gruppi di difesa della donna, diede vita all’UDI e in quello stesso anno venne finalmente riconosciuto il voto alle donne, realizzando così compiuta democrazia. La memoria delle battaglie condotte richiama oggi il dovere di una costante partecipazione alle vicende del Paese per inverare quotidianamente i valori alla base della nostra convivenza civile. Nella certezza che dai lavori e dal confronto delle vostre idee potranno scaturire spunti di riflessione nell’interesse della nostra comunità formulo a tutte voi i più sinceri auguri di buon lavoro”. Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Matterella ha salutato il XVI Congresso nazionale dell’UDI – Unione Donne in Italia – che si è concluso lo scorso 8 maggio a Roma. Messaggi importanti e affettuosi sono arrivati anche dalla Presidente della Camera Laura Boldrini e dalla Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, che nel suo messaggio inviato alle donne dell’UDI ha ricordato come il loro Congresso rappresenti “una straordinaria occasione di confronto e discussione sul presente e sul futuro dell'Unione Donne in Italia. Queste ricorrenze conferiscono al vostro appuntamento un significato ancora più profondo, che permette di guardare al futuro consapevoli del contributo che il movimento delle donne ha dato e ancora potrà dare alla qualità della nostra democrazia, al consolidamento delle nostre istituzioni, alla partecipazione nella costruzione dell'agenda politica dell'Italia”. Sulla ricorrenza dei 70 anni dal voto si è soffermata pure la Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha sottolineato come esso “costituisce un importante momento di riflessione sulla funzione del femminismo ai nostri giorni, da analizzarsi attraverso le tappe lungo le quali si è sviluppato il processo di emancipazione delle donne italiane”. Anche se, ha precisato la Presidente Boldrini, “c’è ancora molto da fare perché venga riconosciuto alle donne ciò che è delle donne; il loro valore, la loro storia e tutte le conquiste raggiunte verso l’eguaglianza”. Una tre giorni di dibattito vivo e confronto acceso, che ha sviscerato a 360 gradi tutte le questioni legate del mondo viste con sguardo di donne e del femminismo in cui UDI è da sempre parte attiva. “Fare un congresso non è cosa semplice – ha ricordato la Responsabile Nazionale UDI Vittoria Tola salutando la folta platea del Congresso - e non lo è in particolare per un’associazione di donne che lavorano in modo volontario e senza mezzi se non quelli che noi investiamo in questa passione. Donne che già sostengono le loro molteplici attività locali e nazionali, pagano la loro partecipazione quando vengono a Roma o partecipano a iniziative nazionali. La nostra ambizione è e rimane, se la vogliamo dire con la battuta fulminate del personaggio di Meryl Streep in ‘Suffragette’, non protestare ma fare la legge. In tutti i sensi. Mentre siamo costrette tutti i giorni a protestare nonostante tutte le nostre conquiste. A partire da leggi che stanno dimostrando da tempo di essere sempre più svuotate. Lo vediamo con la legge 194 sempre più inapplicata da coloro che la dovrebbero rispettare, legge che abbiamo voluto come uscita dalla clandestinità, quella che faceva morire d’aborto le donne. La libertà delle donne - ha Vittoria Tola - è in cammino, anche se faticosamente, in tutti i continenti e le forme di restaurazione che vediamo dimostrano che un ordine storico, politico, culturale è stato messo in discussione e cerca di reagire. Tutto questo ci interpella come femministe soprattutto in un momento storico come questo in cui, anche tra di noi, le differenze passano per molte strade e siamo divise da molte questioni come ci dice Colonia o la maternità surrogata. Sulla violenza contro le donne voglio solo ricordare l’enorme lavoro che abbiamo dovuto fare noi, in questi decenni, per farla emergere dalla cronaca nera o dai delitti passionali, per mostrarla nel nostro mondo come una fenomenologia strutturale dei rapporti di potere degli uomini nelle nostra società. Dobbiamo pertanto ricordare che il soggetto politico del cambiamento non sono solo le donne, ma è il femminismo come pensiero e pratica delle donne per leggere il mondo e trasformarlo. Decidere insieme dove resistere, contrastare contrattaccare un potere spesso invisibile o imprendibile. Non so se ce la faremo, ma penso che noi abbiamo il dovere, e mi rivolgo a tutte noi, il dovere storico di aprire il dibattito su questi temi che aiuti il passaggio di una eredità politica di grande valore a quante più donne possibile. Soprattutto alle giovani donne! Native e migranti. Cittadine del mondo!”. Nei tanti interventi delle donne UDI, arrivate al Congresso dalle sedi di tutta Italia, si è sottolineata l’urgenza di un agire politico mirato ai problemi del mondo attuale partendo dalla cultura femminista. Quella cultura che è linfa vitale dell’UDI sin dalla sua nascita voluta dalle madri della Repubblica italiana. E che oggi è linfa vitale dell’agire sul campo di migliaia di donne, che nell’UDI continuano ad avere un insostituibile punto di riferimento politico. Tra i numerosi interventi ricordiamo quelli di Marisa Ombra e Marisa Rodano, di Luciana Romoli, Alessandra Bocchetti, Daniela Brancati, Stefania Cantatore, Daniela Dioguardi, Rosanna Marcodoppido, Valentina Muià, Rosangela Pesenti, Laura Piretti, Elisa Veronesi e tante altre. Molte le rappresentanti istituzionali presenti al Congresso, unitamente alle donne di altre associazioni come Simona Lanzoni della Fondazione Pangea e rappresentante per l’Italia a Strasburgo del GREVIO, gruppo di esperti/e per il monitoraggio della Convenzione di Istanbul. E ancora Rosa Mendes, presidente di NO.DI, Ozlem Tarikulu, presidente dell’Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia, Susan Diku a nome delle donne congolesi, Kadra Jama, donna somala che vive a Parigi, oltre alle rappresentanti della Casa Internazionale delle Donne, della CGIL, della UIL e artiste come Serena Dandini. Tutte hanno sottolineato l’importanza di interloquire con l’UDI: si vince solo con una unità di azione, si è detto, che dia forza all’agire delle donne in tutti i luoghi dove c’è bisogno di modificare la realtà delle cose. Un altro mondo è non solo possibile ma sta arrivando. Anche se la strada è ancora tutta in salita. 37 donne uccise, tra cui 3 bambine, nel 2016. E siamo solo a maggio. La “lista orribile” presentata al XVI Congresso UDI mostra chiaramente come il fenomeno femminicidio non sia in remissione. Numeri che sono il tragico risultato di politiche parziali ed emergenziali. Numeri ai quali bisogna aggiungere quelle donne che non sono morte ma non hanno più una vita. Eppure il colpevole non verrà tecnicamente considerato assassino. Una strage che non si ferma perché mancano le risposte necessarie sul piano politico e culturale a partire dalla natura e consistenza reale del fenomeno. Violenza sulle donne ma anche collaborazione e condivisione con la commuovente testimonianza di Ribka Sibhatu, del Coordinamento eritreo per l’intercultura, che ha denunciato la drammatica realtà in cui vivono le donne in Eritrea, dove tortura e schiavitù sono la norma. E dove moltissime donne non riescono a usare i canali umanitari che sono ad uso esclusivo dei rifugiati politici. E ancora difesa della 194, educazione di genere, precariato, maternità surrogata, nuove politiche del lavoro a partire dalla piattaforma “Corpo-Lavoro”, volta ad coordinare le politiche di conciliazione e di welfare da un punto di vista generale, locale e familiare. Solo l’interconnessione di questi “welfare” può portare ad un percorso di genitorialità, femminile e maschile, che si possa ben conciliare con l’organizzazione della vita lavorativa. Due le mozioni votate all’unanimità nel corso del Congresso. Una sulla necessità di una legge sulle statistiche di genere e problematiche che stanno investendo l’ISTAT e che hanno allontanato dal suo incarico Linda Laura Sabbadini. E un’altra sulla questione della schiavitù. Da ricordare anche le parentesi artistiche che hanno movimentato il XVI Congresso UDI. A cominciare dalla proiezione del documentario “Io vado… all’UDI”, realizzato da Ilaria Scalmani, che ha come fulcro le interviste a due storiche partigiane e protagoniste dell’associazione: Marisa Rodano e Marisa Ombra, entrambe presenti al Congresso. E il docufilm “Non si può vivere senza una giacchetta lilla” diretto da Novella Benedetti, Chiara Orempuller e Valentina Lovato, che racconta la vita intensa di Lidia Menapace. E poi due momenti musicali, con “Sebben che siamo donne”, canti di donne nella storia per splendide voci di Susanna Buffa, Isabella Mangani, Sara Marchesi e Stefano Donegà alla chitarra. E “Il Giardino della Pietra Fiorita”, ensemble di organetti diretta dal Maestro Alessandro Parente con la straordinaria voce di Valentina Muià. L’ultima giornata congressuale è stata dedicata allo Statuto, modificato per permettere a tutte le sedi UDI di costituirsi parte civile nei processi al fianco delle vittime di violenza, e all’organizzazione interna dell’UDI. Quindici le donne elette dal Congresso nel Coordinamento nazionale, dopo la riconferma di Vittoria Tola quale Responsabile nazionale UDI affiancata da Laura Piretti, anche lei eletta Responsabile nazionale.

Quirinale | Presidente Repubblica | UDI |



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