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Intervista a Cosimo Cinieri

scritto da: Gianna | segnala un abuso

Intervista a Cosimo Cinieri


Perchè le grandi voci della letteratura e della poesia oggi sono da voi convocate per ritrovare il senso comune dell'Unità d'Italia?

Dai grandi poeti che hanno invocato l'Unità dell'Italia nasce un movimento rivoluzionario. Rappresentano ieri come oggi, identità autentiche, forza di vivere e di cambiamento, voci che risultano quanto mai appropriate in questo pantano di oggi. Con Irma Palazzo, con la quale collaboro dal 1978 aprendo la strada alla teatralizzazione della poesia, abbiamo scelto di evocare anche il loro percorso per questo evento che aggiunge un significativo apporto alla Celebrazioni dell'Unità d'Italia e celebra - come spettacolo scelto dall'Unesco - la Giornata Mondiale della Poesia.
Si tratta di un racconto che parte da lontano, dalla nascita della lingua italiana, testimonianza di una discendenza da culture fondanti l'umanità dell'Occidente e collante determinante per l'unità. Questa lingua unificante cominciò lentamente il suo cammino. Abbandonò il vecchio latino, lingua dell'impero ancora vigente nell'ufficialità, cercò abiti nuovi, suoni diversi, lampi espressivi. Uscì all'aperto, diffondendosi nei nuovi secoli, sbocciò nelle valli e sui monti, trovò a poco a poco una forma, una regola, una sapienza artistica. Finalmente cominciò a sgorgare attraverso il cratere della genialità dei poeti. Il desiderio di esprimersi spinse la poesia, che dimorava sotto le stratificazioni dialettali, verso l'alto. L'Italia è nata anche dalla sua lingua che i poeti, precursori da sempre di ogni azione umana, hanno creato, amato, curato, trasmutandola in sentimenti, suoni emozionanti, immagini evocate.

Rapportandola all'oggi che cosa può esprimere e insegnare la poesia?

La poesia in tutte le sue forme è testimonianza dell'essere uomo che si interroga e naviga nel pianeta umano. Il poeta ha di suo la capacità di saper gestire le proprie parole attraverso una tecnica che diventa arte e quindi emozione. Il poeta naviga nell'uomo, in se stesso come animale-uomo sul pianeta terra, riesce a vedere "oltre la siepe", a interrogarsi leopardianamente "io chi sono?", "sul suon di lei", la vita.

I protagonisti di questo concerto spettacolo che evoca il difficile viaggio verso una Patria sono: Virgilio, Dante, Petrarca, Alfieri, Leopardi, Manzoni, Foscolo, Carducci... fino a D'Annunzio ... sono stati altrettanto efficaci e motivati i poeti contemporanei?

Una grande motivazione l'ha avuta la poesia dei nostri migranti e dei migranti che arrivando in Italia hanno imparato l'italiano, una poesia che supera, non nei contenuti ma nel suo essere poesia, le divisioni facendo della diversità una ricchezza rapportandosi ad un mondo in cambiamento con lucida serenità. Pensiamo poi alla Beat Generation, un movimento artistico letterario e musicale che si sviluppò negli anni cinquanta e sessanta negli Stati Uniti. Questo movimento modificò non solo la letteratura e la cultura dell'epoca, ma la stessa visione della vita e la coscienza collettiva di una società che portava ancora le ferite causate dalla grande guerra. Questo movimento orbitava attorno a figure come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Borroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti ... poeti che hanno traghettato attraverso la loro cultura e sensibilità l'essere uomo in un contesto moderno. Con lo spettacolo La Beat Generation nel 1978 è iniziato insieme ad Irma Palazzo un lungo percorso che ha aperto la strada alla teatralizzazione della poesia. A dimostrazione dell'importanza della poesia per l'unificazione e la lingua italiana ci sono anche i poeti "migranti" che abbiamo presentato nel 2010 con Viandando qui e altrove e la partecipazione straordinaria di Michiko Hirayama: 22 poeti bilingue che hanno la caratteristica di scrivere nella lingua madre e in quella di adozione.

Qual'è il suo significato di "teatralizzazione della poesia"?

Quando Leopardi scrive " e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude...e tutto ciò che c'è attorno ...e il suon di lei" da sfogo alla forza evocativa della sua immaginazione che va oltre: le parole diventano immagini. Questo è anche il nostro senso di teatralizzazione della poesia dove ciascuno, oltre ad aprire gli occhi su se stesso, è condotto a vedere oltre.

Franco Cordelli l'ha definita sul Corriere della Sera "l'alter ego di Carmelo Bene. Ma è anche, parallelamente a Carmelo Bene, un grande attore per conto suo". Come nacque la vostra collaborazione ?

L'amicizia e la collaborazione nacque, sancita da quanto mi disse un giorno, alla sua maniera : " finalmente in Italia c'è un altro attore..." Nel 1968 feci parte del gruppo di attori che sostenne, alla Mostra del Cinema di Venezia, Carmelo Bene che presentava il suo capolavoro Nostra Signora dei Turchi, a seguito delle furiose e memorabili polemiche che la pellicola suscitò. Sempre con Bene realizzai S.A.D.E e L'Otello, scrivendone anche delle parti. Il nostro è stato dapprima un rapporto "etnico", entrambi pugliesi, ci siamo conosciuti sul set di un film di Franco Indovina. Ci siamo riconosciuti in quanto tali guardandoci negli occhi.

Di frequente i suoi spettacoli sono accompagnati da musica bandistica che le è valso anche l'appellativo di "attore bandito". Perchè questa scelta?


Una scelta che accompagna e asseconda il carattere dei nostri spettacoli: Il Canzoniere Italiano con la Banda dei Carabinieri, Rapsodia per Taranto con fisarmonica, tammorra e banda, Il Poeta è un fingitore da Fernando Pessoa , con due fisarmoniche, Italia mia con la banda dell'Esercito Italiano. La Banda come alcuni strumenti popolari per me sono un elemento struggente ed anche di divertimento. Se la musica rock è già apparecchiata e predisposta, conosciuta e condizionante: una "messa", la musica bandistica è un involucro di sensazioni: ebbene si, sono un attore-bandito!


Fonte notizia: http://blog.libero.it/miaitalia/


cosimo cinieri | unità d'italia | irma immacolata palazzo |



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