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LA BREVE STORIA DI FOLLONICA SCRITTA DA LUCA TOGNACCINI, SECONDO ANGELO PULPITO E FABRIZIO BIONDI

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LA BREVE STORIA DI FOLLONICA SCRITTA DA LUCA TOGNACCINI, SECONDO ANGELO PULPITO E FABRIZIO BIONDI


“Follonica Futura come sarà? Intanto gustiamoci assieme la Follonica di oggi, come l’ho vista io nel corso della mia vacanza di luglio 2016, al Bagno Roma con la sua oramai mitica terrazzina sul Golfo dal sapore vagamente cubano, dove chiunque sorseggi un ottimo ron contemplando l’orizzonte, riscopre la sua riposta natura nascosta di antico pirata etrusco che si gode un momento di meritato riposo, avendo vinto, ancora una volta, gli aspri marosi del tristo mondo contemporaneo, reso di nuovo periglioso, non per colpa nostra. Qui, dal centro del Golfo, il colpo d’occhio è impressionante, i 40 chilometri di costa e i 20 chilometri di bocca del Golfo su cui si affollano, a destra, prima l’isolotto di Cerboli un giorno abitato da cervi e munito di fortezza da Gherardo Appiani nel 1401; poi l’isolotto di Palmaiola una volta ricoperto di palme utilizzate dall’Arcivescovo di Pisa pei riti sacri, intorno all’anno Mille, distrutta la sua rocca da parte dei pirati Saraceni, viene ricostruita da Giacomo V Appiani nel 1545; la Corsica appena si vede. A sinistra l’Elba mostra la sua parte orientale, da Punta Calamita al Capo della Vite; e Montecristo, come la ribattezza San Mamiliano, anche lei già sede di un monastero distrutto definitivamente dai Saraceni, anche se del tutto abbandonato dai Camaldolesi solo nel 1553, mentre conserva ancora la prigione da cui fuggì Edmond Dantés per divenire, in Francia, il Conte di Montecristo, ricavata dai Francesi usando un’altra fortezza degli Appiani datata 1458. Sulla costa del Golfo, da destra, in senso orario, vedo la punta del promontorio di Piombino, una volta Poggio dei Mulini a vento e prima ancora Poggio Campana. Sotto c’è il Porto Civile costruito verso il 1930, accanto il Porto industriale dell’Italsider con l’acciaieria, Portovecchio (che Rutilio Namaziano chiama Falesia nel 416, poi dei Pisani, quindi Falexi ed infine Faliegi) ed il porticciolo dei Canali. Segue la Dalmine e la foce del Cornia. Poi Torre del Sale, detta Salivoli per via di un fosso che parte dalla fattoria Bicocchi, ricorda le Saline del Vescovo di Lucca e l’importanza di questo alimento prima dell’avvento dei frigoriferi; la leggenda di San Cerbone vi ambienta l’episodio dei legati pontifici rifocillati dal latte di cerva. (Cerbone compie a Populonia il primo dei miracoli narrati dalla leggenda: catturato dai Barbari Goti e condannato ad essere sbranato da un orso davanti al loro re Totila, lo stesso che rade al suolo e cosparge di sale le fondamenta di Florentia e di Arretium, finì che l’orso non lo aggredì, ma chinò docilmente il capo a leccargli i piedi; lo stesso re colpito da questo evento miracoloso, lasciò Cerbone libero. Il Santo era solito celebrare messa all’alba, nonostante le lamentele dei fedeli, che lo imploravano di scegliere un orario più adatto. Gli stessi diocesani si rivolsero persino a Papa Virgilio, che lo mandò a chiamare affinché giustificasse questo insolito comportamento. All’inizio del viaggio, Cerbone diede di nuovo prova della sua santità: dissetò i messi pontifici con il latte di una cerva avvicinatasi miracolosamente e messasi a disposizione degli illustrissimi ospiti; nella stessa circostanza, guarì alcuni malati di febbre, probabilmente malarica, il che ci conferma della presenza della palude mefitica già durante le invasioni barbariche. Al suo arrivo a Roma, dato che non aveva portato alcun dono per il Papa, chiamò a sé delle oche, che lo accompagnarono obbedienti al cospetto del pontefice. Le oche sono così diventate il simbolo identificativo di San Cerbone e lo accompagnano nelle raffigurazioni iconografiche. Colpito da tutti questi prodigi e dal comportamento insolito di Cerbone, Papa Virgilio gli chiese di celebrare insieme una messa all’alba, assistendo così ad un ulteriore miracolo: al momento dell’eucarestia, un coro di angeli scese ad accompagnare Cerbone nella celebrazione. L’ultimo miracolo riguarda gli ultimi momenti della vita del Santo: Cerbone aveva chiesto di essere sepolto sulla rive del mare stupendo del Golfo, nonostante il pericolo rappresentato dai Longobardi, ed aveva rassicurato i fedeli che nulla sarebbe successo loro. Ed infatti la sepoltura del Santo si svolse protetta da una fitta nebbia calata d’improvviso e per miracolo). Ecco La Carbonifera, dalla spa livornese che vi imbarcava la lignite che arrivava via trenino dalle miniere di Montebamboli, dove riemerge anche il famoso Oropiteco. Torre Mozza, assalita dagli Inglesi durante il dominio napoleonico mentre il sorvegliante si trovava a Vignale, egregiamente sostituito da madre e sorella che sparano col cannoncino e col fucile, dando l’impressione di una solida difesa. La famiglia Baldi fu per questo premiata dalla principessa Elisa Baciocchi Bonaparte e la sorella del guardiano sposerà il giardiniere che Napoleone aveva a Portoferraio durante il suo primo esilio. Poi arrivano i “BIG 33”, gli stabilimenti balneari raggiungono oggi questo ragguardevole numero, estendendosi anche sull’arenile di Senzuno, ultimo colonizzato se si esclude la Colonia degli Anni Trenta; e, al centro del centro, i 14 Bagni Pionieri, simmetricamente disposti al centro del Golfo: Ombretta, Edy, La Torretta, La Pineta, Aurora, Nettuno, Florida, Stella, Ausonia, Orchidea, Roma, Parrini, Eden, Miramare. Subito dietro la maestosa Pineta. A Levante c’è la Gora col ponte che porta a Senzuno, se senza abitanti perché malarico o senza soldi chi ci abita, ancora non è chiaro, ma i suoi abitanti, con grande ironia, al gioco dei rioni, presentano sul proprio stemma un portafogli vuoto in campo verde; poi la bella Colonia sul mare avvolta dalla Pineta, la fiumara del Puntone con vicino la Villa romana e Portiglioni cioè il Porto in rovina. Infine le Cale, la Violina ha la sabbia sonante e la Martina è famosa per la fuga di Garibaldi, il 2 settembre 1849, diretto a Portovenere, come ricorda l’epigrafe scolpita su un masso. Alla foce dell’Alma dovrebbe esserci un porto con castello detto Torre delle Civette perché i suoi ruderi erano dimora prediletta dei notturni rapaci. Chiude il semicerchio terrestre Punta Ala ribattezzata così dall’immaginifico Balbo Volante, che aggiorna la vecchia toponomastica rurale che vedeva l’estrema sua punta prendere nome dall’isolotto più grande ancora più in punta, una Troja mamma dei tre porcellini rappresentati da tre scogli più piccoli semiaffioranti in seguito adorante della mamma grossa. C’è il Castello moderno di Italo, più la torre spagnola di avvistamento dei pirati, nomata Hidalgo, sulla terraferma; una piccola torre degli Appiani in rovina, sulla isola maggiore. Un posto favorevole alle meditazioni se Rutilio Namaziano, nel 416, invece di darci notizie dei fuochi siderurgici ancora attivi sul Golfo, approfitta della bonaccia di Punta Ala per fare considerazioni sulla utilità del ferro ma anche sui delitti commessi col ferro e per l’oro che serve per comprarlo. Nel 1735, poi, è la volta di San Paolo della Croce ad incappare nella ricorrente bonaccia di Punta Troja, e lui ne approfitta per fare ai marinai inattivi ed in attesa del vento una predica così efficace sullo scopo della vita umana, che quando sbarcarono a Piombino, vollero tutti confessarsi, compreso uno che dall’adolescenza aveva completamente abbandonato la fede. Che miracoli può fare un paesaggio bello! Quanta storia scorre su queste onde, penso seduto a un tavolino della “Casa del rum”, in compagnia del titolare Marco Pierini, una laurea in Filosofia conseguita a Firenze e molti altri titoli che adesso tralascio, direttore anche del sottostante Bagno Roma, con cui viene spontaneo domandarsi che cosa ne sarà di tanta bellezza. Quale sarà il futuro della nostra città marittima preferita? Difficile dirlo, senza la palla di vetro.” … (PAGINA TRATTA DA ‘BREVE STORIA DI FOLLONICA’, DI LUCA TOGNACCINI). Luca Tognaccini nasce a Firenze nel 1961 e già all’età di un anno viene condotto da babbo Lido e mamma Maria al Bagno Roma di Follonica, allora guidato dal Follonichese DOC Piero Pierini, già coadiuvato dal piccolissimo figlio Marco che poi verrà amichevolmente ribattezzato come “Subcomandante Marcos”. Da allora, Luca frequenta Follonica tutte le estati, cresce, si laurea in Lettere e Filosofia ed adesso cerca di insegnare Italiano e Storia al Liceo Artistico di Arezzo. Fra le sue letture sotto l’ombrellone, rimane colpito dalla Storia di Follonica di Alfeo Chirici, purtroppo recentemente scomparso, anche lui frequentatore del Bagno Roma, che gli rivela la fantastica storia della Città che lo ospita sulla spiaggia, non solo bella ma anche un luogo dove si produce ferro da ben 3mila anni, dando la sua costa fumosa pei fuochi siderurgici addirittura il nome all’Italia. Luca Tognaccini decide quindi di integrare e aggiornare agli ultimi anni mancanti al Chirici, la Storia di Follonica, aggiungendovi anche la dotta ricerca d’archivio, traducendo latino medievale, del sapiente prete Enrico Lombardi. Il risultato è un libro di storia, rigoroso nell’analisi delle fonti ed esatto nel riportarle, ma di agevole lettura quasi fosse una chiacchierata fra amici sotto l’ombrellone, che era poi lo stile del Chirici, e che negli ultimi anni usa la testimonianza diretta dei Follonichesi dall’autore conosciuti nei suoi 54 anni di frequentazione di Follonica, in primis il grande Aldo Muratori la cui famiglia, dalle Ferrovie Nord di Milano, scese in Maremma per edificare la strada ferrata Follonica – Massa Marittima. SEGUONO ADESSO DUE RECENSIONI AL SUDDETTO LIBRO, DI FABRIZIO BIONDI E DI ANGELO PULPITO: Una storia che parte da lontano, come le storie più belle e sentimentali. Un amore per una città, Follonica, un mare, il Tirreno, una stagione, l'estate, in cui i pensieri sono più liberi e spensierati. L'Autore ha cominciato a conoscere Follonica fin da bambino, grazie ai suoi genitori, e conoscendola, inevitabilmente l'ha anche amata, e questo sentimento è molto chiaro nel suo libro. Crescendo, il sentimento è aumentato, così come la consapevolezza della bellezza di tutto ciò che lo circondava, la storia, la cultura e le tradizioni toscane del grossetano, sovrastata dalle colline metallifere. Partendo poi da un libro sulla storia cittadina di Alfeo Chirici, l'Autore ha deciso di riprendere ed aggiornare la narrazione delle vicende storiche cittadine, scrivendo un libro di assoluto interesse. Complimenti.". (Fabrizio Biondi). ANGELO PULPITO DICE DEL LIBRO: l’amore per Follonica scaturisce un interessante libro su questa località di cui l’autore comincia a descrivere la preistoria con dovizia di particolari. La narrazione scorre gradevolmente , è quasi discorsiva, facile da seguire, molto ricca di particolari storici anche nel proseguire (Follonica etrusca, romana, medioevale…. nell’età moderna… nella prima repubblica….) ed è anche descritto un modello di Follonica del futuro “La Follonica del futuro ci permetterà di fare un bel girotondo del Golfo più bello del mondo?….”. Libro scritto con amore e passione che riesce a trasmettere anche al lettore questo intenso sentimento. Luca Tognaccini, l’autore di questo libro di Storia, nasce a Firenze nel 1961 e dal 1962 frequenta il Bagno Roma di Follonica dove nasce una grande amicizia con il gestore Marco Pierini, laureato in Filosofia a Firenze e molti altri titoli che adesso tralascio. Dalle loro chiacchierate sulla terrazzina della Casa del Rum, sopra il Bagno Roma, nasce questo libro di storia di una città, che l’autore aggiunge alle sue Storia di Arezzo e Storia di Firenze, con l’avvertenza che Follonica, delle tre, è la città dove prima si produce il ferro ad opera dei nostri antenati Etruschi, che danno anche il nome all’Italia, da Aethalia, cioè terra della caligine dei fumi siderurgici che usano carbone vegetale delle vicine foreste. Scritto come raccolta di chiacchierate sotto l’ombrellone, questo libro di storia è assolutamente esatto nella citazione delle fonti, e completo riguardo ai fatti storici che accompagnano i 3mila anni di storia di Follonica, in Maremma, la città che dà il nome all’omonimo golfo, coniugando leggerezza e intenti altamente divulgativi.

Fonte notizia: http://ilmiolibro.kataweb.it/utenti/110398/luca-tognaccini/


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