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MARCO BOTTI LANCIA DA AREZZO L'ULTIMO LIBRO DI GIORGIO FERI SUI 7 COLLI DELLA CONCA ARETINA

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MARCO BOTTI LANCIA DA AREZZO L'ULTIMO LIBRO DI GIORGIO FERI SUI 7 COLLI DELLA CONCA ARETINA


MARCO BOTTI, GIORNALISTA E STORICO, PROMOTORE CULTURALE E COLLABORATORE DELLA FRATERNITA DEI LAICI, LANCIA DA AREZZO L’ ULTIMO LIBRO DI GIORGIO FERI CHE CONTIENE ANCHE LE PRIME IMMAGINI INEDITE SULLE PRIME SCOPERTE ARCHEOLOGICHE AVVENUTE SUL MITICO COLLE DEL PIONTA, ALLA RICERCA DI PASSAGGI SEGRETI, TESORI, RELIQUIE, NECROPOLI ETRUSCHE CHE POTREBBERO FAR DIVENTARE AREZZO LA CAPITALE DELL'ETRUSCOLOGIA MONDIALE. Giovedì 15 dicembre 2016, alle ore 17,30, il Circolo Artistico di Corso Italia 108, ad Arezzo, presentato il libro “I sette colli della conca di Arezzo e Castelsecco - San Cornelio”, nuovo libro a cura di Giorgio Feri edito da Cartaria Aretina. I testi all’interno sono di Giorgio Feri, Marco Botti e Fabio Fusi, le fotografie di Stefano Feri, Marco Botti, Foto Tavanti e Cartaria Aretina, la grafica è curata da Bruno Franchi e l’impaginazione da Icona di Città di Castello. Al capitolo sul colle del Pionta ha collaborato Mauro Mariottini, presidente dell’Associazione Academo “Roberta Pellegrini”. Assieme all’autore sono intervenuti Claudio Santori, Marco Botti, Mauro Mariottini e Bruno Franchi. Da segnalare, durante la serata, l’intervento poetico sopra i sette colli di Santi Cherubini e Filippo Nibbi. Marco Botti osserva che il lettore a questo punto potrebbe osservare che i colli aretini sono molti altri – San Fabiano, Ceciliano, Puglia, Santa Firmina, Sargiano e così via, tanto per citarne alcuni. – Il volume ha tuttavia scelto di concentrarsi solo su quelli che oggi sono pienamente parte della città o lo stanno diventando. A questi si aggiunge un’ottava presenza – in gergo musicale diremmo una bonus track – che è San Cornelio con il suo sito archeologico di Castelsecco, luogo che Vincenzo Funghini alla fine dell’Ottocento immaginò come un tutt’uno con Arezzo, grazie a una improbabile e lunghissima cinta muraria etrusca. Per ogni “poggetto” si è scelto poi di esaminare le parti sommitali con gli edifici, le opere e i personaggi più caratterizzanti. Nel caso di Santa Maria delle Grazie e Santa Flora si è invece optato per i luoghi simbolo, anche se non sono collocati in posizione apicale. Il lettore troverà quindi costruzioni e siti celebri come la cattedrale, la fortezza medicea, l’area archeologica del Pionta, affiancati da un patrimonio meno conosciuto che dalla preistoria giunge ai giorni nostri; in alcuni casi azzarderemmo a definirlo inedito, perché fa la sua comparsa per la prima volta in un libro. Spazio anche ai piccoli grandi dettagli, che possono essere una semplice iscrizione, un antico gioiello, una figura curiosa del passato o l’origine di devozioni ancora oggi molto sentite come quelle per la Madonna del Conforto, la Madonna delle Grazie, San Donato e le sante Flora e Lucilla. Ad accompagnare questo piacevole viaggio una ricchissima galleria fotografica, che racconta la città attraverso vedute esclusive e opere spesso ignote agli stessi aretini. Una pubblicazione che si pone dunque a metà strada tra il testo divulgativo e la guida, con gli obiettivi di sensibilizzare i cittadini al patrimonio che li circonda, far conoscere ai turisti itinerari alternativi di visita e, perché no, suggerire a studiosi e appassionati di storia locale nuovi spunti di indagine e approfondimento. Arezzo è una città che ha la capacità di sorprendere sempre. Il visitatore – italiano o straniero che sia – la raggiunge con l’idea di passarci una mezza giornata per ammirare gli affreschi di Piero della Francesca e il Crocifisso di Cimabue, fare un breve giro in Piazza Grande, visitare il Duomo e la Pieve e quindi proseguire verso altre mete toscane, magari dopo aver assaggiato qualche piatto tipico. Ripartire non è però così facile, perché quello stesso visitatore si rende conto da subito di essere davanti a uno scrigno tutto da scoprire, fatto di angoli pittoreschi, chiese e musei ricchi di opere d’arte e testimonianze di un importante passato, luoghi dove la storia e le storie, i personaggi e le curiosità aspettano solo di essere conosciuti. Questo succede ai turisti di oggi ma capitava anche ai viaggiatori del Grand Tour nell’Ottocento, che hanno raccontato più di una volta il loro stupore, fin dal momento in cui lo skyline cittadino gli si parava davanti all’insellatura di Olmo. A quel tempo Arezzo era ancora quasi del tutto contenuta dalle mura medicee e i colli su cui incideva erano tre: San Pietro, San Donato e Poggio del Sole. Nel secolo scorso la città ha poi lentamente fagocitato uno dietro l’altro il Pionta, il Maccagnolo, fino alle “conquiste” di Santa Maria delle Grazie e Santa Flora, peraltro appena agli inizi. Sette nomi che diventano protagonisti di questo libro, pensato per guardare Arezzo da una visuale diversa, quella delle principali collinette su cui la parte antica e quella contemporanea si sviluppano. “C’è Arezzo come in un album di famiglia sfogliato passeggiando dal centro storico verso i colli circostanti”, afferma Claudio Santori. “È un libro fatto apposta per gli Aretini veri, che non può mancare in ogni studio professionale della Città”, conferma Marco Botti. Stiamo parlando di “I sette colli della conca di Arezzo e Castelsecco - San Cornelio”, nuovo libro a cura di Giorgio Feri edito da Cartaria Aretina. I testi all’interno sono di Giorgio Feri, Marco Botti e Fabio Fusi, le fotografie di Stefano Feri, Marco Botti, Foto Tavanti e Cartaria Aretina, la grafica è curata da Bruno Franchi e l’impaginazione da Icona di Città di Castello. Ma chi è Giorgio Feri? Patron della mitica “Cartaria Aretina”, la cartolibreria sotto i portici del Liceo Classico Petrarca di Arezzo, sforna oramai una pubblicazione all’anno riguardante la propria città natale. Il libro “I sette colli della conca di Arezzo” è stato presentato alla stampa ed alla cittadinanza nel tardo pomeriggio di giovedì 15 dicembre, al Circolo Artistico di Arezzo, nella Sala da ballo stile Belle Epoque, del palazzo Guazzesi sito in Corso Italia. Storie conosciute, inedite e curiose trovano spazio nel testo che, tra l’altro, rende doveroso omaggio all’aretino Enzo Scatragli, il più importante scultore italiano attuale secondo Antonio Paolucci; mentre parla dei colli e dei loro frequentatori illustri passati e presenti. Per il Pionta e per S. Cornelio, poi, sono intervenuti i loro due grandi valorizzatori: Mauro Mariottini Presidente di Academo, che sta conducendo importantissimi scavi archeologici di cui ha fornito foto inedite al Feri; e Giovanni Pelini, dell’Associazione Castelsecco, che cerca di trasformare in parco urbano il colle sconosciuto al 90 per cento degli Aretini, mentre gli altri lo frequentano per il motocross, valorizzando il teatro etrusco che contiene. A tal proposito, il giovane giornalista Marco Botti ha ricordato l’esperienza di Pietrabbondante, in Molise, dove un analogo progetto di recupero ha ottenuto ben 2 milioni di euro di finanziamento dall’Unione Europea, rilanciando l’economia della zona attraverso la cultura. Filippo Nibbi, già collaboratore di Gianni Rodari, ha allietato la presentazione ed il libro con le sue stravaganti poesie che ha recitato in presa diretta. Tra il pubblico, Zenone (alias Emilio Giunchi), noto vedutista naive della città antica e dintorni, sulle orme di Piero della Francesca che raffigura Arezzo da Porta Santo Spirito, nella leggenda della Vera Croce. Parlando così di Arezzo, si è fatta sera, con l’ottimismo della volontà di coloro che lavorano per la Città valorizzandola come superpotenza culturale dalle enormi potenzialità inespresse, come fa Giorgio Feri con questo suo ultimo libro, in attesa di un nuovo interprete e Pigmalione della città postmoderna, come Fanfani lo fu di quella novecentesca.

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