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Art. 18: una decisione politica a favore del capitale e del suo governo

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Art. 18: una decisione politica a favore del capitale e del suo governo La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum sull’art. 18, il più importante dei tre quesiti proposti dalla CGIL. La decisione è arrivata dopo forti pressioni politiche da parte del governo ed ha a sua volta un grave significato politico. La classe dominante non permette più che si voti sulle questioni cruciali che attengono i rapporti fra capitale e lavoro, mentre continua a imporre governi non eletti (siamo al quarto consecutivo). I diritti elementari dei lavoratori – come la reintegra in caso di licenziamento illegittimo - sono calpestati in nome della pienezza dei diritti di una minoranza di sfruttatori e parassiti. Questa decisione mostra chiaramente che la cosiddetta "divisione dei poteri" fra i vari organi della Repubblica è solo un'illusione. La Corte Costituzionale vanificando il referendum sull’art.18 ha soddisfatto il governo, i padroni, il PD e le destre. E' un altro passaggio del processo di trasformazione reazionaria dello Stato, che non si è arrestato dopo il referendum del 4 dicembre. Le sentenze pronunciate dai giudici in questi ultimi mesi in tema di diritti dei lavoratori (processo sull’amianto alla Pirelli, decisione della Cassazione sui licenziamenti) dimostrano a quale legge soggiace il diritto del lavoro nella società borghese: alla realizzazione del massimo profitto, vero motore del capitalismo monopolistico. In nome di questa legge economica fondamentale del capitalismo contemporaneo si sfruttano a sangue, si licenziano e si mandano in miseria milioni di lavoratrici e lavoratori, si saccheggiano le risorse dei popoli dei paesi dipendenti, s’intraprendono guerre di rapina e si militarizza la società per gli interessi delle classi possidenti. I vertici della CGIL hanno illuso i lavoratori di poter riprendere per via referendaria quello che non hanno voluto difendere con la lotta intransigente. Ora annunciano un ricorso alla Corte europea, invece di dichiarare la lotta a oltranza per far cadere il governo reazionario e neoliberista di Gentiloni. E’ l’ennesima dimostrazione del fallimento politico e sindacale del riformismo che predica l’abbandono della lotta di classe per affidare la sorte dei proletari alle istituzioni borghesi, strumento di oppressione dei lavoratori e di garanzia dello sfruttamento padronale. In questa situazione non possiamo certo limitarci ad andare a votare Sì ai referendum approvati su voucher e appalti (se non saranno l’ennesima merce di scambio per la burocrazia sindacale), ma dobbiamo anzitutto ribadire una verità storica: l’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi! Non vi è nessun’altra forza che può sostituirsi al moderno proletariato nella sua funzione rivoluzionaria e trasformatrice. Oggi più che mai la classe operaia, i lavoratori sfruttati hanno bisogno di unità, di coesione e di lotta per respingere la brutale offensiva capitalista e dei poteri della vecchia società borghese, risalire la china e riprendere la strada della rivoluzione e del socialismo, per assicurare che la produzione sia organizzata a beneficio dei lavoratori e non dei profitti di una minoranza di capitalisti. La lotta e l’indipendenza di classe, il fronte unico proletario e un’ampia coalizione popolare sono le armi per difenderci efficacemente dal padrone e dei suoi servi, per sconfiggere la reazione politica e la politica di guerra imperialista. Il Partito comunista è lo strumento indispensabile per la conquista di un governo che spezzi il potere dei capitalisti e dei miliardari con la nazionalizzazione socialista delle industrie, delle banche, della grande distribuzione, della terra posseduta dai latifondisti e realizzi un’economia pianificata basata sui principi socialisti. Rilanciamo la lotta contro i licenziamenti per il profitto e i licenziamenti politici. Ogni licenziamento deve diventare una barricata della lotta di classe! Se toccano uno toccano tutti! Aumentiamo la pressione dalla base per organizzare scioperi duri e unitari a sostegno delle rivendicazioni di classe. Costruiamo Comitati operai e popolari per difendere i nostri interessi. Via il governo Gentiloni, amico dei padroni e delle banche, nemico dei lavoratori! Comunisti, operai d’avanguardia, giovani rivoluzionari, organizziamoci in Partito! 12 gennaio 2017 Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia http://www.piattaformacomunista.com/ teoriaeprassi@yahoo.it

Piattaforma Comunista | comunicato | sentenza art 18 |



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