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DISTRETTO NOLANO, INIZIA LA GUERRA FRA IL MANAGEMENT MENTRE CONFEDERCONTRIBUENTI CONTINUA LA SUA LOTTA PER FAR LUCE SULLE IMPRESE FALLITE ED EVENTUALI ILLEGALITA’ DI GESTIONE

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DISTRETTO NOLANO, INIZIA LA GUERRA FRA  IL MANAGEMENT MENTRE CONFEDERCONTRIBUENTI CONTINUA LA SUA LOTTA PER FAR LUCE SULLE IMPRESE FALLITE  ED EVENTUALI  ILLEGALITA’ DI GESTIONE

Gianni Punzo, uno dei grandi debitori del MPS, acquista spazi a pagamento  per parlare  del CIS-INTERPORTO di Nola ma senza autorizzazione dell’amministratore delegato dott. Sergio Iasi. Le reazione di Confedercontribuenti.

Dopo lo spazio acquistato sul “Il Sole 24 Ore” denunciando l’abbandono da parte delle istituzioni, Mr Gianni Punzo, uno dei grandi debitori del Monte Paschi di Siena,  ci riprova con un altro spazio a pagamento su “Repubblica” con il titolo “Il Distretto CIS-Interporto-Vulcano guarda all’Estero”.

Pare però che tali esternazioni non siano state autorizzate dall’Amministratore Delegato dott. Sergio Iasi che in una nota pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno prende le distanze – “Il suddetto articolo è stato realizzato attraverso l’acquisto da parte dell’autore di uno spazio a titolo personale pertanto i contenuti espressi nel testo non rappresentano la posizione della società”.

Il CIS SpA. di Nola, inaugurato nel 1986, rappresenta il più grande centro commerciale all'ingrosso d'Europa. Alla costruzione del centro, realizzata anche con contributi statali, inizialmente hanno partecipato 200 soci, pagando quote proporzionali ai mq di capannoni che avrebbero ottenuto in proprietà, attraverso un contratto di leasing con scadenza al 31 ottobre 2002. Alla scadenza il  socio era tenuto ad esercitare il diritto di riscatto versando la somma di 9000 euro per ogni 500mq di capannone. Ma con varie motivazioni il presidente del consiglio di amministrazione del CIS SpA Gianni Punzo riesce continuamente a rinviare la data del riscatto.

Nel 2005 il presidente del consiglio di amministrazione del CIS SpA, Gianni Punzo riesce a far  ottenere al CIS SpA da un pool di banche un megafinanziamento di circa  300 milioni di euro a tasso variabile  del 3,60% con relativo acquisto di derivati. Per ottenere questo finanziamento concede alle banche un'ipoteca indistinta su tutto il Centro per 750 milioni di euro. Si iscrive all'Ufficio Italiano Cambi come intermediario finanziario con l'intento di erogare ai singoli soci una sorta di lease back atipico che chiamerà sub-mutuo. Chi voleva  ottenere questo sub-mutuo doveva dare in garanzia e in pegno, il contratto di leasing.

Con questo sub-mutuo di 500 mila euro per ogni 500mq di capannone, garantito pertanto da un'ipoteca di circa 1250000 euro, i soci rinunciano al riscatto e ottengono un finanziamento a tasso fisso del 5,60% in 155 rate mensili con scadenza ottobre 2018. In questo modo finanzia i soci, sia perché molti avevano pagamenti arretrati nei confronti del CIS sia perché molti di essi sarebbero stati spinti ad investire in Interporto SpA per l'acquisizione di nuovi lotti.

Dal 2011 il signor Punzo comincia a non versare più alle banche le rate di sub-mutuo riscosse dai soci giustificando tale scelta col fatto che le banche avevano riconosciuto sul mutuo a tasso variabile l'anatocismo per 30 milioni di euro pertanto  continuava a riscuotere le rate di sub-mutuo dai soci, senza passare ad essi lo stesso beneficio ottenuto dalle banche e anzi concedeva ad Interporto, società in conflitto di interesse con il CIS SpA, finanziamenti per circa 40 milioni di euro e pagava consulenze per circa 10 milioni di euro a famosi studi legali.

Con l'accentuarsi della crisi circa 1/3 dei soci avevano difficoltà a pagare le rate del sub-mutuo e chiedevano una rinegoziazione con allungamento della durata e riduzione dell'importo delle rate che non sarebbe mai stata concessa.

Questo sub-mutuo che il signor Punzo ha erogato, da attente analisi,  risulterebbe nullo perché in violazione al divieto di patto commissorio, per mancanza di causa concreta e non per ultimo per anatocismo e per usura,  come avrebbero denunciato alcuni imprenditori lo scorso anno. A conferma del profilo usurario  ci sarebbe anche un arbitrato vinto per usura.

Delle aziende che facevano parte del più grande centro commerciale d’Europa, 32 sono state oggetto di fallimento, chiesto proprio dal CIS SpA che secondo le esternazioni di Gianni Punzo: - “Il CIS ha sempre assistito i soci dal punto di vista finanziario con interventi costanti riuscendo ad ottenere finanziamenti…”

Oltre alla crisi del settore commerciale proprio questi finanziamenti sarebbero la causa della deriva delle imprese del  CIS SpA.

Da luglio 2016 le banche creditrici del distretto nolano hanno scelto il dott. Sergio Iasi per una nuova governance e nonostante Mr Gianni Punzo sia rimasto presidente e    nonostante l’alta velocità nel gettare fumo negli occhi, l’era dell’uomo solo al comando starebbe tramontando.  

 “Mentre fra il management del Distretto Nolano iniziano le guerre di potere, noi continueremo a pensare alle aziende fatte fallire assieme alla perdita dei  posti di lavoro. Perseguiremo la nostra battaglia penale affichè si faccia luce sull’accaduto.   Continueremo  l’iter giudiziario di grado superiore in riferimento al  rigetto in appello del reclamo contro il provvedimento di omologa dell’accordo di ristrutturazione del debito del CIS SpA con le banche, affinché sia veramente fatta giustizia e chiarezza sui fallimenti e si possa  riprendere l’attività economica.” -  dichiara il presidente nazionale di Confedercontribuenti Carmelo Finocchiaro.

Dall’articolo pubblicato su Corriere Economia si denota una instabilità del gruppo dirigente del Distretto Nolano ma non si comprendono quali siano realmente le prospettive di ricrescita dell’economia.

“Il dott. Iasi faccia chiarezza sul passato ed apra una verifica sui conti della gestione Punzo. Questo significherà dare reale dignità al CIS per una reale ripresa improntata su una imprenditoria sana” – conclude Finocchiaro. 

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