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Eidos at Miart - Hans Hartung: l'evoluzione del segno

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Eidos at Miart - Hans Hartung: l'evoluzione del segno


Sempre più le fiere d’arte oltre ad essere punto di incontro e di scambio tra gallerie e collezionisti, rappresentano un momento di riflessione sulle tendenze del mercato e nel caso di particolare coraggio di alcuni galleristi offrono vere e proprie mostre monografiche, un focus preciso su momenti della storia dell’arte. Il progetto presentato da Eidos Immagini Contemporanee per Miart 2017 (Hans Hartung: l’evoluzione del segno, Hall3-Booth A35) pone l’accento sul periodo centrale della produzione del Maestro attraverso l’analisi di un rarissimo corpus di carte della fine degli anni 40 (le stesse su cui appuntò la propria attenzione la mostra della Tate Gallery a Londra nel 1996) e di tele anni 50 e 60. Lo spettatore potrà così seguire in maniera filologica l’evoluzione di un segno che è inconfondibile. Ma è contemporanea questa ricerca? Ha un senso che non sia solo “compilativo” il presentarla? O è un fuori-luogo, un fuori-tempo di fronte ad un’arte che mostra di volere andare di corsa, di stupire a tutti i costi, superando spesso le regole di equilibrio e rigore che dovrebbero concorre a farla riconoscere come tale. In Hartung il gesto che si apre ampio, l’incisione del segno che mai eccede in furori incontrollati, l’estrema eleganza del colore ridotto a impasti morbidi che nulla lascia al caso sino ad essere consustanziale al gesto, contrappuntano in maniera specifica ogni decennio della sua produzione permettendo in ogni caso alla forma di raggiungere l’equilibrio. E questo è per sempre. Un classico dunque… Il contemporaneo invece cerca e trova la rottura, la trova nella disarmonia, nel rimanere in bilico senza trovare pace, nel lasciare uno spiraglio all’incompiuto, un’ombra di incompreso, nel dare l’impressione di essersi fermato un attimo prima di cadere. Tutto questo avviene anche in Hartung, ma sapientemente prima e fuori. Prima che posi i suoi strumenti sulla tela e fuori dalla carta. In una personale e stoica epochè, mai disturbante, tentando di risolvere la tensione prima, o dopo. Ecco perché lo spettatore avverte questi lavori come un classico senza tempo, intimi come il dialogo del corpo con la coscienza, sospesi ma perfettamente risolti (non inviluppati come l’istrionico continuo salire di Mathieu o il groviglio che mai si dipana di Scanavino). In questo Hartung non racconta storie, non crea attese, non esprime giudizi, neanche quando l’affanno della guerra lo segna per sempre. Ci lascia fermi, forse incantati, a meditare. Eidos Immagini Conteporanee presso Miart, dal 31 marzo al 2 aprile 2017


Fonte notizia: http://www.galleriaeidos.com




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