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GIGI CIFARELLI IN CONCERTO: “VOGLIO PORTARE SERENITÀ CON LA MIA MUSICA”

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Sabato 13 maggio, in occasione dell’inaugurazione della nuova RSA “Naviglio Grande”, il cantante e chitarrista jazz si esibirà in un concerto di solidarietà, offerto da Gruppo Gheron e Med Services, e dedicato alla città di Accumoli.

Quattro cd, decine di componimenti e un percorso musicale che lo ha portato a esibirsi sui palchi più importanti del mondo. Gigi Cifarelli, chitarrista e cantante, sarà il grande protagonista del concerto jazz dedicato alla città di Accumoli, in programma a Corsico sabato 13 maggio alle 18.30. L’evento musicale si svolgerà nell’ambito dell’inaugurazione della nuova RSA “Naviglio Grande” del Gruppo Gheron e MedServices, in via Alzaia Trento 1. Abbiamo fatto una chiacchierata con Gigi per parlare del suo rapporto con la musica e della relazione che può legare un cantante al tema della solidarietà. 
Gigi, specialmente in questa fase del tuo percorso musicale ti sei dedicato a cause importanti, esibendoti in parecchi concerti di solidarietà: quanto è importante per te? 

Molto: ritengo che nella vita di un musicista il ruolo della musica abbia un valore molto maggiore della mera voglia di fare carriera. Non ho mai amato la vita che lo “star system” ti costringe a fare.

A cosa ti riferisci? 

Al non essere più come un artista dovrebbe essere: cioè libero sia a livello espressivo che pratico. Quando sei una “star system” non decidi più tu nulla di ciò che fai e farai.

E tu cos’hai deciso? 

Ho scelto fin da piccolo di essere sempre artefice del mio destino. Fare musica e salire su un palco penso significhi esattamente questo: essere dove e con chi si desidera essere; e quando mi viene chiesto di “esserci”, a iniziative di solidarietà cui vengo invitato, non manco mai. 

Quanto pensi sia forte il legame tra musica e solidarietà?

È importante perché in occasioni come quella di sabato 13 maggio, grazie alla musica, avremo la possibilità di regalare un paio d’ore serene a persone che stanno vivendo una fase particolare della nostra vita, come quella della terza età. Tra l’altro, per me il concerto di sabato avrà un valore simbolico particolare.

Come mai?

Vorrei dedicarlo, oltre alla città di Accumoli, anche a Donato Pierotti, il padre di mia moglie, che ci ha appena lasciati a 85 anni dopo avere dedicato la sua vita agli altri e al loro benessere. Un grande esempio per me e per chiunque lo conoscesse. 

Non è la prima volta, tra l’altro, che suoni alla residenza per anziani di Corsico…

No, mi era già capitato in un’occasione qualche tempo fa e sono felice di ritornarvi per un’iniziativa così importante. 

Oltre alle esibizioni live, insegni musica ai più giovani: come interpreti il tuo ruolo da docente?

Mi piace soprattutto cercare di trasmettere ai miei allievi l’importanza dell’ascolto: la musica è ben altro rispetto a ciò che i media drammaticamente dicono oggi. 

E il rapporto tra scuola e musica com’è?

Purtroppo la nostra scuola non insegna nulla in merito all’arte e non trasmette passioni, e ancor peggio oggi la tv non esprime più esempi da seguire di grande spessore, come avveniva nel passato. 

Nel tuo percorso musicale hai collaborato con grandi nomi della musica leggera italiana come Mina, Fausto Leali, Renato Zero e Tullio De Piscopo, o del jazz internazionale come Tony Williams, Sam Rivers e Brian Auger. Cosa ti piace ricordare di queste esperienze?
Tra i nomi che hai citato ci sono alcuni modelli straordinari, per eccellenza e vissuto artistico: non è possibile rendervi l’idea della gioia che provai nel sapere che proprio Mina, ad esempio, volesse la mia chitarra per i suoi dischi. Oggi invece che modelli musicali ci sono nel nostro Paese? Per non parlare dei reality e dei talent, che hanno rovinato l’onestà intellettuale dello scenario musicale italiano. 


Cosa fare quindi? 

Credo che la musica di oggi debba ritrovare l’autenticità di certi valori, il contatto vero con il contesto in cui cresce e vive: il che significa conoscere, studiare, migliorare e quindi sacrificarsi tanto. La musica deve tornare a essere un fattore aggregante, per le persone: suono dal vivo da 40 anni e fino a 15 anni fa era una festa sempre. Oggi non è più così.

E com’è oggi?

Oggi la musica la si “guarda”, una volta la si “ascoltava”. La differenza tra il passato e il presente sta tutta qui. 



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