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Tra voto elettronico e petizioni online, siamo pronti per la Democrazia diretta?

scritto da: Gcimini | segnala un abuso

Tra voto elettronico e petizioni online, siamo pronti per la Democrazia diretta?


Voto elettronico, petizioni online, bilancio partecipativo e referendum senza quorum sono alcuni degli argomenti più in voga nell’arena politica degli ultimi mesi, specie dopo la proposta di delibera presentata in Campidoglio dalla nuova Sindaca M5S.


Anche al di là delle varie idee politiche quello che mi viene da chiedermi è se siamo effettivamente pronti ad un cambiamento così importante, se le piattaforme tecnologiche possano, già da ora, darci la sicurezza di poter votare in maniera sicura, e se, ovviamente, la maggior parte delle persone del nostro bel paese siano pronte a fare il grande salto verso forme di democrazia che molti si auspicano  più partecipate.

Partiamo da quello che abbiamo vissuto fino ad oggi, abitualmente, infatti , pratichiamo forme di “democrazia rappresentativa”, ossia noi votiamo delle persone che, almeno in teoria, agiscono in nostra rappresentanza per creare leggi nell’interesse di tutti noi cittadini. Il discorso è diverso nel caso della “democrazia diretta”.

Iniziamo innanzitutto dal termine: per “democrazia diretta” intendiamo l'intervento diretto dei cittadini nella creazione delle leggi. Per esempio, quando votiamo ad un referendum, noi facciamo democrazia diretta, anche se limitata ad un singolo argomento. Non si usa tale forma per ogni singola scelta politica semplicemente perché, fino ad oggi, sarebbe stato impossibile far esaminare ogni singola legge a più di 60 milioni di persone. Tutto però cambia con il tempo, anche se spesso non velocemente. 

In Finlandia, tanto per fare un esempio, esiste già un sistema che consente di creare leggi dal basso: chiunque abbia una casella di posta certificata può accedere ad una pagina del governo e scrivere una legge sull’argomento che vuole, legge che una volta completata diventa visibile a tutti e votabile. Se almeno 50 mila cittadini firmano la legge (grazie alle rispettive caselle di posta certificata), essa passa al Parlamento e deve essere approvata o respinta (senza emendamenti) entro 60 giorni. Un sistema funzionale ed esportabile che si scontra, però, in Italia con la scarsità di account di posta elettronica certificata (che qui da noi sono a pagamento, mentre in Finlandia sono gratuiti), rimane poi, ovviamente, la difficoltà più grande che è quella di capire di cosa abbia bisogno la maggioranza dei cittadini più che il singolo elettore.

Creare una buona legge immagino che non sia per niente semplice: deve rispettare  alcuni parametri come l’essere di utilità a più persone di quante ne danneggi, agire positivamente sia nel lungo sia nel breve periodo, essere economicamente “coperta”, deve cioè saper indicare, se ci sono spese, come queste spese intendono essere coperte. Se le nostre leggi sono spesso pessime è proprio perché non sono fatte seguendo questi criteri: privilegiano o piccoli gruppi di persone o cercano solamente il consenso popolare. Se, quindi, la democrazia è già di per sé una faccenda delicata, quando si parla di democrazia e si aggiunge il termine “diretta” la situazione tende sicuramente a complicarsi non poco, e, quindi, ci vuole ancora più attenzione al riguardo. 

Mi riallaccio per questa breve discussione alla proposta della giunta comunale di Roma di riformare lo statuto della città per introdurre strumenti digitali in tema di petizioni popolari online con la possibilità di illustrarle in aula, abolizione del quorum di partecipazione per i referendum comunali, bilancio partecipativo. Ad oggi i militanti M5S utilizzano per le loro scelte interne la piattaforma Rousseau (che rimarrebbe, comunque, esterna al portale di Roma Capitale anche in caso di approvazione della nuova delibera). Altro non è che una piattaforma online riservata le cui funzioni, come specifica il portale, “sono disponibili solo dopo l’identificazione che, oltre all’identità, prevede anche il profilo, ad esempio se eletto o meno, e città di residenza”. Molteplici sono, inoltre, le funzioni della piattaforma tra cui: la possibilità di presentare delle proposte di legge (nazionali, regionali o al Parlamento europeo) ed il fund raising (utilizzati, oltre che per eventi ed elezioni, per garantire il funzionamento della piattaforma e permetterne l’evoluzione verso servizi ancora più partecipativi). Ben lontano dal volermi schierare per un determinato partito o per un altro, è il tema della certezza dell’identità digitale che mi intriga e su cui voglio fare un po’ di chiarezza.

Gran parte dei comuni italiani prevedono già ora sia referendum, sia petizioni popolari nei loro statuti, ma queste forme di democrazia diretta non vengono usate molto spesso a causa di carte comunali datate, risalenti all’era pre-digitale, che non tengono conto dell’evoluzione tecnologica e delle possibilità che essa concede quest’oggi. Ogni nostra scelta come elettori e cittadini, parte e deve partire dalla certezza della nostra identità digitale, sia per pagare online delle multe, sia per controllare le tasse che dobbiamo pagare o per eseguire altri servizi simili. Ci si registra al sito interessato e ci si autentica per effettuare ogni operazione che ci interessi affinché ogni azione sia legata unicamente ed accertata sulla base di chi tale operazione richiede. 

Il futuro, anche se non prossimo, è tracciato e si basa sullo strumento principale per l’identità digitale del cittadino italiano: lo SPID (oggi attivo per più di un milione di cittadini italiani e quasi 4000 amministrazioni pubbliche). Attraverso questo strumento, (che si basa su un sistema di autenticazione forte di livello 2) sarà possibile, per esempio, per un comune che vorrà indire una consultazione popolare online essere certo dell’identità dei cittadini che vi partecipano attraverso un sistema di autenticazione che si basa sul controllo di uno o più fattori (un Pin o una password; una smart card o una carta SIM; un’impronta digitale o della retina). In combinazione con un altro strumento che permette l’identificazione dei cittadini, ossia la nuova Carta d’Identità Elettronica, dotata di microprocessore funzionante anche senza contatti, sarà così possibile verificare l’identità del titolare ed accedere ai servizi richiesti. CIE e SPID in combinazione tra loro sono, quindi, strumenti di "autenticazione forte" che permetterebbero ai comuni di identificare con certezza assoluta i cittadini partecipanti ad una consultazione online.

Gli strumenti di base per aprire il futuro alla democrazia diretta esistono quindi. Il problema successivo che ci attende è quello legato, però, al divario digitale esistente tra la popolazione, molti sono a mio avviso, infatti, quelli che avrebbero difficoltà a partecipare ad una consultazione popolare online. Passeranno anni prima che questo avvenga sicuramente, anche partendo magari prima dalle piccole realtà, per poi passare alle grandi città ed, infine , a consultazioni nazionali quando, e se, esisteranno piattaforme informatiche davvero sicure e certificate, a prova di brogli, con la supervisione di enti e agenzie indipendenti. La strada è intrapresa e la proposta della giunta romana non è priva di fondatezza, ma ci vorrà sicuramente più tempo di quanto è stato programmato.

Gianluca Cimini


Fonte notizia: http://www.gianlucacimini.it


gianluca cimini | voto elettronico | petizioni online | democrazia diretta |



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