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Euro troppo forte, adesso la BCE è nei guai

scritto da: Elleny | segnala un abuso


L'euro si sta dimostrando troppo forte, persino per se stesso. La valuta unica ha raggiunto livelli di cambio che sono ai massimi sul dollaro dall’inizio del 2015. Eppure se guardiamo ai dati storici, dobbiamo sottolineare che oggi la valuta della UE vale molto meno rispetto al biglietto verde di quanto non valesse nel 2008, ovvero prima della crisi. All'epoca infatti per avere un dollaro occorreva sborsare 1,6 dollari. Oggi ne bastano 1,18. Eppure si parla di super-euro e i segnali forex gratis in tempo reale puntano tutti sulla valuta europea.

euroQuestione di punti di vista. Appena pochi mesi fa infatti nessuno si sarebbe aspettato un biglietto verde così debole. Perché alla fini fine il discorso è tutto lì. Non è l'euro a essere forte, ma il dollaro ad essersi deprezzato. Ad inizio anno molti ritenevano probabile che il 2017 sarebbe stato l’anno del dollaro. Era comprensibile visto l'effetto Trump, gli indici di Borsa Dow Jones e Nasdaq da record, la Federal Reserve pronta a spingersi fino a 4 rialzi dei tassi nel corso dell'anno. Il tutto mentre la Bce doveva ancora stimolare l’economia con i tassi zero. Ci aspettavamo un anno durante il quale agli orari apertura mercati forex i compratori del biglietto verde sarebbero stati ovunque più dei venditori. E invece...

Il dollaro spinge l'euro

Il dollaro si sta invece mostrando più debole del previsto. Ed anche in generale l’economia americana sta deludendo, sulla scia di alcuni grossi ritardi sulla tabella di marcia di Trump. Delle riforme promesse dal tycoon non c'è ancora traccia.

Tutto questo rischia di creare delle complicazioni alla BCE. Già perché la strategia di Draghi per uscire da due anni di politica monetaria ultraespansiva puntava anche sulla debolezza dell'euro. Invece con una valuta così forte cala il costo delle importazioni e anche l’obiettivo di inflazione (fissato al 2%) diventa sempre più complicato da raggiungere. Questo senza considerare che un eruo già forte adesso, in caso di manovra restrittiva rischierebbe di apprezzarsi ancora di più. La soluzione più probabile quindi è quella di un allungamento del "Quantitative easing". Va detto che Draghi non ha fretta, anche perché c'è un precedente che insegna: nel 2013 Bernanke ebbe la tentazione di accelerare i tempi, ma dovette fare dietrofront perché i mercati reagirono nervosamente.

Ecco perché qualcuno dice: Draghi è prigioniero del mandato inflazionistico della Bce, ma a conti fatti non è un prigioniero infelice. E chi lo pensa dà appuntamento a tutti a ottobre, dopo le elezioni tedesche, per vedere se sarà preannunciato un graduale cambio di rotta della BCE.

euro | dollaro | trading | forex |



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