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Antonio Catallo: Sogno realizzato? La maglia azzurra agli Europei u18 e u20

scritto da: Matteo Simone | segnala un abuso

Antonio Catallo: Sogno realizzato? La maglia azzurra agli Europei u18 e u20


Matteo SIMONE http://www.psicologiadellosport.net Antonio Catallo, U.S. Foggia Atl. Leggera, classe 1999, grande atleta mezzofondista di seguito le sue migliori prestazioni 3000 siepi 8:58.84 Trieste, 3000 m 8:29.3 Foggia; 1500 m 3:53.59 Bari; 800 m 1:52.65 Chieti Scalo, 5000 m 14:56.65 Agropoli, 400 m 53.9 Foggia. Di seguito, Antonio racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande. Ti sei sentito campione nello sport o sempre un comune sportivo? “Non mi sono mai sentito un vero e proprio campione, anche se nemmeno uno sportivo comune. Diciamo soltanto un buon atleta.” Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? C’è un altro sport che vorresti praticare? “Ho giocato a calcio fino a 4 anni fa, giocavo a centrocampo, ma oltre a dei buoni polmoni me la cavavo anche con i piedi. Ho iniziato a correre grazie ai giochi sportivi studenteschi anche se all' inizio ero scettico all'idea. Mi piacerebbe un sacco fare salto in alto ma purtroppo ho provato e non riesco un granché.” Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “No, non sono mai stato influenzato dalla scuola.” A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Grazie alla mia esperienza ho imparato che ogni sport è bello a modo suo. Il calcio è divertente e si gioca in squadre, nell'atletica sei solo ma ti regala delle soddisfazioni immense.” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali fattori hanno contribuito alla tua performance? “Lo sport sicuramente insegna a vivere con uno stile di vita sano. Il presupposto essenziale per la performance è semplicemente non pensarci troppo dando a ogni cosa il suo giusto tempo (nel caso dell'atletica le due ore di allenamento quotidiano) e non facendo diventare il risultato un'ossessione.” Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “In questo momento decisamente no, quando mi capita di stare fermo per qualche giorno a causa di un infortunio divento nervoso e ho voglia di riprendere subito. Certamente però dopo i trent’anni diventa difficile fare sport e in particolare ad alti livelli.” Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Prima di una gara cerco di non variare le mie abitudini alimentari, di solito pasta e pomodoro e un pezzo di parmigiano a pranzo e una mela un oretta prima. Dopo la gara se è andata bene mi concedo qualche porcheria ad esempio pizza o kebab. Uso un integratore di sali minerali e vitamine perché me l’ha consigliato un nutrizionista.” Scelta vincente non si cambia, soprattutto se è consigliata e consolidata, dopo la gara qualche eccesso o stravizio non guasta, diventa una coccola per il palato. Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sicuramente il mio allenatore e la determinazione prima di una gara.” Un po’ di dotazione personale e talento bisogna averlo per diventare campioni o comunque eccellere, poi il resto lo fa l’allenatore che ti indirizza, ti allena, ti conosce, sa quali possono essere le tue potenzialità e come proseguire nel percorso del benessere e della performance, un passo alla volta, sperimentando sempre più autoefficacia. Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Fino ad ora i campionati italiani assoluti di Trieste dove ho fatto il personale sui 3000 siepi di 8.58. vincere la mia serie è stato stupendo e ancora di più arrivare a quel tempo che avevo tanto sperato prima di allora.” Bravo, fino ad ora, perchè bisogna crederci sempre che il meglio deve ancora venire considerando anche la giovane età. Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Sicuramente l’esperienza degli Europei u20 di quest’anno mi ha insegnato tanto soprattutto a crederci fino all'ultimo visto che la convocazione è arrivata dopo una stagione andata un po' così e così.” Se lavori bene, se dimostri di valere, prima o poi arriva la chiamata, sullo sport non s’inventa niente i valori degli atleti si conoscono, la notizia gira e arriva alle persone giuste, importanti e decisive, si tratta di numeri da fare e da rispettare, di prestazioni da mettere in campo. L’esperienza internazinoale è un valore aggiunto soprattutto per i giovani atleti, per i giovani talenti che si confronta con altri atleti con diverse modalità di interpretare la gara, con diverse modalità di prepararsi alla gara, di interagire con il proprio allenatore, con il proprio staff, si impara tanto. Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? Come è cambiata la tua vita? “I miei familiari e i miei amici sono entusiasti e orgogliosi che un loro parente/amico faccia sport a livelli discreti. La mia vita non è cambiata poi tanto visto che vivo sempre a casa e frequento ancora la scuola.” Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Sì, l'anno scorso sono andato in viaggio d'istruzione con la mia scuola a Venezia per quattro giorni nei quali non mi sono allenato ho dormito pochissimo. Il giorno dopo ho corso di mattina i 1000 in 2.27.7 rimanendo sbalordito per il fatto che fossi arrivato a quella maniera alla gara.” Soprattutto quando si è giovani e la mente è libera e sgombra si riescono a fare cose strepitose, il fisico risponde benissimo, soprattutto non si ha ancora la percezione totale di quello che si è in grado di fare, l’atleta con l’allenatore possono scolpire corpo e obiettivi sempre più ambiziosi. Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare atleta? Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Nella vita sono di solito molto spregiudicato e non programmo nulla, l'atletica mi ha sicuramente insegnato a essere più metodico e a rispettare quello che mi impongo come gli allenamenti.” Ogni cosa ha bisogno di caratteristiche, qualità, capacità, metodo, lo sport necessita di metodo, passione, attenzione, impegno, determinazione, consapevolezza. Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Come risorsa ho nella corsa la falcata molto ampia, che, tuttavia, è a volte il mio punto debole, soprattutto nelle volate e negli sprint finali.” Intanto questa è una consapevolezza che poi ci si può lavorare su e cercare di rimediare con opportuni allenamenti specifici e mirati finalizzati allo sprint per sorprendere sempre se stessi e gli altri. Che significa per te partecipare ad una gara sportiva, hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Significa prima di tutto confrontarmi con me stesso prima che con gli altri. Credo di averla sperimentata in quelle gare alla fine delle quali so di aver dato più del possibile e in cui non posso rimproverarmi niente. È una sensazione molto positiva che spinge a spostare quel limite ancora un po' più in là.” Un buon adattamento alle esperienze performanti spostare sempre più in la l’asticella, crederci sempre di più, lavorare sempre con convinzione e dedizione. Quali sono o sono state le tue sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “Vivo il pregara con molta ansia e faccio attenzione veramente a tutto per arrivare in condizioni ottimali. In gara poi, si sa, dopo la sparo non si pensa a nulla e il resto viene da sé se deve arrivare. Il post gara è decisamente la parte più goliardica, preferisco di solito uscire con gli amici e fare tardi la sera, soprattutto se la gara è andata bene.” Importante è conoscersi e comprendere che l’ansia del pregara poi non è né bloccante né disfunzionale ma è qualcosa che come viene così se ne va, quindi accoglierla e lasciarla andare, la cosa più importante poi diventa il flow che si sperimenta in gara, quella sensazione che tutto fila liscio, tutto scorre come vogliamo fino all’arrivo, tenendo sotto controllo noi stessi e l’avversario. Quali sono i tuoi pensieri? Pensare al traguardo, a quello che si è investito per la gara, in termini di preparazione atletica? “Quando le cose vanno bene è facile pensare che tutti i sacrifici e la preparazione non siano stati vani. Il problema è quando i risultati non arrivano pur avendo seminato tanto. È importante però rimanere sereni e continuare sulla propria strada se siamo convinti che è quella giusta.” Antonio nonostante la giovane età ha già acquisito abbastanza esperienza in campo nazionale e internazionale e sembra reggere bene eventuali difficoltà o crisi., sembra avere un buon approccio alla gara e al risultato qualsiasi esso sia. Quale è stata la tua gara più difficile? Quale è una gara che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “La gara più difficile è stata per me il campionato italiano 2017 di 1500. Non ero arrivato in forma per una serie di motivi e pur avendo dato tutto e aver sofferto tanto in gara ho ottenuto un quinto posto e un tempo che non mi hanno soddisfatto nemmeno lontanamente. Una gara che so di non poter portare a termine attualmente è sicuramente una maratona, ma c'è tempo per provare anche quella.” Ora non è il momento per la maratona, la strada è lunga, meglio concentrarsi su quello che sembra essere una grande potenzialità al momento Poi si vedrà con il tempo tutto cambia. Quali sono le varie difficoltà nella tua disciplina? Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Le difficoltà possono essere le condizioni meteorologiche in quelle gare dove si corre per il tempo. È ovvio che in una gara dove conta vincere le difficoltà sono identiche per tutti. Riguardo quelle fisiche, arrivare magari "acciaccato" o febbricitante a una gara aumenta ovviamente il rischio di non concluderla o farlo ma in maniera negativa.” Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “In questo momento so vivendo un periodo difficile a causa di una leggera seppur fastidiosissima infiammazione a un tendine d'Achille. Sono 20 giorni che non mi alleno regolarmente, tuttavia in questo come in altri casi l'importante è seguire i consigli dell'allenatore e dei medici e cercare di tornare più forte di prima. Adesso non sto pensando di lasciare l'atletica, anche perché la vedo ancora come un gioco e mi vedo come un dilettante. In futuro vedremo.” Molto chiaro, in questi casi c’è bisogno di avere vicino persone che ti comprendono, che ti consigliano, che soprattutto non ti abbandonano. Ti è capitato di avere la sensazione che ti cascasse il modo addosso? Come sei riuscito a continuare? “Nell'aprile di quest'anno pur venendo da un invernata di allenamenti sentivo di non essere più quello di qualche mese prima, ho fatto un test del lattato (che per il mezzofondista è importantissimo) ed è andato malissimo. Sembrava davvero che mi fosse cascato il mondo addosso, almeno dal punto di vista sportivo. Per uscire da questa situazione non ho fatto altro che continuare ad allenarmi poco (o meglio, il giusto) e bene come sono solito fare e si è addrizzato tutto.” Bisogna essere pazienti e accogliere quello che c’è, poi piano piano da soli o con l’aiuto di altri le cose si possono risolvere e riprender con più entusiasmo, grinta e nuove energie. Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi ad uno sport che può essere fatto di fatica, impegno, sofferenze? “Io inizialmente praticavo uno sport molto più popolare, il calcio. I motivi che possono spingere un ragazzo/a a fare atletica sono sicuramente le soddisfazioni smisurate che si ottengono e il riuscire ad avere successo solo con i propri mezzi e assumendosi le proprie responsabilità, cosa che non accade nel calcio. Dulcis in fundo, ci sono un sacco di belle ragazze che fanno atletica che un maschietto che va a scuola calcio non potrà mai conoscere.” Interessante questa risposta, fare sport per rimorchiare, un ottimo spot. Da diffondere. C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Nella mia breve carriera non mi sono mai trovato in queste situazioni anche perché sono ancora giovane, tuttavia sono sicuro di allontanare questo pericolo sia perché è sbagliato eticamente ma il doping danneggia anche il corpo umano a lungo andare.” Parole sante, il doping diventa un cancro per se stessi, per lo sport e per l’intera società. Qual è un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Direi semplicemente che l'obiettivo dello sport è arrivare a toccare i propri limiti per superarli ma solo con le proprie potenzialità e con sacrifici, cosa che non avrebbe senso con il doping perché tocchiamo il limiti degli steroidi anabolizzanti o dell’eritropoietina e non di noi stessi.” Certo perché prendere in giro se stessi e gli altri, alla lunga si pagano conseguenze gravi. Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti e fasi dell’attività sportiva? “La figura dello psicologo può essere importante credo solo nelle fasi più intense della vita di un atleta, quelle in cui gli allenamenti cominciano a diventare tanti, forse troppi e non si reggono non tanto fisicamente, ma soprattutto mentalmente.” Se potessi tornare indietro cosa faresti o non faresti? “Credo nulla, e anche se ci fosse qualcosa che mi fa avere rimpianti è inutile pensarci, bisogna guardare avanti e non perché è una frase fatta o è bello da dire ma perché quel che fatto è fatto.” Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Un sogno che ho realizzato è stato vestire la maglia azzurra agli Europei u20 quest’anno e u18 l’anno scorso. Quello da realizzare ancora è vincere una medaglia internazionale con questa maglia.” Un ottimo percorso per Antonio fin ora, l’augurio è di continuare a vestire la maglia azzurra nei prossimi anni e continuare a fare i suoi best performance nelle varie distanze che predilige. Matteo SIMONE 380.4337230 - 21163@tiscali.it http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

Fonte notizia: http://www.psicologiadellosport.net




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