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Ianus Bifrons della dipendenza

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Ianus Bifrons della dipendenza
Nel dì penultimo del breve mese di febbraio, anno 2018 dalle prime ore del mattino sino alle quattordici di una giornata uggiosa, si è tenuto un sostanzioso incontro-studio per volontà dell’ASP di Cosenza nella tranquilla Sala Confindustria della città medesima. Il suo scopo è stata la presentazione del volume dal titolo “Dipendenze di genere e web society. Teorie, ricerche, esperienze” relativa a una ricerca dell’osservatorio Dipendenze dell’ASP denominata “Progetto Dialogos” (finanziata dal F.N.L.D con la legge 45/999 Regione Calabria), curata dal dott. Paolo Guzzo e dott.ssa Antonietta Fiorita e Maria Francesca Amendola nella prima parte e, nella seconda, una tavola rotonda su “Idee e proposte per un impegno condiviso” promossa dall’ASP stessa. Già dalle prime battute emergerà intuitiva all’auditorio una triplice dimensione, come nel film del regista Sergio Leone, sostanziata da “Il buono, il brutto, il cattivo”… Il “buono” è dovuto dall’attività costante, condivisa, difficile e in nome del dovere, come si evince anche dalla partecipazione pratica e teorica dell’incontro, svolta nel quotidiano on e off line, nel concreto e nella teoria, da studiosi e operatori professionisti dei vari enti coinvolti, taluni citati a seguito, per prevenire, curare e limitare i danni delle dipendenze vecchie e nuove in un contesto di web society e gender-oriented. Esso si rapporta a un “brutto”, dato da una realtà di metamorfosi e incremento delle tradizionali dipendenze da sostanza - eroina, cocaina e alcol - in simbiosi a nuove forme “immateriali” - quali l’internet addiction e il gioco d’azzardo patologico - il tutto relazionato alla specificità di genere e d’area del Mezzogiorno. Ed ecco il cattivo: una parte di Stato assente - politica, ministeri ed enti locali – che, come Satana, “continua a trasformarsi in angelo di luce” (2 Corinti 11:14) nelle parole ma non delibera e promuove iniziative nei fatti al fine di contrastare il fenomeno dilagante, ancorché “leone ruggente” (1 Pietro 5:8) avverso attività ferree e rigide. Basti solo ricordare, “udite, udite” quando nella relazione annuale del 2014 la Direzione Nazionale Antimafia osava proporre la liberalizzazione delle droghe “leggere” (vedasi mio articolo “La Direzione Nazionale Antimafia – che brava – ha chiesto la liberalizzazione delle droghe leggere!” del 06/09/2015 pubblicato su “nellanotizia.net” del 06/09/2015)*. Ma ritorniamo e immergiamoci nel “buono” dell’incontro studio… Per la dott.ssa Amendola «manca la comunicazione» nel «riconoscere i propri sentimenti» e una «identità sessuale», e in questa direzione si è mosso un progetto quadriennale che ha consentito di costituire una “rete preventiva”. «Questo libro ha consentito un confronto […] su un nuovo modo» di indagine, riflessione, ricerca finalizzato in concreto alla cura differenziata di genere sulla sua specificità ove «c’è un maschile e un femminile». Esistono in Calabria ben 17 comunità per la tossico dipendenza, e avverso la dipendenza in senso lato, nella fattispecie gioco d’azzardo come slot machine “e company” ove in antitesi «i comuni poco deliberano». A fronte del dovuto ruolo, da eccellente moderatrice, la dott.ssa Amendola introduce il Dott. Gentile, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza il quale, nel profferire ligio al dovere «vengo subito» a una telefonata d’ufficio d’intervento, nell’intervento, e non di meno «complimenti alla dott.ssa Amendola», veloce sottolinea uno scenario per le problematiche che devono essere tutte affrontate su dipendenze che non costituiscono solo semplice assunzione di sostanze… Importante nell’evoluzione della cura è non solo la ricerca di una maggiore efficacia ma anche, e in specie, la prevenzione. Il prefetto Tomao, prosegue la dott.ssa Amendola, subito dopo introducendo la dott.ssa Fiorita, non ha potuto partecipare all’incontro, pur “presente” in tutti i progetti sul tema trattato. Per la dott.ssa Antonella Fiorita quello dell’Osservatorio dipendenze ASP di Cosenza è un servizio distintosi per una composizione essenzialmente femminile, elencando tali figure del passato e presente e, in particolare, il progetto “Dialogos”, che si è poi evoluto nel genere e nel web society, inteso ai due fondamentali obiettivi di “convergere le energie” e di “proteggere” con il fine ultimo di modulare. Il genere diversifica la dipendenza? «Nel volume ci sono studiosi di chiara fama» a riguardo del tema, e il progetto “Dialogos” ha consentito, appunto, di dialogare a diversi soggetti ed enti prima indipendenti e isolati a tal proposito con efficacia quantunque il non potersi chiedere e auto valutarsi sul percorso «è stato un neo e una mancanza», se la critica è concessa, e lo è: «ne ha facoltà!» per il dott. Guzzo, che prende successivamente la parola. Il dott. Guzzo, curatore del volume, ringrazia professionisti ed enti tutti che lo hanno consentito. Per egli è necessario «Partire da una nuova concezione» delle dipendenze nel web society e diversità di genere giacché «il mondo continua a cambiare» nella necessità di offrire servizi a giovani e non nelle diverse tipologie di dipendenza, considerando che gli uomini utilizzano di più le sostanze, le donne i farmaci, e che si afferma sempre più una dipendenza “bio-psico sociale” ove pare che «la dipendenza è diventata un bene rifugio». Egli chiude con la notizia “fresca” di questo strano periodo climatico avverso che, purtroppo, la prof.ssa Cersosimo dell’Università di Salerno, che augura buon lavoro, non potrà partecipare all’incontro in quanto bloccata dalla neve. «Trovo noiosissimo le presentazioni di un libro», si presenta il prof. Cleto Corposanto, ma che tuttavia, su invito del dott. Guzzo, senza un discorso troppo accademico, inizia intanto col precisare che di suo nel testo si troverà il significato che nel genere si dà al concetto di salute. Quindi affronta il concetto di “algocrazia” (termine coniugato dal sociologo Aneesh Aneesh). Essa è una nuova dipendenza (pensiamo a “Il Grande Fratello”, la “Big date” con la quale dobbiamo convivere, ecc.), e in essa «comandano gli algoritmi» così come nella democrazia le persone. E che il trattamento di tale dipendenza non può avvenire semplicemente in modo statistico in quanto se le palline si fanno estrare statisticamente per campione, non altrettanto le persone sociologicamente… E dunque «della rappresentatività statistica me ne posso anche fregare?»: magari no con l’uso del “big date” rivolto alla totalità delle persone nella loro schiettezza e naturalezza. Il professore continuerà soffermandosi su una serie di argomenti connessi alla dipendenza quali il significato di un algoritmo per l’organizzazione sociale e dunque il modello panottico e algocratico ove le algocrazie predeterminano l’azione, il capitalismo della sorveglianza ove proporrà un divertente filmino sulla “Pizzeria Google”… Prosegue la seconda parte dell’incontro, dopo una breve pausa dovuta per uno scambio personale di saluti e opinioni, ovvero un caffè o sigaretta (piccole “dipendenze” innocenti e auto concesse), con una «Tavola Rotonda che vuole essere un confronto» per un tema così difficile per «disparati» e «disperati» casi, introdotta dalla brillante moderatrice che inizia con un caso lampante di un soggetto con trenta anni di tossico dipendenza con il passaggio da più comunità terapeutiche dall’età di venti anni per significare quanto il lavoro sia un «accompagnamento»: il tema vuole essere dunque «idee e proposte per un impegno condiviso». «Un problema di vita e di morte» che inevitabilmente si intreccia con prefetture ed enti locali ove «la tossico dipendenza si associa a subire violenze» e «perdita dell’identità» in un clima «silente». «L’esercizio di potere genera dipendenza», prosegue la dott.ssa Antonella Veltri –Vice Presidente Rete Nazionale Centri Anti Violenza D.i.Re - «economica» e «di genere affettiva» tanto che spesso leggiamo nei giornali «l’amava troppo» e che dunque «esiste un intreccio tra amore e potere» e sempre più necessaria appare «una educazione di genere nelle scuole» in una realtà ove «la Melandri parla di una violenza invisibile». Come dunque è sottile il filo tra violenza fisica e psicologica nelle dipendenze, sottolinea Amendola. Per il dott. Gianfranco Ardente – Dirigente Medico Centrale Operativa ASP CS – è evidente che, con dati statistici, «il sesso femminile si stia approcciando sempre di più all’alcol» e, in particolare «le ragazzine». In effetti, secondo Amendola, noi italiani abbiamo in Europa il record della dipendenza alcolica dei più giovani, e altro allarme sociale è quello degli anziani sempre per l’abuso di alcol che spesso si associa all’assunzione dovuta di farmaci in cura. È trattato dal dott. Calabria il tema dell’intervento in overdose in una Cosenza che «galleggia sulle sostanze» in particolare con i giovani e con le diatribe dell’interconnessione tra problema psichiatrico e da dipendenze, se venga prima un problema o l’altro per pazienti particolarmente “fragili”. È quasi pronto un protocollo d’intesa per un lavoro di collaborazione tra religione e medicina al fine della prevenzione. «Cosa ci fa qui la Chiesa questa mattina» è la domanda ironica che si pone padre Massimo Ranieri, circa il tema medico trattato, e prosegue: campagna nelle scuole di Cosenza inizialmente difficoltosa per «ostracismo» della dirigenza delle scuole a timore di «cattiva reputazione» di verità emergenti nel «far parlare i ragazzi» ben felici di farlo. «I ragazzi hanno raccontato esperienze drammatiche di vita», in forma anonima. Ha trovato ragazzi soli che chiedevano aiuto da padri che addirittura commettevano atti di violenza su di loro e la madre quotidianamente. Ragazzi soli che già si drogavano e già “bevevano”, e ancora con dipendenze da gioco online e da web. Da tutto ciò la necessità di un pacchetto formativo per la promozione della comunicazione per insegnanti di religione ma anche, in futuro, per insegnanti di altre materie al fine di poter fare rete tra docenti. Sono progetti difficili ma padre Ranieri intende perseguirli anche da bravo «calabrese “capotosto”». Da tutto ciò emerge che ben volentieri «la scuola fa finta di non vedere» spesso con consigli di «cambiare» all’alunno individuato “con problemi” nonostante esistano delle normative, per gli insegnanti, garanti della «salute» - si inserisce la moderatrice – che coinvolgono le scuole ancorché se ne «lavino le mani». Un plauso va a padre Massimo da parte della pediatra Vita Cupertino - appena ha la parola – per le iniziative e progetti di indagine e collaborazione, e accenno alle dicotomie frequenti dello Stato nelle «propagande» del male in materia (di cui già dianzi accennavo nel “cattivo”). Ci si appresta alla fine dell’incontro - che non mi faccio avaro a definire magnifico tanto quanto intriso di contenuti tristi – con i complimenti della psicologa Mariangela Martirani che anche accenna al progetto integrativo “Star bene insieme a scuola” ambizioso in interventi rapidi sulla dipendenza, con un «ringrazio tutti» d’epilogo finale della moderatrice, ancora ricordiamolo, dott.ssa Amendola. Esso culmina anche nella mia tacita impressione finale di uno Stato fronteggiante, generoso e “combattente” da un lato, indifferente, malvagio e ritorsivo dall’altro come “bicefalo” di volti coesistenti ma antitetici senza possibilità di incrociare quello sguardo e avere quel dialogo necessario, di un “Dio Stato troppo custode”, per un verso, d’un mutamento ineluttabile: un Ianus Bifrons della dipendenza - e non solo. Giovanni Esaltato 27/02/2018 * http://www.nellanotizia.net/scheda_it_35457_La-Direzione-Nazionale-Antimaf_1.html

Giovanni Esaltato | dipendenze | dipendenze di genere | web society | Asp Cosenza |



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