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A VERCELLI LA MOSTRA DEL PITTORE HENRY BECKERT : UNA REALTA’ TRASFIGURATA E SIMBOLICA TRA LABIRINTI E FIGURE DISUMANIZZATE.

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A VERCELLI LA MOSTRA DEL PITTORE HENRY BECKERT : UNA REALTA’ TRASFIGURATA E SIMBOLICA TRA LABIRINTI E FIGURE DISUMANIZZATE.


Henry Beckert è Nato nel 1950, medico dentista, studioso di letteratura tedesca, ha da sempre coltivato la passione per la fotografia, rielaborando in camera oscura suggestive immagini in bianco e nero, dedicandosi poi anche al disegno e alla pittura, partecipando a numerose mostre e sviluppando negli anni una sua originale cifra tecnica ed espressiva. Artista di talento, in questa mostra, attraverso un percorso artistico di una cinquantina di opere realizzate con diverse tecniche, elaborazioni fotografiche, collages, oli, tempere, installazioni ecc. ripercorre la sua storia artistica dai primi lavori degli anni 1985/90 alle opere più recenti. Il titolo della mostra “Mekkano-Labirinti-Containers” , riassume le tematiche trattate dall’artista: Città angoscianti, deserte e misteriose, labirinti dove si aggirano, tra muri che le circondano e le imprigionano, figure disumanizzate, estranee, che trascinano la propria esistenza meccanicamente senza sogni, ambizioni ed emozioni, totalmente private di senso e autenticità. L'artista, nei suoi labirinti, descrive un percorso tortuoso dal disegno inestricabile, apparentemente privo di una via d’uscita, caratterizzato da immoti silenzi, impercettibili sussurri e rivelazioni improvvise, simbolo dell’incomprensibile, del mistero autentico, non risolvibile razionalmente. Il labirinto evoca l’idea di ostacolo, sia di ordine materiale che spirituale, ci si trova di fronte a porte chiuse o vicoli ciechi, si rimane intrappolati nei suoi giri tortuosi e nei suoi meandri, aggirandosi invano e senza scopo tra insidie e prove da affrontare, alla ricerca della vera sapienza verso l’elevazione spirituale, della conoscenza del sé più profondo, cui perviene solo chi è in grado di percorrerlo per intero, senza perdersi lungo il cammino. Il suo crollo, infine, diventa metafora della dissoluzione e della morte. Proseguendo nell'analisi delle opere ci si rende conto che al centro dell’interesse dell’artista c’è l’uomo con il suo dramma esistenziale, il suo essere solo di fronte a tutto ciò che lo circonda, i suoi conflitti e le sue paure. Questi concetti sono evocati da visioni fantastiche caratterizzate da chiazze di colore acceso, con predominanza dei toni del rosso e del giallo, o dalla rappresentazione dei pezzi metallici del meccano – gioco icona capace di spingere grandi e piccini a immaginare e creare mondi completamente diversi - che l’artista assembla in maniera libera e spregiudicata seguendo la sua ispirazione in una pittura a macchie e linee senza riferimento a una realtà oggettiva, proponendo spezzoni di figure ritagliate, rielaborate, mutilate, tese nel tentativo di popolare uno spazio opprimente e vuoto. Ricorre il tema del muro di mattoni, che drammaticamente accentua la sensazione di esclusione e di isolamento che viene richiamato anche nella serie degli “Involucri”, impalcature di aspetto umanoide rivestite di tela dipinta. Resta al centro dell’attenzione dell’artista l’armonia compositiva che aspira a riprodurre una realtà trasfigurata e simbolica, una genuina ispirazione e un coerente lirismo che carica le opere di notevole equilibrio estetico e sostanziale, con il risultato di un grande coinvolgimento emotivo. Michele Catalano Setemmbre 2018

Henry Becker | Vercelli | Mostra | Meccano | Labirinti | Container | studio d arte 256 |



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