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Giovanni Roncoroni ed Emanuela Moretti – grandi imprenditori in Italia

articolo pubblicato da: CarlaBotichelli | segnala un abuso

Giovanni Roncoroni ed Emanuela Moretti – grandi imprenditori in Italia

 Come  moderni Bonnie e Clyde di una citadella dell’Italia settentrionale, da anni rubavano le persone benestanti in tutto il mondo e ci riuscivano

Nel 1881 un ebanista italiano mal noto Paolo Roncoroni di Cantù (CO) ha fondato una modesta officina dove ha iniziato a fabbricare mobili attilati fuori standard. Nella storia non si sono conservati modelli dei manufatti fabbricati da lui perché la sua professione non era mai diffusa in grande. Non era raro in Italia che i maestri abili – dai fornai ai scultori  – vendevano i loro prodotti alle popolazioni che abitavano nelle zone vicine, ma non li esportavano mai negli altri paesi. Pure Paolo Roncoroni era uno di questi discreti artigiani.

Però un suo postero apparteneva ad un’altro tipo di persone. Si chiamava Mario Roncoroni ed era famoso in Italia come un abile uomo d’affari e uno dei padri fondatori del Salone Internazionale del Mobile di Milano. Nel 1961 in collaborazione con 12 imprenditori più grandi dell’epoca ha firmato un atto che faceva vedere la luce al più importante mercato di mobili d’arte in Europa.

Permettete di presentarvi Giovanni!

Passati otto anni dopo lo storico incontro dei grandi imprenditori a Milano, nel 1969 è nato un bimbo di nome Giovanni. Era un semplice bambino, simile a tanti altri infanti italiani arrivati al mondo quest’anno. Solo che il suo cognome, a differenza degli altri, gli ha portato tanta fortuna. Però il piccolo Giovanni non poteva neanche immaginare che grande destino lo aspettava. Nel 1993 Giovanni ha preso la laurea presso la Facoltà di Economia e Scienze Sociali dell’Università Bocconi di Milano. Essendo lo studente, ha scoperto che una persona che portava lo stesso cognome e che si chiamava Paolo era un buon ebanista, cui postero Mario era un bravo uomo d’affari e uno degli istitutori del mercato del mobile di Milano. Nella mente del nostro protagonista è nata un’idea commerciale di fondare una ditta con una ricca tradizione di mobili e venderli alle persone benestanti. Come dal suo profilo su Facebook, Roncoroni si è imèiegato nello stabilimento “di famiglia” di Roncoroni dove ha lavorato per più di una decina di anni, sebbene nessuno in Italia sia sicuro se questo stabilimento esiste e se veramente il suo proprietario è appunto questo famoso Roncoroni. Nel 1995 (due anni dopo che Giovanni si era laureato) ha preso la laurea presso l’Istituto Politecnico di Milano in Ingegneria gestionale un’altra esponente del cognome italiano “da mobili” Emanuela Moretti. Dal suo profilo su Facebook scopriamo che nel 1964 l’ebonista Ferdinando Moretti ha iniziato la sua attività produttiva a Verbania, una città dell’Italia settentrionale. Nemmeno questo artefice è diventato tanto famoso, a distinzione da suo figlio Alberto il quale ha avviato il business familiare e, insieme ai più bravi architetti del Lago Maggiore, si è occupato di ammobiliare le case più ricche prima in Italia e poi anche all’estero.

Puzzle in legno

Il destino ha fatto incontrarsi loro perché possano architettare il più splendido imbroglio in Belpaese. Giovanni ha raccontato ad Emanuela la sua storia. Ironia della sorte, anche lei aveva trovato famosi omonimi nello stesso segmento del mobile. I nuovi partner di business, e anche i giovani sposi, hanno deciso di unire le due saghe in una, spacciando Emanuela per l’erede della dinastia Moretti. Gli omonimi intraprendenti dei produttori di mobili hanno fondato un’impresa in collaborazione RoncoroniMoretti. I coniugi proclamavano due strategie di business: l’arredamento e il design degli interni per ville e case private e la fabbricazione di prodotti di lusso di serie limitata fuori standard.

Su Facebook i coniugi confermano che l’azienda ha iniziato le attività nel 2002. Però c’è poca fiducia: secondo i dati della Camera di Commercio e Industria italiana, un’azienda nominata RONCORONIMORETTI S.R.L. è stata registrata nel 2013. Lo stabilimento stesso si svolgeva pochissime atività vere e proprie, e in Italia non ce le aveva proprio, anche se nello stesso tempo gli associati hanno iniziato operativamente a farsi pubblicità, evidenziando i loro noti “progenitori”. Un’investigazione privata ha rivelato che i coniugi non avevano a che fare con tutti e due i cognomi famosi. E poiché in Italia è molto facile controllare se le persone che hanno los stesso cognome sono parenti o meno, i coniugi hanno iniziato a puntare solo il mercato estero. Per capire come i prodotti dall’Italia erano forniti negli Stati Uniti, nei paesi dell’Europa e dell’America del Sud, basta guardare gli estratti di attività delle aziende commerciali.

Gli associati sceglievano i clienti scrupolosamente e servivono le famiglie benestanti di Miami, Monaco e Dubai. Materiali e mobili soltanto per ordine individuale, unici ed esclusivi, qui anche i prezzi andavano bene per tutti. I nostri celebri imprenditori chiedevano tanto tempo per produrre mobili e rimborso anticipato. Nello stesso tempo, la coppia non dimenticava di diffondere i pareri favorevoli su loro stessi nella rete. Su Instagram, sui siti web dei negozi online di mobili comparivano delle stupende foto e piccoli articoli che raccontavano della collaborazione a lungo termine della ditta “Roncoroni Moretti” con designer e studi di architettura. Al tempo stesso hanno eseguito un shooting fotografico nello stabilimento “familiare” a Verbania, dove gli associati di persona hanno mostrato agli stranieri il processo produttivo, e il signor Rancoroni ha finalmente raccontato di “suo nonno Mario” che era uno dei istitutori di mobili di produzione italiana. Un report fotografico accompagnato da un cenno storico sullo stabilimento è stato redatto dallo staff del sito Abitant, registrato a Londra ma che attivamente realizzava il suo business in Russia. Dove, tuttavia, abbiamo ricevuto commenti poco suadenti su questa azienda, riguardanti l’interruzione delle forniture di arredi, ordini non eseguiti e la mancanza di reintegrazione delle perdite per le transazioni. Pertanto, il modello di business che usava la coppia italiana andava alla grande anche all’estero.


Bonnie e Clyde? No, Giovanni ed Emanuela!


Giovanni Roncoroni ed Emanuela Moretti

In realta, non tutto era così bello, soprattutto per i clienti che pagavano per le affascinanti favole dei nostri coniugi intraprendenti il denaro vero e proprio con delle somme abbastanza grosse. Nel periodo della massima attività online dal 2014 al 2016, la coppia Roncoroni-Moretti ha continuato a scorticare gli acquirenti ricchi, concentrandosi su singoli settori e zone.

Bonnie e Clyde di provenienza italiana promettevano ai felici proprietari degli immobili situati sulla costa di lusso di Miami, tra cui banchieri, star di Hollywood e politici, non solo set di mobili esclusivi per ville maestose, ma anche design unico degli interni per i loro panfili. Non possiamo nominare il numero esatto delle persone che si sono fidati delle favole del cognome da mobili, però abbiamo trovato un commento da uno dei clienti imbrogliati dell’azienda RoncoroniMoretti. Ecco cosa racconta lui:

La storia è avvenuta nell’autunno del 2015. Volevo fare un regalo a mia moglie per il Capodanno. Non ricordo come avevo trovato questa azienda. Cercavo informazioni su di loro e avevo scoperto che RoncoroniMoretti era un’azienda mobiliare che gode molta stima, tra i cui clienti c’erano attori famosi, diplomatici, funzionari di banca e anzi sceicchi arabi. Sono stato ingannato dai pareri favorevoli e meravigliose foto dei loro progetti. Avevo ordinato una garnitura di mobili da soggiorno che in totale costava 120 mila dollari. Sull’immagine i mobili sembravano vero antiquariato. Ho trasferito un anticipo di $25.000 su loro conto ed aspettavo. È passato un mese, ma non ho ricevuto dall’azienda nessuna notizia sullo stato dell’ordine. Quindi, avevo iniziato a scrivere a loro indirizzo email ed a telefonare all’ufficio di Verbania. Niente. Allora, ho fatto una richiesta alla Camera di Commercio e Industria italiana, ho ricevutto un’estratto dal quale conseguiva che la RoncoroniMoretti aveva qualche difficoltà finanziaria. Questo mi ha fatto preoccuparsi, e di nuovo ho cercato di contattare i produttori di mobili. Ho trascorso alcuni mesi tentando di procurare per lo meno alcune informazioni sul mio ordine. Non ci sono riuscito. Solo sei mesi dopo, ho ricevuto un messaggio dall’indirizzo email dell’azienda che il mio ordine è stato annullato e che la somma pagata sarebbe stata rimborsata. Ovviamente era falso. L’unica cosa che mi calma  è il fatto che prima del Capodanno avevo comprato per ogni caso un diadema di diamanti per mia moglie. Quindi non è rimasta senza regalo. Ed io, ovviamente, la prima volta nella mia vita sono rimasto con un palmo di naso.

Un altro testimone anonimo conferma il racconto del nostro protagonista. Sotto un altro entusiastico post su Instagram, è apparso un commento di un cliente imbrogliato a cui l’azienda produttrice di mobili del signor Roncoroni e la signora Moretti non gli hanno provvisto l’ordine e hanno smesso di rispondere ai messaggi mail. Bonnie e Clyde italiani hanno elaborato il proprio stile: prendere un acconto e sparire. Fino al prossimo cliente. È un’enimgma come ci riuscivano. Ma a grado a grado, la fama dei loro affari poco puliti ha iniziato a crescere in Internet, i commenti scontenti diventavano sempre di più. E i dislike su Instagram per i destri diritoni di Verbania hanno diventato solo il primo campanello d’allarme di che hanno iniziato a parlarli male in Internet. E non solo.

Giro artistico in Inghilterra

I problemi della nostra coppia hanno cominciato a spuntare come funghi sotto il cielo grigio di  Londra dove l’azienda ha deciso di aprire la sua filiale. Nel 2016 è stata registrata l’azienda RONCORONI MORETTI LTD che ha occupato una sede abbastanza cara in Fulham Road.

https://www.rbkc.gov.uk/idoxWAM/doc/Photo-1708592.jpeg?extension=.jpeg&id=1708592&location=VOLUME2&contentType=image/jpeg&pageCount=1

 

Vale a dire però che gli eroi della nostra storia non sono riusciti a realizzare completamente le loro opportunità in Inghilterra. In quel momento, andavano via del tutto dallo spazio informatico. Non si capisce perché la produzione era organizzata in Italia e l’ufficio si trovava in Inghilterra. Qualche mese dopo, l’azienda ha cambiato nome, dirigente e indirizzo di registrazione. Nel 2017, dopo ripetute segnalazioni da parte delle autorità di Gran Bretagna, l’ufficio è stato chiuso nel modo forzato.

Commento di uno degli ex funzionari della filiale:

A Londra cercavamo clienti ricchi. Avevamo uno schema netto: durante l’anno assumere più ordinazioni, ottenere acconti e abbandonare il  paese. Era un algoritmo efficace. Dunque, l’eliminazione dell’azienda non ci ha sorpreso, siamo stati noi stessi a prepararla. Prendevamo i soldi dei clienti, facevamo il gioco di conti e altre opetazioni, tutti sanno come si fa. Alla fine, abbiamo preso il dovuto e siamo andati via dal paese.

Si stringe l’accerchiamento

L’insuccesso in Inghilterra era solo parvente. In realtà il signor Roncoroni e la signora Moretti hanno fatto un viaggio corto ma proficuo, realizzando il loro schema prediletto: acconti, ordini non eseguiti, mancato rimborso. Partiti da Inghilterra, Giobanni ed Emanuela hanno continuato il loro business falso ed efficiente in altre regioni. Le ordinazioni continuavano ad arrivare, le suadenti menzioni di volta in volta comparivano sulle reti sociali. Però la nostra coppia non stava più così bene nei confronti delle questioni giuridiche legali.

È un avviso della Sezione Fallimentare presso il Tribunale di Verbania di che veniva nominato un commissario giudiziale per l’azienda. Gli imprenditori hanno chiesto un’interruzione temporanea, ma non sono riusciti a mettere a posto la loro contabilità grigia in poco tempo, e inoltre, non è che lo volevano fare tanto. Giovanni Roncoroni ed Emanuela Moretti (persone laureate in economia) avevano tanti debiti, impegni mancati ed errori di contabilità finanziaria, e così hanno fatto andare la loro azienda in fallimento. Il treno andava disviando verso il dirupo…

E questo ha dato un nuovo stimolo allo sviluppo dell’impresa familiare!

Alla fine del 2018 una simile azienda con il nome già conosciuto RONCORONIMORETTI1881 è divenuta uno dei soci dello showroom di Padova. Ricordiamoci l’anno 1881, quando Paolo Roncoroni ha aperto la sua piccola società a Cantù… Non erano per caso i nostri vecchi amici?

Abbiamo inserito questo indirizzo nel motore di ricerca e abbiamo trovato il titolo del nuovo sito che non è stato ancora messo in funzione. Ma il logotipo dei caratteri “R” e “M” non lascia dubbi: Bonnie e Clyde italiani hanno intenzione di tornare.

Evidentemente, gli associati hanno cambiato sede e si sono spostati dalla frugale Verbania a Milano. Pare che da qui la coppia pensi di avviare il loro prossimo carosello, e può darsi non sarà l’unico. Non avete dimenticato da dove viene Emanuela Moretti, secondo lei stessa? Dalla celebre famiglia di arredatori, decoratori, che è diventata famosa in tutto il mondo grazie al duro lavoro di Alberto Moretti. Sembra che la signora Moretti abbia deciso di mettere a giorno la memoria del suo “nonno” come una volta aveva fatto suo marito Giovanni con il suo “familiare”.

Il disegno del sito, il riferimento a Milano nell’indirizzo per corrispondenza, la prossima apertura, tutto questo assomiglia molto alla foto precedente. Non è che la nostra coppia sta per “diversificare” la loro attività poco legale e rilanciare gli imbrogli commerciali internazionali? È una domanda interessante. Li sarà semplice farlo già che gli imprenditori di sicuro continueranno a lavorare al di fuori dalla loro amata Italia dove tanta gente già sa molte cose su di loro. Il cambiamento di nome, le agenzie affiliate, i debiti e gli preavvisi di tribunali sono tutto un assortimento che chiude tutte le strade per i nostri coniugi intraprendenti in Italia. Ma il mondo è grande, ci sono tante persone ricche che sono appassionati degli arredi antichi e prodotti di lusso e quindi pronti a pagare. Anche se non stiamo parlando di un prodotto a tutti gli effetti, ma soltanto di una meravigliosa favola italiana che non si sa quando finisce.



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