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Lilly spegne 60 candeline nel segno dell段ntegrazione

articolo pubblicato da: Renail87 | segnala un abuso

Lilly spegne 60 candeline nel segno dell段ntegrazione

 Oltre 1100 dipendenti in tutta Italia, un fatturato in continuo aumento e oltre 500 milioni di euro investiti negli ultimi 14 anni nel sito di produzione di Sesto Fiorentino, uno degli impianti più innovativi per la sintesi di farmaci biotecnologici in Italia. Eli Lilly Italia, che quest’anno spegne 60 candeline dal suo arrivo nel nostro Paese, è tutto questo e molto altro: è infatti la prima azienda farmaceutica per export in Italia, ma anche una delle più virtuose per la crescita del territorio in cui opera, dato che per ogni dipendente si creano almeno 6 posti di lavoro nell’indotto. Una delle chiavi del successo della Lilly da sempre è la multiculturalità. All’interno del mondo Lilly, l’Italia è capofila di un ‘hub’ di 19 affiliate tra Italia, Russia, Europa centrale e dell’est e Israele, dove vivono 500 milioni di abitanti con 17 lingue, 5 alfabeti, 13 monete, 12 fusi orari. L’apertura alle differenze e all’inclusione per favorire scambio e confronto non possono non essere alla base di una società che ritiene le persone il patrimonio aziendale più importante, per affacciarsi alle sfide globali del futuro, forte delle esperienze diverse e complementari di tutta la sua forza lavoro. Perché in un mondo che cambia ed è inevitabilmente sempre più complesso e interconnesso, nuove visioni e nuovi modelli possono arrivare solo da uno sguardo ampio, aperto e dai punti di vista più eterogenei possibile. Un approccio che è nel solco della tradizione della società: il fondatore del gruppo, il colonnello Eli Lilly, aveva dichiarato ‘Prendi ciò che fai e miglioralo sempre di più’, nella continua ricerca dell’eccellenza, a beneficio dell’intera comunità. Integrazione culturale e capacità di fare sistema con un approccio collaborativo sono due pilastri su cui si fonderà il futuro del mondo della salute così da garantire l’innovazione ai pazienti. Temi di cui si è parlato oggi in occasione del convegno “Da 60 anni insieme, per la vita”, organizzato al Lilly Campus di Sesto Fiorentino alla presenza di specialisti, associazioni pazienti, istituzioni locali e nazionali.

 

Avere 60 anni e guardare al futuro, avendo sempre le persone come patrimonio aziendale più importante – commenta Huzur DevletsahAD e Presidente di Lilly Italy Hub –. Negli anni abbiamo cercato di innescare un circolo virtuoso tra lo sviluppo del nostro capitale umano e la crescita degli investimenti produttivi, perché se cresciamo noi, cresce la nostra comunità e cresce il Paese. In Lilly crediamo fortemente nella possibilità di innovazione e creatività offerte dalla diversità e dalle peculiarità di ciascuno. Per questo lavoriamo per garantire equità di accesso al lavoro e pari opportunità, declinate nel venire davvero incontro alle reali esigenze di ognuno, indipendentemente da genere, età, nazionalità, religione, abilità fisiche e inclinazione sessuale”.

 

Tantissime infatti le iniziative di welfare aziendale per assecondare i bisogni dei lavoratori: dal flextime al congedo per i papà, dal lavoro agile al check-up per tutti, dai centri estivi per i figli all'impianto sportivo, tutto è pensato per rispettare i dipendenti come persone, prima ancora che come lavoratori. Per questo da otto anni consecutivi, Lilly Italia ha ottenuto il prestigioso riconoscimento del “Great Place To Work” Institute, sia per essere Best Workplace for Women and for Millennials e una delle migliori aziende farmaceutiche in Italia in cui lavorare. L’azienda è, inoltre, certificata dal Top Employers Institute per l’eccellenza delle condizioni di lavoro.

 

Oggi l’affiliata italiana – sottolinea Roberto Pedrina, Direttore Risorse Umane Italy Hub -  soffia le sue prime 60 candeline con un personale multiculturale - 17 le nazionalità rappresentate - altamente qualificato (il 56% ha un titolo di laurea, con una formazione continua media annua di 6.000 ore per il totale del personale) e con una forte componente femminile (il 45% degli occupati, contro una media del 25% dell’intero comparto manifatturiero, e il 39% dei quadri e dirigenti donna).”

 

Il valore delle persone e la capacità di fare sistema con il territorio in cui operiamo - aggiunge Cristiano Demolli, Direttore del sito di produzione Lilly Italia - si sono integrati con il patrimonio tecnologico e manageriale della multinazionale Eli Lilly, dando vita ad un mix di successo che ha consentito al sito manifatturiero di attirare continui investimenti dalla casa madre e di arrivare a produrre più del 50% del totale mondiale delle insuline Lilly e di autoiniettori di un antidiabetico di ultima generazione, esportandone il 98% in circa 70 paesi, europei e extra-europei.”

 

I valori e l’attività di Lilly Italia oltre ad avere una ricaduta sullo sviluppo del territorio, sia a livello locale che nazionale, hanno anche un impatto significativo sul miglioramento della salute e del benessere dei cittadini.

“L’impegno nella ricerca di Lilly Italia – commenta Gianluca D’Anzeo, Direttore medico Italy Hub – per sostenere lo sviluppo della scienza e l’innovazione del farmaco si sta concentrando in immunologia, diabetologia, neurologia e oncologia, con un investimento annuo di circa 15 milioni di euro. Gli studi clinici attivi nel 2019 sono 74 di cui ben 9 in fase Ib/II. I trials coinvolgono oltre 300 centri e circa 1.500 pazienti”. 

 

È dall’insieme di questi tre punti chiave (integrazione culturale, innovazione, collaborazione pubblico-privato) che l’azienda e il sistema paese tutto può trarre i massimi vantaggi, anche in termini di reputazione, conclude Huzur Devletsah - e andare davvero incontro al futuro, continuando a migliorare la qualità di vita delle persone e a contribuire allo sviluppo economico del paese.”


Curarsi con i farmaci più all’avanguardia, accedere alle terapie più innovative, avere a disposizione opportunità terapeutiche impensabili fino a ieri, a prezzi sostenibili: è il futuro della salute, possibile grazie a ricerca e sviluppo delle aziende farmaceutiche, ma diventerà pienamente fruibile solo se si riuscirà a costruire un rapporto di reciproca fiducia tra la popolazione, le istituzioni pubbliche e le imprese, rendendo così possibile una virtuosa collaborazione fra pubblico e privato. Esiste infatti ancora un grosso gap fra la reputazione delle aziende farmaceutiche presso i cittadini e il loro reale valore economico, industriale e di innovazione: nonostante si tratti di uno dei settori che più spingono economia, occupazione e crescita del Paese, oltre che il più importante traino dell’innovazione scientifica, nell’immaginario collettivo di molti prevale ancora un’idea dai tratti critici. Lo dimostra un’indagine Censis, basata su un’analisi qualitativa con testimoni privilegiati, completata da quella di un campione rappresentativo di 1500 italiani - che è stata presentata oggi in occasione del convegno “Da 60 anni insieme, per la vita”, organizzato al Lilly Campus di Sesto Fiorentino alla presenza di specialisti, associazioni pazienti, istituzioni locali e nazionali in occasione del 60° anniversario dell’arrivo di Eli Lilly in Italia: i risultati rivelano che il 41% degli italiani riconosce il valore del prodotto nel migliorare la salute dei pazienti, ma il 37% ritiene che a prevalere sia la ricerca del profitto da parte delle aziende farmaceutiche. C’è inoltre un’ampia quota di cittadini (21% che sale al 29% tra coloro che hanno un titolo di studio inferiore) che non è in grado di esprimere un giudizio perché poco informata sul tema. Il 45% incolpa le aziende per i prezzi elevati e la scarsa accessibilità ai nuovi farmaci e solo il 33% considera l’industria farmaceutica positiva grazie al ruolo di primo piano in ricerca e innovazione.

 

Dallo studio sulla reputazione delle aziende farmaceutiche _ spiega Concetta M. Vaccaro, Responsabile Area salute e welfare della Fondazione Censis - è emersa una immagine sociale polarizzata, confermata anche dai risultati di una indagine sulle opinioni degli italiani, in cui è ampiamente presente il riconoscimento del valore sociale delle aziende, che fatica però a diventare prevalente e rimane sullo sfondo di una connotazione in cui prevalgono le dimensioni critiche. Il vulnus reputazione è di tipo culturale ed è legato al “lucrare sulla salute” ma è anche motivato dalle carenze di comunicazione sul ruolo delle aziende nella lotta alle malattie e nella ricerca, i cui elementi distintivi rimangono sconosciuti ai più. Per questo i molti suggerimenti per migliorare l’immagine sociale delle aziende puntano sulla promozione di nuove strategie di comunicazione da parte delle aziende, improntate sulla trasparenza e l’esplicitazione del loro ruolo nella promozione della salute collettiva”.

 

In un mondo in cui la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante e l’innovazione sta fornendo strumenti sempre più precisi ed efficaci per la cura delle malattie, infatti, assorbire gli altissimi costi della ricerca e garantire a tutti i pazienti l’accesso alle terapie migliori dipenderà sempre più dalla collaborazione stretta fra pubblico e privato, che però non può prescindere da un rapporto di fiducia che si basi su una percezione realistica e priva di pregiudizio del ruolo delle aziende del farmaco.

 

L'orizzonte futuro della Sanità presenta grandi cambiamenti – interviene Nello Martini, direttore della Fondazione Onlus Ricerca e Salute –. Abbiamo di fronte la medicina rigenerativa, per esempio con la terapia genica, che cambia il paradigma dal trattamento alla cura one-shot; la medicina di precisione o personalizzata, che in oncologia per esempio è basata sul modello mutazionale e sulla disponibilità di nuovi farmaci oncologici attivi sulla mutazione indipendentemente dalla sede del tumore; la medicina della cronicità – multimorbidità, che riassorbe il 70-80% delle risorse programmate del Fondo Sanitario Nazionale, per cui è necessario gestire i costi assistenziali integrati dell'intero processo assistenziale (PDTA) superando la gestione a silos. Tutte queste sfide si possono affrontare solo ripensando il modello del sistema-salute e rivedendo i metodi di governance sanitaria, altrimenti non sarà possibile erogare le cure, non solo per i costi ad esse associati, ma anche per l’assenza di un sistema in grado di erogarle in maniera funzionale”.

 

Per riuscire a costruire un nuovo modello di sanità, capace di confrontarsi con le istanze del futuro, serve perciò una stretta partnership fra pubblico e privato, che non risponda però a criteri del passato, ma si basi su una nuova fiducia fra le parti, da ricostruire con una più realistica narrazione del valore delle aziende farmaceutiche presso la popolazione e tutti gli stakeholders.

 

 

Guardando al futuro, il notevole miglioramento della salute, della longevità e dei progressi scientifici nella scienza forniscono il substrato per conquiste sempre più significative nel benessere umano – conclude Huzur DevletsahAD e Presidente di Lilly Italy Hub –. La sfida più grande è far sì che l'innovazione diventi una reale opportunità per migliorare la qualità della vita del maggior numero possibile di pazienti. Per far questo dobbiamo costruire insieme, noi dell’industria farmaceutica, i pazienti, le istituzioni, la classe medica, un sistema olistico centrato sul paziente: solo dalla sinergia tra tutti gli attori del sistema potrà nascere un modello in grado di generare soluzioni di valore per il bene comune”.

 



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