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Strappato alla famiglia e abusato sessualmente in comunità

scritto da: Tiziana Bonazza | segnala un abuso


Si è tenuto nei giorni scorsi davanti alla Casa “ai Colli” di Padova, una manifestazione pacifica con volontari e genitori. Il luogo è stato scelto in quanto è il luogo dove è in cura Giulio e luogo di somministrazione della terapia farmacologica. Come mai questa protesta? Continua ad allungarsi la lista delle denunce di sottrazioni superficiali o illecita di bambini alla famiglia sulla scia del “caso Bibbiano”. Questo accade in Veneto, nella provincia di Venezia. In questi giorni una mamma si è rivolta al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per chiedere aiuto: «Me lo hanno tolto, lo hanno rovinato, è stato abusato sessualmente. Ora dicono che è colpa mia.» Questo è l’urlo di dolore di una mamma che si è fatta coraggio e ha deciso di denunciare. Strappato alla famiglia e abusato sessualmente in comunità. Tolto al genitore perché la madre non “appare” in grado di farsene carico. In comunità viene abusato sessualmente ma l’equipe decide di “non dare particolare peso alla cosa”. Giulio (nome di fantasia) è stato strappato alla famiglia nel giugno del 2013. Nel decreto si legge che «la madre, pur impegnandosi con il figlio, non appare in grado di occuparsene in modo adeguato.» Il Tribunale decide quindi di strapparlo ai suoi affetti e collocarlo in struttura. Da allora i rapporti della mamma e del papà (che sono separati) con Giulio sono molto limitati e con il passare del tempo vengono sempre più ridotti, senza che venga eseguito nessun progetto di rientro come richiesto nel 2016 dal Tribunale. Nel 2016 Giulio racconta di essere stato abusato sessualmente da un compagno un anno e mezzo prima. Ma questo non viene preso in considerazione. Nella relazione dei Servizi si legge: «considerando anche che, all’epoca del presunto episodio, i due erano in giovanissima età (…) l’equipe ha deciso di non dare peso alla cosa.» Peccato che l’equipe non abbia dato peso nemmeno a ciò che si configurerebbe come violazione dell’obbligo di vigilanza da parte di chi, per ordine del Tribunale, doveva appunto rimediare alla presunta incapacità della mamma di "occuparsi del figlio in modo adeguato”. Quando il ragazzino ha rivelato tutto anche alla mamma, lei ha preteso spiegazioni e ha sporto denuncia (respinta in quanto presentata oltre i termini di legge). «Ma inspiegabilmente da allora,» rivela l’avvocato Francesco Miraglia, «i Servizi sociali hanno deciso di spostare il ragazzino in una nuova comunità educativa, asserendo che il bambino non voglia rimanere con la mamma e che manifesti disagio al rientro dai fine settimana trascorsi insieme. Guarda caso, appena la madre ha messo in dubbio l’operato degli educatori, il bambino non sta più bene con lei. In questi anni di comunità numerose volte il figlioletto era comparso coperto di lividi e morsi ed era dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso per fratture e contusioni. Alle domande della donna, gli operatori hanno sempre risposto che si era fatto male a causa della sua iperattività. Quando poi è emerso l’episodio di abuso da parte di un altro ragazzino, gli operatori si sono limitati a fare loro un discorso e a tenerli controllati.» Come non bastasse, il ragazzino che è stato diagnosticato iperattivo, è stato messo sotto terapia farmacologica con il Ritalin, come se non si volesse vedere il problema che crea il reale disagio di questo minore. Ma dove sono finiti i Diritti Umani? Si tratta ancora di qualche tipo di schiavitù? Persone come Mahatma Gandhi, L. Ron Hubbard, Martin Luther King, sostenitori del rispetto umano, cosa farebbero in questi casi?


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