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Avv. Marco Carra: sì al salario minimo

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Avv. Marco Carra: sì al salario minimo
Dobbiamo ritornare a mettere il lavoro e la dignità dei lavoratori al centro dell’agenda politica, anche perché come dice l’art. 1 della Costituzione, siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Uno dei modi per farlo è certamente l’istituzione del salario minimo, ma non , a mio avviso, con una cifra prestabilita per legge (c’è infatti la proposta di 9 euro lordi l’ora). Se, finora, non è mai stato inserito in Italia, è perché, a differenza di molti altri Paesi, il nostro, per la maggior parte, ha una copertura data dalla contrattazione sindacale, ossia i livelli retributivi sono fissati dai Contratti collettivi nazionali di lavoro. Il problema dell’evasione contrattuale è reale e particolarmente penoso in alcuni settori (agricoltura, ristorazione, spettacolo), territori (ampie parti del Sud) e per alcune tipologie lavorative (immigrati, finti-autonomi). Un lavoro povero, dovuto anche all’abuso di part-time ridottissimi, atipicità fittizia e grave discontinuità dell’impiego. Ma quanti italiani oggi guadagnano meno di nove euro lordi l’ora, tutto compreso (ferie, tredicesima, eccetera eccetera)? I conti li hanno fatti Inps e Istat. Viene fuori che il 22% dei dipendenti (2,9 milioni di persone) intasca di meno. Il punto è che in Italia i contratti firmati da sindacati e associazioni veramente rappresentative si stima siano in tutto circa 250, mentre il totale dei contratti nazionali censiti ammonta a ben 888. Sono i cosiddetti contratti pirata, firmati da organizzazioni che non rappresentano nessuno o quasi e il cui principale obiettivo è abbassare i compensi. Sembra una barzelletta, ma esiste un contratto nazionale (pirata) persino per i coach e gli emotional manager o per gli sfasciacarrozze. Se i contratti pirata venissero eliminati, la stragrande maggioranza di quel 22% di dipendenti avrebbe un salario minimo definito attraverso un contratto nazionale da sindacati e associazioni di imprese più rappresentativi, al quale dovrebbe essere riconosciuto valore universale (erga omnes) e quindi obbligatorio per tutti. In questo modo sarebbe garantita la dignità dei lavoratori. E’ chiaro che possono residuare tipologie di lavori scoperti dalla contrattazione, soprattutto in settori di nicchia non rappresentati. E qui, e solo qui, si ravvisa l’opportunità di fissare un salario minimo. Ma non predefinito per legge nel suo ammontare preciso. Un sistema, invece, che ha funzionato in molti Paesi ( ad esempio Francia, Germania e Regno Unito) è quello che delega la definizione del salario minimo a una commissione indipendente, di cui fanno parte rappresentanti sindacali e datoriali. Mi sembra di buon senso e pienamente applicabile anche da noi. L’art. 36 della Costituzione dispone che la retribuzione debba essere proporzionata al lavoro svolto, e in ogni caso sufficiente a garantire una vita dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia. Mi auguro che il Governo trovi rapidamente una soluzione per l’applicazione del salario minimo, con il massimo coinvolgimento delle parti sociali, dando valore legale nei confronti di tutti ai contratti stipulati dalle organizzazioni più rappresentative, in modo da smettere di trattare certi lavoratori come merce e non come persone che hanno il diritto-dovere di lavorare per mantenersi e mantenere le proprie famiglie in maniera dignitosa

lavoro | salario minimo | marco carra |



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