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Evoluzione dell’indice di mortalità (1991-2004) antonio valente anas

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Evoluzione dell’indice di mortalità (1991-2004) antonio valente anas

 

L’analisi dell’incidentalità in Italia non può prescindere da una sua quantificazione preliminare in termini sia di numero d’incidenti, sia di evoluzione temporale, sia di valutazioni più articolate per utenti, veicoli coinvolti e tipologia di strada. Per far ciò, si deve far ricorso ai più recenti dati ISTAT disponibili che consentono di tracciare un quadro sintetico, ma comunque significativo del fenomeno.

 

Tali dati evidenziano nel 2004 un numero complessivo di 224.553 incidenti che hanno causato la morte di 5.625 persone e il ferimento di oltre 316.000: ciò vuol dire che ogni giorno, mediamente, si sono verificati circa 614 incidenti stradali, con la morte di 15 persone e il ferimento di 867. Rispetto l’anno precedente, si è registrato un sostanziale miglioramento con una generale diminuzione di tutti i valori (con percentuali comprese tra il -3,1% del numero d’incidenti e il -7,3% di quello dei morti), a conferma di un trend cominciato nel 2002, seppur con percentuali differenti, quando fu registrato un totale d’incidenti, morti e feriti superiore rispettivamente di circa 14.800, 1.100 e 25.000 unità.

 

Sicuramente, il motivo principale di questa riduzione è da ricondurre all’introduzione con il DL n. 151 del 27 giugno 2003 (convertito con la legge n. 214 del 1 agosto 2003) della cosiddetta “patente a punti” - con l’inasprimento delle sanzioni per chi commette particolari violazioni delle norme di comportamento - soprattutto nella sua prima fase di applicazione dove è stato certo maggiore l’effetto deterrente.

 

 

L’evoluzione temporale

L’analisi di lungo termine del fenomeno mostra invece come dal 1991 al 2004 ci sia stata, pur con qualche oscillazione, da un lato una crescita sensibile di oltre il 31% del numero d’incidenti e di feriti, dall’altro la marcata riduzione del numero dei morti (-25%).

 

Incidenti stradali, morti e feriti (1991-2004)

ANNI

Incidenti

Morti

Feriti

Indice di mortalità (*)

1991

170.702

7.498

240.688

4,4

1992

170.814

7.434

241.094

4,4

1993

153.393

6.645

216.100

4,3

1994

170.679

6.578

239.184

3,9

1995

182.761

6.512

259.571

3,6

1996

190.068

6.193

272.115

3,3

1997

190.031

6.226

270.962

3,3

1998

204.615

6.342

293.842

3,1

1999

225.646

6.688

322.999

3,0

2000

229.034

6.649

321.796

2,9

2001

235.409

6.691

335.029

2,8

2002

239.354

6.739

341.660

2,8

2003

231.740

6.065

327.324

2,6

2004

224.553

5.625

316.630

2,5

Fonte: ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

(*) rapporto tra il numero di morti e numero d’incidenti moltiplicato 100

 

Questo andamento è descritto anche dai grafici successivi

 

Evoluzione degli incidenti stradali e dei morti (1991-2004)

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

Evoluzione degli incidenti stradali e dei morti (1991-2004) – Anno base 1991 = 100

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

Dalla valutazione dell’evoluzione temporale dei dati precedentemente riportati, emerge pertanto la diminuzione progressiva e costante della gravità degli incidenti, espressa dall’indice di mortalità (numero di morti ogni 100 incidenti), sceso dal 4,4% del 1991 al 2,5% del 2004.

 

Evoluzione dell’indice di mortalità (1991-2004)

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

 

Gli utenti della strada coinvolti

La distinzione per categoria di utente della strada evidenzia come i conducenti dei veicoli coinvolti rappresentino circa i 2/3 dei decessi e dei feriti per incidente, mentre, ad esempio, i pedoni (vale a dire l’utenza debole) sono il 5,8% dei feriti, ma quasi il 13% dei morti, a conferma del maggiore livello di rischio corso da questi ultimi (inteso come rapporto percentuale tra numero di morti e di feriti).

 

Morti e feriti per categoria di utente (2004)

Utenti

Morti

 

Feriti

Morti x 100 feriti

numero

%

 

numero

%

Conducenti

3.750

66,7

 

219.384

69,3

1,7

Trasportati

1.165

20,7

 

78.961

24,9

1,5

Pedoni

710

12,6

 

18.285

5,8

3,9

Totale

5.625

100,0

 

316.630

100,0

1,8

Fonte: ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

I dati ISTAT sottolineano inoltre come tra i conducenti la maggior parte dei morti interessi in genere le fasce di età più giovani: infatti, nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni si sono avuti 481 morti, seguita da quella tra 30 e 34 anni (461 morti) e da quella tra 21 e 24 anni (395 morti).

 

Per quanto riguarda invece la mortalità per categoria veicolare, il maggior numero di morti (quasi 3.300 su un totale di 5.625, corrispondenti al 58,6%) viaggiava su autovetture. Anche i veicoli a 2 ruote hanno un peso rilevante all’interno di queste statistiche con oltre 1.550 morti, di cui, più specificatamente, più di 1.100 (20,3%) su motocicli e 409 (7,3%) su ciclomotori: a questi, devono essere inoltre aggiunti i morti in bicicletta che, secondo le rilevazioni effettuate, hanno raggiunto nel 2004 le 300 unità, sottolineando l’entità di un fenomeno forse sottovalutato.

 

Morti per categoria veicolare (2004)

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

Morti per categoria veicolare (2004) - Composizione percentuale

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

 

Le principali cause d’incidente

Sebbene gli incidenti siano causati da differenti e numerosi fattori, ognuno con la propria rilevanza specifica, tutti possono essere comunque ricondotti all’insieme conducente–veicolo-strada. In quest’ottica, secondo i dati raccolti dall’ISTAT, il 91,1% degli incidenti stradali è stato imputabile al comportamento scorretto del conducente alla guida: tra questi, si sottolinea l’incidenza soprattutto della guida distratta o dell’andamento indeciso (per il 15,1% del totale), dell’eccesso di velocità (12,2%) e del mancato rispetto della distanza di sicurezza (11,4%). Pur rappresentando appena il 2% del totale, bisogna porre particolare attenzione anche ai fattori legati ad uno stato psico-fisico del conducente alterato, tra cui, ad esempio, l’ebbrezza da alcool (4.140 casi pari al 72% della categoria), il malore improvviso ed il colpo di sonno (1.095 casi pari al 19%).

 

Per quanto riguarda la componente infrastrutturale, in appena il 4% dei casi la causa era riconducibile allo stato delle strade, mentre soltanto in 726 eventi incidentali (lo 0,3% del totale) ci sono stati difetti o avarie dei veicoli.

 

Cause accertate o presunte d’incidente stradale (2004) - Composizione percentuale

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

Gli incidenti per tipologia di strada

Per quanto riguarda la distribuzione dell’incidentalità per tipologia di strada, le città sono i luoghi dove si registra il maggior numero d’incidenti e di feriti: nel 2004, infatti, sulle strade urbane si sono verificati 169.893 incidenti (il 75,7% del totale) con 227.545 feriti (il 71,9% del totale).

 

Incidenti per tipologia di strada (2004) - Composizione percentuale

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

Pur con percentuali diverse, lungo le strade urbane si è anche avuto il maggior numero di morti con 2.310 unità (corrispondenti in termini relativi al 41,1% del totale), seguite dalle strade provinciali con 1.178 morti (20,9%), e da quelle statali e regionali con 1.173 morti (20,9%). Questa sensibile differenza a livello percentuale è legata alla gravità degli impatti ed è sostanzialmente riconducibile alla diversa velocità dei veicoli, sicuramente più contenuta in ambito urbano; il rapporto tra numero di decessi ed incidenti fa emergere pertanto la maggiore pericolosità delle strade provinciali, statali e regionali, nonché di quelle comunali extraurbane.

 

Morti per tipologia di strada (2004) - Composizione percentuale

Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT (“Statistica degli incidenti stradali”, 2005)

 

La sicurezza sulla rete autostradale a pedaggio

Nell’ambito specifico della sicurezza stradale e dei risultati conseguiti dagli operatori italiani della rete autostradale a pedaggio, si riportano le più significative e recenti statistiche disponibili.

In riferimento alla mortalità registrata lungo la rete autostradale a pedaggio, nel seguito sono disponibili gli andamenti del valore assoluto e del tasso che mette in relazione il numero di decessi a seguito di incidente con i relativi flussi veicolari; queste statistiche evidenziano, insieme ad un importante diminuzione del numero dei decessi, un significativo trend di decremento dei tassi di mortalità in autostrada[1].

In particolare, nel periodo 2000-2006, sulla rete AISCAT si è registrata una riduzione dei valori assoluti dei decessi pari ad oltre il 23% e una riduzione in termini di tasso di mortalità pari a quasi il 35% (cfr. Tabella I); la diminuzione dei valori assoluti di mortalità è, tra l&

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