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TASSA DI SOGGIORNO: A VENEZIA PESA PER CIRCA L’8% DELLE ENTRATE TRIBUTARIE, MA SENZA IL GETTITO DEL CASINO’ MUNICIPALE IL VALORE SALIREBBE CIRCA AL 27%

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 Più dell'8% delle entrate tributarie del Comune di Venezia , questo l'ammontare della tassa di soggiorno se la Serenissima l'avesse già applicata per tutto il 2010. Un valore destinato a salire fino quasi al 27% se si escludesse il gettito del Casinò Municipale. Il dato emerge dallo studio del Cesdoc, Centro Studi dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia che analizza l’impatto economico dell’introduzione della tassa di soggiorno nei capoluoghi veneti. La ricerca ha analizzato dati provenienti da fonte “Elaborazioni della Regione Veneto - Direzione Sistema Statistico Regionale su dati Istat - Regione Veneto”, Servizio Statistica e Ricerca - Comune di Venezia, portale Turismo Padova - Comune di Padova, sui flussi turistici dell'anno scorso. Fino ad ora sono soltanto due i comuni capoluogo del Veneto che adottano questa imposta: a Venezia é in vigore dal 24 agosto 2011 e a Padova dal 1 settembre 2011. Nel Capoluogo lagunare gli importi della tassa di soggiorno variano in base alla stagionalità (diverse per alta e bassa stagione, seppure quest'ultima duri ben 257 giorni per l’anno 2010), all'ubicazione della struttura ricettiva (Venezia centro storico, Isole, Terraferma) e in base alla tipologia di esercizio ricettivo (si distingue tra esercizi alberghieri ed extralberghieri, tra cui vi sono anche le strutture all'aperto, ossia villaggi turistici e campeggi). Si ipotizza una tariffa che consideri un valore medio ponderato alla stagionalità e ubicazione, utilizzando a seconda che venga considerato il valore più basso oppure il valore più elevato relativo ai singoli esercizi ricettivi una cosiddetta “tariffa minima” ed una “tariffa massima”.

Considerando le presenze del 2010, tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, se si fosse applicata l’imposta di soggiorno con “tariffa minima” gli introiti sarebbero stati pari a 14.862.252,38 euro, mentre adottando una “tariffa massima”, la cifra sarebbe lievitata fino a sfiorare i 20 milioni di euro (19.675.387,80). Un valore pari all’8,41% delle entrate tributarie del Comune di Venezia.
Per Massimo Miani, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia “  La tassa di soggiorno riveste un peso significativo in città ad alta vocazione turistica ed indubbiamente può rappresentare la fonte per finanziare interventi in materia di turismo che oltre a sostenere l’attività ricettiva garantirebbero manutenzione, fruizione e recupero di beni storico artistici locali. Un patrimonio di eccellenze che rende unico il nostro Paese nel mondo.”
Lo studio del Cesdoc ha inoltre calcolato gli introiti per gli altri capoluoghi regionali e per un comune di ciascuna provincia ad alta vocazione turistica, ipotizzando un duplice scenario, qualora si scegliesse la tariffa di Venezia oppure quella di Padova.
Per la Provincia di Venezia si analizzano due realtà turistiche: Chioggia e Jesolo. Con l’applicazione della tassa di soggiorno con “tariffa massima” Venezia, Chioggia con 2.099.689 presenze nel 2010, tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, avrebbe riscosso 2.231.235,06 euro, pari al 24% delle entrate tributare. Per Jesolo con i suoi quasi 5 milioni di presenze turistiche registrate l’anno scorso, tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, il gettito derivante dalla tassa di soggiorno sarebbe di 9.076.226,82 euro, pari al 45% delle entrate tributarie.
I costi delle città turistiche, per la loro specificità, sono di gran lunga maggiori di quelli di una città normale – sottolinea Massimo Da Re coordinatore del Cesdoc, - Con la tassa di soggiorno, non solo i capoluoghi, ma anche le piccole città turistiche e d’arte del Veneto, spesso con poche finanze a disposizione per la promozione, possono investire nuove risorse per mantenere alta l’offerta qualitativa dei propri territori”. 
Per quanto riguarda l'altro comune dove tuttora è in vigore, Padova, se avesse applicato la sua tassa nel 2010 avrebbe avuto introiti per 2.387.024 euro di cui 2.265.119 derivanti dagli esercizi alberghieri e 121.095 provenienti dagli extralberghieri. La tassa di soggiorno del capoluogo euganeo, rispetto a quella in vigore a Venezia, è più semplificata, non fa differenze fra zone e non risente della stagionalità, ed incide soltanto per circa il 2% delle entrate tributarie.
Passando ai capoluoghi regionali senza tassa di soggiorno, la città di Belluno in riferimento alle sue 69.237 presenze nel 2010, di cui 49.901 presenze negli esercizi alberghieri (pari al 72,07% del totale presenze) e 19.336 presenze negli esercizi extralberghieri (pari al 27,93% del totale presenze), tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, avrebbe incassato con la “tariffa massima” di Venezia 162.492,35 euro, mentre con quella padovana 139.055,50 euro.
In ordine crescente, Rovigo che nel 2010 ha registrato nei suoi esercizi 78.037 presenze, di cui 61.923 negli esercizi alberghieri (pari al 79,35% del totale presenze) e 16.114 negli esercizi extralberghieri (pari al 20,65% del totale presenze), tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, avrebbe avuto un introito pari a 152.643,86 euro con la tariffa veneziana e 152.735 con quella padovana.
Segue la città di Treviso, i cui flussi nel 2010 hanno segnato 249.969 presenze, di cui 187.671 negli esercizi alberghieri (pari al 75,08% del totale presenze) e 62.298 negli esercizi extralberghieri (pari al 24,92% del totale presenze). Numeri che, applicando la tariffa di soggiorno “massima” veneziana, tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, avrebbero portato al capoluogo della Marca 557.051,74 euro, e nel caso di applicazione della tariffa padovana 521.658 euro.
 I numeri si fanno più consistenti con ipotesi su Vicenza. Su una base di 377.833 presenze nell’anno scorso, di cui 302.239 negli esercizi alberghieri (pari al 79,99% del totale presenze) e 75.594 negli esercizi extralberghieri (pari al 20,01% del totale presenze), tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, il capoluogo vicentino avrebbe avuto un introito di 840.524,33 euro applicando la tassa di soggiorno “massima” veneziana e di 800.054,50 con la tariffa padovana.
Decisamente più importanti gli introiti di Verona. Il capoluogo scaligero in virtù delle sue 1.391.698 presenze nel 2010 di cui 984.251 negli esercizi alberghieri (pari al 70,72% del totale presenze) e 407.447 negli esercizi extralberghieri (pari al 29,28% del totale presenze), tenuto conto della modalità di calcolo della tassa, avrebbe avuto con la tariffa “massima” veneziana un introito di 2.873.530,72 euro, cifra che scenderebbe a 2.611.279,50 euro con la tariffa padovana.

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