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Revoca Autostrade, Vito Gamberale: “Punire sommariamente i Benetton penalizza gli azionisti”

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In una lettera al "Corriere della Sera" Vito Gamberale, ex Amministratore Delegato del Gruppo Autostrade, critica l'ipotesi di revoca delle concessioni contenuta nel Milleproroghe del Governo italiano per il 2020.

Vito Gamberale

Revoca concessioni autostradali: il commento di Vito Gamberale

Attualmente Presidente di Iterchimica, società leader nella produzione e commercializzazione di additivi per pavimentazioni stradali, Vito Gamberale è il manager che nel 2000 ha dato vita al Gruppo Autostrade, ricoprendo il ruolo di Amministratore Delegato fino al 2006, anno in cui lascia la posizione non condividendo il progetto di fusione con la società spagnola Abertis voluto dalla proprietà. Il 3 gennaio scorso il "Corriere della Sera" ha pubblicato una lettera contenente la sua opinione in merito alla revoca delle concessioni che potrebbe colpire Autostrade per l'Italia S.p.A., controllata dal Gruppo Atlantia della famiglia Benetton: in seguito alla tragedia del Ponte Morandi nel 2018 e all'ultimo crollo di parte della volta della galleria Berté sulla A26 avvenuto il 30 dicembre, le polemiche sui mancati controlli da parte di Aspi si sono fatte sempre più incidenti, fino alla decisione del Governo italiano di inserire nel nuovo Milleproroghe l'avvio del percorso di revoca. "L'inchiesta della Procura di Genova si avvia alla chiusura. Ho maturato la percezione (diretta) che sia condotta con rigore, ma senza furore - scrive Vito Gamberale - c'è in quei magistrati la responsabilità di dare giustizia ai 43 morti che sentono sulle loro spalle; ma c'è anche la convinzione di non inseguire un giustizialismo di facciata. E riconoscere ciò, per me, non è proprio naturale!". La principale critica dell'ex dirigente di Aspi è proprio quella di sottostare ad una giustizia del popolo piuttosto che osservare le leggi vigenti, che esistono anche per tutelare tutti gli attori coinvolti: "Il processo ormai è vicino: sarà la sede in cui maturerà la «verità» più prossima alla realtà. Ci saranno i testi dell'accusa; quelli della difesa; ci saranno anche i testi che la Corte riterrà opportuno aggiungere. Perché allora una giustizia di piazza deve precedere la giustizia competente? Come insegna la storia, la giustizia in piazza non è reclamata dalla piazza; serve solo a qualcuno per rafforzare il proprio potere del momento, salvo poi trovare la ghigliottina per se stesso, dietro l'angolo. Punire sommariamente i Benetton significherebbe punire tutti gli altri azionisti di Atlantia, che come quote sono circa 3 volte i Benetton. Cioè per punire uno, da nessuno inquisito, si uccidono altri 3 innocenti! E l'altro azionariato comprende il mercato, ossia i risparmiatori, i cittadini; ma anche investitori istituzionali come Crt; investitori istituzionali esteri che hanno investito nel nostro Paese e che è auspicabile che continuino a crederci". Il Presidente di Iterchimica porta l'esempio del caso della compagnia aerea Itavia, che subì lo stesso trattamento dal Governo dopo la morte di 81 persone in un incidente aereo nel 1980 causato, secondo le accuse, da mancata manutenzione: "La decisione colpì la proprietà, la famiglia Davanzali. Questa decisione ritardò la vera giustizia che è emersa nei decenni successivi. Nel 2018 (dopo circa 40 anni!) la Cassazione ha condannato il ministero delle Infrastrutture e quello degli Interni a risarcire 108 milioni di euro agli eredi della famiglia Davanzali". Un'opinione in disaccordo con le decisioni annunciate dal Governo, senza sconti per alcuna parte politica: "Il processo farà capire se mai la finanza si sia sostituita all'industria, o se la cupidigia e lo stile dei manager e la negligenza ed inadeguatezza del ministero competente abbiano prevalso. O magari riserverà altre sorprese, emergeranno altre cause. Meraviglia - conclude Vito Gamberale - in questo clima di ghigliottina in piazza, l'imbarazzo del Pd e del ministro dell'Economia; l'indecisione della stessa ministra delle Infrastrutture. Meraviglia lo stesso Presidente del Consiglio, giurista. Verrebbe da chiedersi su quale testo di dottrina giuridica è prevista una giustizia di piazza verso chi non è nemmeno indagato, verso chi è sempre stato estraneo alla gestione, verso quegli azionisti che rappresentano il risparmio italiano e le istituzioni italiane e mondiali del risparmio. Lo stesso vale per il Movimento 5 Stelle, in particolare per il ministro Luigi Di Maio, impegnato nel costruire una propria credibilità estera ed una fiducia dell'estero nel nostro Paese".

Vito Gamberale, il percorso professionale del manager alla guida di TIM, Atlantia, F2i e Iterchimica

Originario di Castelguidone, in Abbruzzo, Vito Gamberale si laurea nel 1968 in Ingegneria Meccanica presso l'Università La Sapienza di Roma: dopo un'importante carriera in Eni, per la quale ricopre il ruolo di Amministratore Delegato e Presidente di alcune società del Gruppo, nel 1991 viene nominato Amministratore Delegato di SIP e nel 1995 guida la nascita di Telecom Italia Mobile, che con la sua gestione diventerà leader mondiale della telefonia mobile. Dal 1998 al 2000 è Presidente di 21 Investimenti e, dopo la parentesi come Amministratore Delegato di Autostrade, fonda F2i, il più importante Fondo di investimenti italiano per il comparto infrastrutturale che lo vedrà nuovamente nel ruolo di AD per 7 anni. Vito Gamberale ad oggi è azionista e Presidente di Iterchimica, leader nella produzione e commercializzazione di additivi per pavimentazioni stradali: dopo una sperimentazione durata 3 anni, la società ha brevettato Gipave, un prodotto a base di grafene che secondo i risultati aumenta la durata dell'asfalto e dunque della pavimentazione stradale fino al 250%. Nel 2019 il nuovo asfalto al grafene è stato utilizzato con successo su alcuni tratti della Ardeatina, circa 500 metri della Strada Provinciale 35 Milano-Meda e altri 600 sulla strada provinciale 40 a Lacchiarella.

Vito Gamberale |



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