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«Ci voleva il coronavirus perché l’Italia scoprisse lo smart working»

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«Ci voleva il coronavirus perché l’Italia scoprisse lo smart working»

I territori interessati dal coronavirus scopriranno finalmente cos’è lo smart working. Al fine di contenere e gestire l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Consiglio dei Ministri, attraverso il DPCM 25/02/2020, ha previsto l’attivazione della modalità “lavoro agile” «applicabile in via provvisoria fino al 15 marzo 2020, per i datori di lavoro aventi sede legale o operativa nelle regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria, e per i lavoratori ivi residenti o domiciliati che svolgano attività lavorativa fuori da tali territori, a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza di accordi individuali».
«Lo smart working è uno strumento con cui le aziende di nuova concezione organizzano il lavoro - spiega Paolo Panuccio, titolare di Dry Wall System -. Nell’emergenza coronavirus, lo smart working ricopre una duplice e fondamentale valenza: limitare il contagio tra la popolazione e non paralizzare l’economia delle zone in cui il virus è in diffusione. Da imprenditore, credo profondamente nello smart working e auspico che la politica contribuisca in maniera significativa alla sua affermazione, anche dopo questo non facile periodo. A mio giudizio - aggiunge - il “lavoro agile” potrebbe contribuire a risollevare le sorti economiche dell’Italia. Come? I dipendenti in smart working, relativamente alla professione, dimostrano di avere un grado più elevato di soddisfazione rispetto ai tradizionali lavoratori. Più coinvolgimento personale, meno spreco di tempo e perché no anche meno inquinamento per la riduzione di spostamenti si traducono in un’accelerazione per l’economia del Paese».
Dry Wall System è un’azienda di deumidificazione e impermeabilizzazione in costante movimento che opera sull’intero territorio italiano. Questa necessità di flessibilità lavorativa si è tradotta, già da qualche anno, nella possibilità per dipendenti e collaboratori di non doversi recare necessariamente in ufficio.
«Per noi lo smart working si è dimostrata una scelta vincente - continua Paolo Panuccio -. Attraverso i sistemi tecnologici più avanzati, riusciamo a mettere in rete le competenze di più profili senza dover fissare incontri di persona. Così succede che i tecnici possano muoversi con più libertà sui cantieri, che siano a Milano, Roma, Napoli, e a partecipare ai progetti con pareri e contribuiti semplicemente con l’ausilio di un computer portatile; si pensi ad esempio alla stesura di un preventivo per il risanamento di un locale colpito da umidità di risalita o infiltrazioni».

coronavirus | smart working | economia | imprese | drywallsystem |



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