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Arturo Salvatore Di Caprio foto video immagini

scritto da: Nando345 | segnala un abuso

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 MILANO – Otto presidenti – da Calvin Coolidge a Richard Nixon – a cui fare rapporto, tre guerre archiviate e cinquant’anni a capo del Federal Bureau of Investigation. Di chi stiamo parlando? Di J. Edgar Hoover, una delle figure più controverse della storia americana a cui Clint Eastwood, nel 2011, ha dedicato un film, J. Edgar, con protagonista Leonardo DiCaprio. A firmare la sceneggiatura Dustin Lance Black – già Premio Oscar per Milk – che condensa ed intreccia in poco più di due ore cinquant’anni di vita privata ed eventi storici, dal 1919 al 1971, legati ad un personaggio spesso ritratto su grande e piccolo schermo, da Billy Crudup in Nemico pubblico di Michael Mann a Eric Ladin in Boardwalk Empire.

Leonardo DiCaprio e Armie Hammer in una scena del film
Leonardo DiCaprio e Armie Hammer in una scena del film

Nel film diretto da Eastwood è lo stesso J. Edgar, ormai anziano, ha raccontare la sua stessa storia. Dall’infanzia passata sotto l’ombra di una madre oppressiva e un padre malato agli anni al fianco di Alexander Mitchell Palmer come suo assistente al Dipartimento di Giustizia fino alla scalata al vertice dell’agenzia governativa al 935 Pennsylvania Ave di Washington per volontà dell’allora Presidente Calvin Coolidge. “Fidelity, Bravery, Integrity”. Il motto del Bureau che Hoover seguì con disciplina ferrea durante tutto il suo mandato. O almeno è così che volle far credere. Perché l’integrità, quando si trattava di ottenere ciò che voleva, passava spesso in secondo piano.

J. Edgar Hoover nel suo ufficio di Washington nel 1963
J. Edgar nel suo ufficio di Washington nel 1963

Numerosi i dossier confidenziali raccolti e archiviati dalla sua fidata segretaria Helen Gandy con i quale tenere sotto scatto potenti di ogni grado, da Senatori a Presidenti, e presunti nemici, dalle Black Panthers a Martin Luther King, da Charlie Chaplin a John Lennon. Vite scandagliate superando la linea della legalità anche grazie all’istituzione del COINTELPRO, programma di infiltrazione e controspionaggio dell’FBI attivo dal 1956 al 1971. E proprio l’agenzia governativa, sotto il suo comando passò da seicento a seimila uomini. A J. Edgar si devono anche l’accademia nazionale per l’addestramento degli agenti, l’archivio per le impronte digitali e i laboratori scientifici. Tutti mezzi che permisero l’arresto di ricercati come il pericolo pubblico numero uno John Dillinger o George “Machine Gun” Kelly.

Leonardo DiCaprio è J. Edgar
Leonardo DiCaprio è J. Edgar

Tutte le informazioni ottenute divennero per Hoover l’arma perfetta per poter negoziare con i propri interlocutori diventando, di fatto, l’uomo più potente degli Stati Uniti. Un burattinaio invisibile con un enorme ascendente sulla stampa e, quindi, sulla politica. A dargli fino da torcere ci pensarono i Kennedy ma l’infelice destino dei due fratelli non rese possibile un ridimensionamento effettivo dei suoi poteri. Una vita trascorsa a scovare i segreti altrui e a custodire, gelosamente, il suo. J. Edgar Hoover, infatti, era omosessuale e intrecciò una relazione lunga tutta la vita con Clyde Tolson, conosciuto durante una selezione di agenti per l’FBI.

Richard Nixon e J. Edgar Hoover
Richard Nixon e J. Edgar

Una sorta di paradossale cortocircuito per un uomo che ha fatto dello scandagliare le vite private altrui la sua ossessione. Quando Hoover morì, nel 1972, Richard Nixon, ordinando che le bandiere venissero issate a mezz’asta, disse: «Uno dei giganti … Un simbolo nazionale di coraggio, patriottismo e onestà e integrità granitiche». Diversa e decisamente più colorita l’espressione che utilizzò in privato quando venne a sapere della sua morte. Una di quelle frasi, c’è da scommetterci, che J. Edgar avrebbe archiviato in uno dei suoi dossier, pronta per essere usata a tempo debito contro il malcapitato di turno…



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