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- Brusciano, Festa della Mamma in tempo di pandemia e nostalgie sociali. (Scritto da Antonio Castaldo)

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- Brusciano, Festa della Mamma in tempo di pandemia e nostalgie sociali. (Scritto da Antonio Castaldo)


Brusciano, Festa della Mamma in tempo di pandemia e nostalgie sociali. (Scritto da Antonio Castaldo)

 

Brusciano, 9 maggio 2020, “Festa della Mamma”, appena permesso subito in visita al Cimitero comunale, a pregare sulla tomba dei propri cari, dopo due mesi di quarantena per l’emergenza sanitaria Covid 19. “È una giornata speciale, che quest’anno abbiamo voglia di festeggiare ancor di più. I miei auguri alle mamme -ha scritto sulla sua pagina FB il Sindaco Avv. Giuseppe Montanile- che hanno sofferto la lontananza dai propri figli, a quelle che hanno lottato per loro. E un augurio speciale alle donne che sono diventate mamme durante questa emergenza”. 

Il poeta Tonino Castaldo ha così esternato, pensando alla sua, gli auguri alle mamme “Mi tenevi per mano/mi portavi nel cuore/poi guardavi lontano e pensavi all’amore./Tutto ciò che ho imparato,/indelebile scritto/io ce l’ho conservato/qui nel petto./Il ricordo che infiamma,/che possa ricordare/ è il tuo sguardo di Mamma//caldo e colmo d’amore”. 

E’ stata una bella giornata anche per l’Italia che simbolicamente festeggia tutte le mamme con tutti i figli, nel ricongiungimento con la mamma, Francesca Fumagalli ed il resto della famiglia, dell’appena liberata figlia, dopo 18 mesi di sequestro e prigionia in Africa, la cooperante Silvia Romano. Una soddisfazione anche per lo Stato italiano, il Premier Conte ed il Ministro Di Maio, i cui servizi di intelligence non si sono mai distratti.

E dunque, tornando a Brusciano, alla speciale Festa della Mamma, alla rivisitazione delle memorie, personale, familiare e comunitaria, ecco un incontro in questi primi autorizzati contatti sociali, distanziati e “mascherinizzati” in tempo di pandemia di Covid 19, nel breve saluto con qualche amico e conoscente durante la visita cimiteriale del 9 maggio 2020.

Il piacere dell’incontro si è concretizzato con un breve scambio di pensieri con i coniugi Antonio D’Amore e Rosa Sposito, i quali hanno rammemorato la scomparsa bella tradizione bruscianese del “Tre a’ Roce”, che aveva come fulcro la “Croce di Casaromano” in Via Giovanni Esposito.

Oggi i residenti dell’antico borgo, coniugando pietà popolare e fede, come hanno testimoniato i coniugi D’Amore-Sposito, ad Antonio Castaldo, continuano a tenere pulita e addobbata con fiori e lumini la Croce posta in Via Giovanni Esposito: “con la collaborazione di Angela D’Amore “Ngiulinella a’ Puzone, Rosa Sposito, Angelina Di Palma e tanti altri residenti di Casaromano. Recentemente, l’artigiano Mimmo Romano, su incarico dell'Associazione Culturale Fronte Comune, ha riparato e protetto con cornice e vetro l’immagine sacra di Gesù posta sulla quella Croce”. Dalla pagina FB BruscianoStory, era stata diffusa l’undici gennaio 2020 la notizia di un atto vandalico sulla stessa immagine, come qui evidenziato https://www.facebook.com/bruscianostory/videos/1356733394514689/ . La cronaca di qualche anno ci ha informato sul caso della scomparsa di questo quadro nel 2006 e ricomparsa, dopo il ritrovamento in un mercatino, nel 2012 presso la Chiesa S. Maria delle Grazie, con tanto di lettera esplicativa.

Per la storia, la “Croce di Casaromano” venne collocata nell’anno 1884, quello del colera a Napoli e nel regno, debellato anche grazie all’opera di un bruscianese, il medico Camillo Cucca (Brusciano 19.10.1829-Napoli 10.3.1893) che per la sua opera fu destinatario dell’alto riconoscimento consegnatogli motu proprio dal Re Umberto I, per le preziose attività sanitarie ospedaliere svolte durante il colera a Napoli. Questo bene culturale, storico e religioso veniva restaurato nel 1999 tramite l’artista Giovanni Ortica incaricato dall’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco, Dott. Salvatore La Gatta dal 17 novembre 1997 al 30 marzo 2000, prematuramente scomparso.

Il sociologo e giornalista Antonio Castaldo, di IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali ricorda che “a Brusciano, fino alla metà degli anni ’50 dello scorso secolo, si svolgeva la popolare ‘Festa del Tre della Croce’, nel giorno del 3 di maggio di ogni anno, al ritorno del pellegrinaggio ascensionale verso il Santuario di S. Maria a Castello, a quota 435 metri del Monte Somma. Tale luogo dove venne eretto l’edificio sacro nel sec. XVII, sui resti di un castello normanno del sec. XI, riconduce anche alla figura del nobile Venerabile Carlo Carafa, di Mariglianella il quale vi trovò ritiro spirituale nel 1622. Da questo punto, per i più giovani significava proseguire per gli irti sentieri verso la Croce posta sulla cima del monte Somma, a Punta Nasone, a 1131 metri di altezza da dove poter contemplare il Vesuvio. Per quanto riguarda la festa popolare essa è sempre stata il trionfo delle tammurriate, dei balli e dei canti che fra i principali detentori della memoria e cantori storici di quest’ultimo cinquantennio annovera il valente ed amatissimo Marcello Colasurdo assiduo ospite di questo genere di manifestazioni di cultura popolare insieme al Gruppo Operaio E’ Zezi di Pomigliano d’Arco.La sera del 3 maggio 2012 ebbi il piacere di collaborare presso l’antico borgo di Casaromano con la popolana Maria Spizuoco “A Patanella” e con i soci della “Prima Sezione Fujenti della Madonna dell’Arco”, guidati dal Presidente, Felice Di Maiolo “O’ Paller” e con i residenti storici a quella che è stata l’ultima volta per la “Festa del Tre della Croce” a Brusciano con ospite l’artista Franco Alloca in arte “Red” e le animatrici Marcella e Rosa”.

Il 3 maggio il calendario liturgico celebra la festa dell’inventio crucis, il ritrovamento della croce da parte di Elena (†329), madre dell’imperatore Costantino (†337).

Colei che oggi è venerata dai cattolici come Santa Elena Imperatrice, una volta ritrovate le tre croci comprese le due dei ladroni, che erano state seppellite insieme, doveva poter riconoscere fra di esse il lignum crucis, il legno della Croce di Cristo. Allora fece esporre tutte e tre le croci sul cadavere di un giovane appena deceduto il quale, al contatto con la reliquia miracolosamente ritornava in vita. Questa è la storia raccontata da Jacopo da Varagine, in una collezione di vite di santi, “Legenda aurea”, scritta nel 1260 all’incirca, un’opera che veniva impiegata come manuale di predicazione. Tale reliquia è fortemente legata alla nascita e al proseguimento dei Pellegrinaggi in Terrasanta alimenta il culto cristiano ed effonde la sua influenza su tutta la cultura occidentale.

IESUS-Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali-Brusciano NA-IT-EU

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