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America-Cina 2020 tra elezioni americane,legge sicurezza Hongkong e caso Floyd. Intervista con l’indigena di Vancouver, Mrs. Ardith Cooper

scritto da: Legogaia | segnala un abuso


Può uno Stato applicare le proprie leggi sulla sicurezza agendo in totale autonomia? Può uno Stato intervenire sulle leggi di un altro Stato? Fino a che punto? E fino a che punto la libertà di scelta di un Paese può essere legittima? Qual è il limite entro cui si ha rispetto per i diritti umani? E se le leggi permettono atti di razzismo? Sono ancora legittimi?

In questo momento in cui in tutto il mondo tante sono le paure, tanti i dubbi e tanti i nuovi pericoli dovuti al Coronavirus e al Covid-19, le scelte politiche di ogni Stato, a volte confuse anch’esse, condizionano almeno in parte la salute degli altri Stati, oltre che il rispetto per ogni singolo cittadino, di qualunque colore sia la sua pelle. Ed ecco che molte interferenze possono presentarsi creando corto circuiti molto pericolosi per la pace mondiale.

Ci avviciniamo alle elezioni americane del 3 novembre 2020 e ad attenderle un’America molto divisa, diversa da quella del pre-Covid-19. Inoltre, il caso Floyd è ancora presente nei ricordi di tutti. Le immagini di quell’afroamericano di 46 anni, a Minneapolis, con il ginocchio di un poliziotto fisso e pesante sul collo, scaraventato per terra, disarmato, sospettato di aver usato una banconota falsa da venti dollari, a chiedere disperatamente e inutilmente aiuto, ha scatenato molta indignazione e moltissime proteste, anche violente.

Abuso di potere, razzismo, ingiustizia, dolore e morte. Tutti temi che purtroppo ritornano spesso in auge in un’America che da sempre si ritiene esempio di libertà ma che fa discutere per esempio per il diritto che dà ad ogni cittadino di possedere armi, oltre che per i tanti episodi di violenza soprattutto nei confronti di cittadini di colore.

Tutto questo, all’interno della politica portata avanti da Donald Trump, fa sì che non ci sia più molta probabilità di un secondo mandato per l’attuale Presidente.

Un incrocio di eventi, tra Coronavirus, prossime elezioni americane, caso Floyd e razzismo, tutto da approfondire.

Per questo abbiamo chiesto a Mrs. Ardith Cooper, indigena a lungo impegnata nella sua comunità per migliorare le condizioni di vita degli indiani locali, un parere sul caso Floyd, su come lo considera in relazione a tutto il recente cambiamento globale dovuto al coronavirus, al Covid-19 e alla politica portata avanti da Trump, anche rispetto alla Cina. E rispetto all’approvazione, da parte dell’Assemblea Nazionale del popolo (cioè una sorta di corrispettivo del Parlamento italiano), della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong.

Partendo dal caso accaduto a Minneapolis, siamo andati a comprendere meglio come vive questo momento storico un’aborigena d’America, uno Stato che a volte crolla in episodi come quello di Floyd e che, davanti a pandemie come quella che il mondo intero sta combattendo, sottovaluta il pericolo per poi ritrovarsi in serie difficoltà. E, nonostante questo, accusare la Cina di limitare la libertà e l’autonomia di Hong Kong.

Mrs. Cooper, in effetti, ammette di vedere la situazione attuale come un’opportunità per farsi sentire, per cercare di ottenere davvero la parità di diritti e l’uguaglianza sociale, oltre che la salvaguardia della salute e dei diritti di tutti. Soprattutto per gli afroamericani, questo, secondo la Cooper, potrebbe essere un momento per cambiare davvero, una vera “miccia per il cambiamento”. Anche molti bianchi, secondo lei, si sono resi conto di quanta mancanza di rispetto ci sia nei confronti di chi ha la pelle nera e per questo le proteste hanno visto uniti tutti quanti, neri e bianchi insieme.

In relazione al Covid-19, alla Cina e alle accuse che alcuni politici americani hanno rivolto proprio allo Stato governato da Xi Jinping, Mrs. Cooper afferma che in effetti evitare assembramenti può aiutare a contenere il virus, cosa che in America non è avvenuta perché probabilmente, dice, non è stato considerato da subito una cosa seria. E dicono che le proteste fanno male alla salute ma vogliono anche aprire il Paese, quando il Covid non è stato ancora debellato del tutto.

Insomma, uno Stato può concedere il porto d’armi a tutti e può anche dare maggior potere alla polizia, se questo avviene nel rispetto dei diritti di ogni essere umano. E nel rispetto delle leggi degli altri Paesi, come nel caso della Cina e di Hong Kong. Alcuni politici americani giudicano le misure restrittive adottate dal governo cinese una violazione dei diritti umani e le legge sulla sicurezza di Hong Kong lesiva della formula ‘un Paese due sistemi’, mentre Pechino difende la propria libertà di agire secondo le proprie leggi sul proprio territorio.

Ma il caso Floyd, esempio purtroppo non isolato, non è un’evidente mancanza di rispetto? Di un afroamericano, quindi di un essere umano?

Intervista con l’indigena di Vancouver, Mrs. Ardith Cooper,lei È stata a lungo impegnata nel lavoro della comunità locale e preoccupazione per le condizioni di vita degli indiani locali.

Cina | Stati Uniti | Coronavirus | LeggeSicurezzaHongKong | Hongkong | caso Floyd |



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