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A Marigliano il “Four Friends”, appena aperto ha sfidato la pandemia

scritto da: Peppebar | segnala un abuso

A Marigliano il “Four Friends”, appena aperto ha sfidato la pandemia

Con ancor più impeto, impegno e passione ha ripreso l’attività il risto-braceria mariglianese


Lo Chef Antonio Terracciano, titolare della Hamburgheria, Braceria, Paninoteca, Piadineria, Birreria e Live Music “Four Friends” in via Isonzo 22/A di Marigliano NA, superato, ci si augura definitivamente, il periodo di look down, ha riaperto il locale che aveva appena inaugurato a novembre 2019 ed in pochi mesi gli aveva dato tante soddisfazioni ricevendo successo e ammirazione dalla clientela. Dall’ottobre del 2019 Terracciano, ha deciso dopo anni di lavoro, svolto come chef in rinomate strutture, di intraprendere in proprio questa professione per poter meglio esprimere quella che è la propria Arte in cucina e ci racconta la sua storia di vita dicendoci: “Vengo dalla gavetta, perché avendo perso mio padre all’età di 15 anni, ho iniziato subito a costruire la mia vita. La mia passione era il gioco del calcio e da piccolo calciatore ho avuto subito delle affermazioni, ma purtroppo le esigenze di vita mi hanno impedito di continuare il mio sogno di sviluppare la presenza in questo sport e magari di ottenere ulteriori successi. Ho frequentato l’istituto alberghiero di Pollena dove mi sono diplomato. Già dall’età di 15 anni ho cominciato a lavorare, nel periodo estivo e mi sono reso operativo con i miei professori che erano impegnati in ville da ricevimenti, mentre all’età dai 17 a 19 anni sono stato uno stagionale del periodo estivo in strutture di Cervia ed al Mirabilandia di Ravenna.  Poi terminati gli studi, un po’ per stare più vicino a mia mamma, un pò perché mi sono fidanzato, ho lavorato per 12 anni al Villa Igea di Giuseppe Maione a Massa di Somma, dove ho sviluppato al massimo ed in tempi rapidissimi gli insegnamenti ricevuti, mettendoli in pratica ed ottenendo una rispondenza di successi che mi hanno permesso nella mia giovane età di affermarmi come chef nel mondo della ristorazione. Ora, con i miei 32 anni di vita ed i 17/18 di lavoro in questo campo, ispirandomi ad Antonino Cannavacciuolo del quale leggo libri, seguo trasmissioni in Tv ed ammiro, perché anche se con un papà chef, comunque si è creato da solo quella sua notorietà che può vantare. Svolgo questo lavoro, cercando di accontentare l’avventore in ogni sua necessità e gusto perché ritengo che il cliente debba essere trattato come io vorrei essere accolto in quel momento di spensieratezza che mi concedo con il cibo. Come dicevo, con grandi sacrifici, alla fine dello scorso anno ho inaugurato, dopo circa due mesi di lavori, ristrutturando completamente in ambienti, luci ed altro, questo locale Four Friends. Il 20 novembre il locale rilevato da una vecchia gestione, ha così preso nuova vita e gestito con l’ausilio di lavoro di mia sorella Miriam e mia zia Luisa Terracciano, oltre la presenza di mio fratello che la sera mi supporta alla cassa, sta ottenendo già un buon successo. Dopo la pausa forzata dal Covid 19, appena avuta la disponibilità legale di riaprire, dal 25 maggio siamo tornati operativi con i nostri 80 coperti interni che si ampliano a 150 aggiungendo gli esterni, tutti con il rispetto degli spazi sociali, osservando il riposo settimanale nella giornata del lunedì e come orari di apertura dalle ore 19.00 alle 24.00, che nel fine settimana si prolunga fine alle ore 02.00”. La frittura italiana (crocchè di patate, arancini di riso ed altre sfizioserie del “Four Friends”, sono un elemento altamente attirante per la bontà di questi prodotti realizzati con elementi primari del territorio, come anche altri piatti sia primi che secondi. Altra bontà sono i tanto attiranti panini farciti in vario modo che fanno impazzire di gioia i giovani frequentatori di questo locale per i loro gusti unici, reali e sinceri che differenziano un panino del “Four Friends” di Antonio Terracciano, da un qualsiasi altro prodotto similare, magari anche tanto buono, ma che non unisce alla bontà l’impegno di Antonio nel reperire i migliori e più genuini prodotti, che tratta con grande cura e passione, per realizzarlo. La carne è altro elemento essenziale per riconoscere meriti a questo locale ed alla scelta dapprima del fornitore, uno dei più rinomati e storici del napoletano per qualità e bontà, Antonio Di Sieno detto Trippicella, si passa poi alla realizzazione della cottura con Terracciano, il tutto costituiscono un unicum di eccellenza di gusto. Questo anche perché Trippicella fornisce le migliori carni, con una perfetta frollatura, non solo locali o nazionali ed eccellenti Hamburger, ma anche Scottona prussiana e podolica irpina, Wagyu, Black Angus delle due Americhe, Manzetta scozzese. In definitiva sono i prodotti come la Mozzarella di bufala campana Dop, i pomodorini del piennolo ed altro che Terracciano utilizza in cucina ed assembla con la sua arte a determinare il successo del Four Friends, anche perché una seppur minima parte delle produzioni della terra viene anche dai terreni coltivati dalla nonna dello chef Antonio.

Data la gran richiesta di birra, dovuta anche alla notevole presenza di clientela giovanile, il Four Friends ha provveduto ad attrezzarsi anche di ottime birre ed è in grado di  offrire delle spillature di gran marca, comprese birre artigianali, quali quelle prodotte dal giovane  Birrificio Artigianale Napoletano “N’Artigiana- veracemente napoletana” che nel suo primo anno di vita ha riscosso tanto successo al Beer Attraction svoltosi a Rimini Fiera dal 15 al 18 febbraio c.a. organizzato da IEG, dove Marika Cappetta, responsabile marketing & public relations  con Fabio Caso, direttore dello stabilimento hanno presentato e fatto gustare al pubblico i loro prodotti affermando che N’Artigiana: “è il primo birrificio della città partenopea con un impianto di produzione proprio ed un laboratorio interno, dedicato al controllo e all’analisi delle proprietà chimico-fisiche e microbiologiche dei propri prodotti”. Essendo poi il locale dello chef Terracciano, oltre che una paninoteca, anche un’ottima braceria e ristorante di buona raffinatezza, altro elemento che andava curato è il vino ed all’uopo Antonio per la maggior parte di vini che propone nel locale ha scelto i consigli di Francesco Panico originario di Pomigliano D’Arco che vive a Somma Vesuviana e lavora nel settore del vino da circa 20 anni. Dall’età di 25 anni, provando sempre più piacere nel gustare un buon bicchiere di vino   e divenendo un momento di culto quello di assaporarlo, cercando sempre più di conoscerne tutti i segreti, Panico pensò che il proprio lavoro potesse essere proprio quello che a lui dava più soddisfazione, cioè l’immergersi nella cultura del vino e di tutto ciò che è la produzione e la storia dei vitigni, fino alla loro coltivazione, vendemmia delle uve, invecchiamento, imbottigliamento e diffusione con cognizione di ciò che ora può permettersi di consigliare agli acquirenti ristoratori: i migliori vini  che lui tratta, quelli di “Cantine Silvestro” in distribuzione anche all’Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Café). Una selezione di vini che ottengono gran successo sia nella banchettistica che nella spicciolata, come i campani imbottigliati da Cantine Silvestro, Aglianico, Taurasi, Falanghina, Coda di Volpe, Fiano, Greco ed anche al di fuori della Campania come il Montepulciano, il Pecorino Terre di Chieti e poi ancora il Primitivo di Manduria 28 - Tenuta Milina, imbottigliato dal’Azienda Vinicola “La Cantinetta”. Ovviamente Silvestro è in grado di indicare al ristoratore che non avesse esperienza o conoscenza di abbinamento cibo/piatto oppure sprovvisto in sala di un sommelier, la più idonea rispondenza dei vini, che lui commercializza e propone, agli attraenti piatti che escono dalla cucina o che lo chef gli descrive. Ecco anche perché con la carne braciata non può mancare un vino robusto e corposo come alcuni di quelli su descritti Aglianico, Taurasi, Montepulciano e il salentino Primitivo. Mattia d’Angelo per i catering, Villa Signorini ad Ercolano, Hotel Paradiso di Napoli ed altre eccellenti strutture ricettive della ristorazione sono le affermazioni di vendita di un prodotto valido che Francesco Panico può con orgoglio vantare e che cerca di incrementare, nonostante i momenti di crisi per il Coronavirus che il nostro territorio, insieme alla nostra Nazione, come il mondo intero sta vivendo. A dimostrazione dell’impegno che Panico mette per superare il momento di pandemia  c’è anche l’impegno collaborativo nelle vendite da parte della signora Loredana Gaudiosi, ma Francesco ci dice: “vogliamo io e Lory superare questo momento e ce la mettiamo tutta, ma dobbiamo riconoscere  ad esempio che da una vendita mensile di una pedana 50 cartoni da sei bottiglie si è passati alla vendita di qualche cartone singolo, speriamo bene, anche perché il ritorno alle feste e ristoranti è l’augurio che tutti vogliamo farci per confermare che il momento tanto negativo vissuto è alle spalle”.

Giuseppe De Girolamo

Menù della cena riservata ad alcuni giornalisti enogastronomici per la presentazione del locale:

1)       Piccolo aperitivo con pane latte, sottiletta, prosciutto cotto e caviale.

2)       Involtino di salmone affumicato con rucola, formaggio feta (greca) e aceto balsamico.

3)       Un classico crocchè di patata fresca, sale, pepe e formaggio parmigiano (le patate sono di una produzione molto particolare perché il nonno della moglie dello chef è soprannominato Don Peppe ‘o patanaro ed ora il figlio continua questa attività di vendita di patate di grande qualità e nel crocchè si evidenzia subito questa caratteristica perché non mettendo fecola, come faccio io – ci dice lo chef- il crocchè se la patata non è quella buona ed ideale si apre, ma noi proprio di fronte dove c’è la “Magnum”,  abbiamo il più grande mercato e lì troviamo le nostre buone patate).

4)       La frittatina di pasta (bucatini), carne macinata, vino bianco Fiano, fior di latte, besciamella ovviamente fatta in casa con latte, burro, farina e noce moscata. In questo locale la frittura viene servita in un piccolo colapasta.

5)       Parmigiana di patate fresche, tagliate a fette, con una prefrittura nella friggitrice. Segue la classica composizione della parmigiana con la disposizione delle patate a strati, con besciamella, fior di latte e crema di pistacchio. Il ruoto così composto si inforna per fare cuocere definitivamente la patata che ha due tipi di cottura, prima prefritta e poi completata in forno, in modo da mantenerne un gusto più morbido rispetto a quella con cottura tutta fritta.

6)       E’ seguita una classica parmigiana di melanzane che vengono indorate e fritte, in particolare – ci dice lo chef- queste melanzane sono state appena raccolte nel mio orticello che la nonna possiede, limitrofo alla mia abitazione di un 50/60 mq. , dove coltivo zucchine, fior di zucca, melanzane, pomodori che curo con passione ed annaffio la sera prima di andare a dormire. La salsa di questa parmigiana è fatta con la classica bottiglia di pomodorini del Piennolo, quelli col pizzo delle falde del Vesuvio, realizzata nei mesi estivi da mia nonna, proprio come anticamente si faceva. Questa parmigiana è completata da sale, pepe formaggio parmigiano a scaglie e fior di latte. Le melanzane vengono fritte due volte, poi raffreddate e nel frattempo si raffredda anche il sugo e poi in teglia vengono fatti i normali passaggi: salsa sotto, melanzane, fior di latte, formaggio, pepe e sale senza esagerare, ripetendo questa composizione che termina con due o tre strati di melanzane per poi essere infornata alla temperatura di 180/200 gradi, per 40 minuti circa, fino a quando non ottiene in superficie il colore ideale.

7)       In un ristorante anche braceria-hamburgheria, non poteva mancare la degustazione di un piatto di carne ed ecco giungere a tavola una “T-Bone” proveniente dalla Polonia, cotta alla piastra, scaloppata e servita su piatto bollente con rucola, pomodorini e scaglie di formaggio parmigiano. Alla quale il nostro plauso per qualità e cottura è stato doveroso.

8)       Visto il nostro grande apprezzamento e gradimento per la carne lo chef ha insistito per farci degustare anche uno degli ottimi panini che in questo locale sono tanto richiesti, prioritariamente da giovani. E’ quindi giunto a tavola un panino morbido rotondo con Hamburger di Scottona, formaggio di pecora al peperoncino e peperoncini verdi di raccolto giornaliero.

La abbastanza ricca bottiglieria di liquori e distillati, che il bar del Four Friends possiede, ha attirato dopo la luculliana, ma al tempo stesso non pesante cena gustata, l’interesse di terminare al meglio un menù così importante anche se semplice, ma forse proprio per questo gustato con maggiore attenzione, interesse e gusto del ritorno alle cose semplici, presentate bene, coreograficamente buone, ma quel che più conta con i sapori di una volta, che lo chef ha saputo dare ad ogni singola pietanza lasciando tutti veramente soddisfatti. Un Single Malt o un Rum o una Grappa Barricata, serviti tra l’atro con tecnica e attenzione da un barman di classe, che è poi lo stesso Antonio Terracciano, un serio lavoratore che anche se giovane, nei suoi anni di vita ha appreso tante virtù, sono stati elementi finali per decretare veramente valido, attirante e frequentabile il Four Friends della cittadina dell’interland napoletano.

Giuseppe De Girolamo

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