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Clausola covid e contratti di locazione

scritto da: Alessiadeang | segnala un abuso

Con le restrizioni anti-covid, è utile conoscere la possibilità di inserire nel proprio contratto di locazione una clausola covid o di salvaguardia per tutelarsi dai contraccolpi provocati dalle misure anti-contagio.


A causa della pandemia in atto, diviene fondamentale oramai inserire una clausola covid (detta anche “di salvaguardia”) all’interno di quello che è il proprio contratto di locazione (sia a scopo abitativo che commerciale) al fine di tutelarsi e cautelarsi.
La clausola covid o clausola di salvaguardia è una clausola da inserire all’interno di un contratto di locazione a scopo abitativo o commerciale per tutelarsi in caso di eventi di forza maggiore, quali ad esempio le recenti restrizioni imposte dai DPCM per combattere il contagio e la diffusione del virus. L’inserimento di una clausola di salvaguardia (definita anche “di forza maggiore”) serve dunque a tutelare le parti qualora si verifichino particolari eventi ben definiti in sede negoziale che vadano a danneggiare una delle parti contraenti.
In quest’ottica, la clausola di salvaguardia salta immediatamente all’occhio in quanto, in epoca di pandemia, le misure varate a più riprese allo scopo di combattere l’epidemia possono causare un serio danno alle attività economica e, conseguentemente, diminuire il fatturato e ridurre di conseguenza la capacità dell’affittuario di pagare il canone d’affitto legalmente stabilito nel contratto.

La clausola serve a sospendere, rinegoziare o ridurre il canone se si verifica un evento ben definito in una situazione di incertezza come la pandemia attuale. In altre parole, la clausola assicura alle parti contraenti che, qualora si verificasse un evento “di forza maggiore” scatterebbero dei meccanismi a tutela delle parti stesse. Nei tempi attuali, la situazione di pandemia è ovviamente il primo esempio in quanto le misure prese dal governo (nonché dai vari enti amministrativi) come le chiusure forzate o le restrizioni alle attività lavorative sono un evento di forza maggiori che va al di là della volontà delle parti.

Per i contratti abitativi, l’inquilino può far valere la clausola se la sua attività viene impattata dalle restrizioni stabilite da un DPCM e può dunque richiedere l’inserimento di una specifica clausola nel proprio contratto di locazione al fine di tutelarsi. La clausola in sé andrebbe ad attivare una sospensione o rinegoziazione del contratto oppure direttamente una riduzione del canone sulla base di parametri definiti in sede di mediazione e di stesura del contratto. La clausola va inserita prima della stipula del contratto presentando al padrone di casa il rischio per sé (e per la propria attività) di subire una o più restrizioni anti-contagio e quindi si potrà procedere alla definizione dei parametri contrattuali.

Per i contratti commerciali, data la durata maggiore in generale, la clausola dovrebbe prevedere una rinegoziazione flessibile adattata alle circostanze.

Per i contratti pre-covid, purtroppo la situazione si complica. Dato che non c’è un precedente, è necessario procedere alla rinegoziazione con il proprietario per prevenire un’assenza di tutela tramite una mediazione.

contratti | locazione | clausola | covid | immobiliare |



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