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Dove lo butto? Un’etichetta ci aiuta a differenziare

scritto da: Di Renzo Regulatory Affairs | segnala un abuso

Dove lo butto? Un’etichetta ci aiuta a differenziare

L’introduzione, su tutto il territorio nazionale, della raccolta differenziata ha portato nelle nostre vite un dubbio amletico quotidiano: dove buttare cosa.


I sistemi variano da comune a comune, ma le multe sono ovunque salate, ed individuare il contenitore giusto non è sempre facile per tutti gli articoli. Dove lo butto il flacone del deodorante, mezzo di vetro e mezzo di plastica? E i gusci delle cozze vanno comunque nell’umido? E i cartoni unti della pizza?

Se poi, alla difficoltà, si aggiungono lo scarso impegno e la disinformazione dei cittadini – per i quali dividere la spazzatura è di fatto una grande scocciatura – ecco che la raccolta differenziata e il riciclo/recupero dei materiali inquinanti diventano difficili da realizzare.

Per fortuna, in aiuto dei consumatori, è arrivata una norma europea che obbliga i produttori dei beni di consumo ad indicare chiaramente sulla confezione dei propri prodotti dove gettare i relativi incarti e confezioni. Infatti il decreto legislativo n. 116 del 2020, che ha recepito alcune direttive europee, ha reso obbligatoria l’etichettatura ambientale per gli imballaggi.

Cosa significa? In pratica, su tutti gli imballaggi di prodotti presenti sul mercato si deve riportare il tipo di materiale dell’imballaggio stesso e il tipo di raccolta a cui è sottoposto. Per una pacco di biscotti, ad esempio, andrà indicato che il pacco esterno e la confezione interna trasparente vanno smaltiti nella plastica mentre il cartoncino ondulato che li protegge dovrà essere gettato insieme alla carta.

Un aiuto in più per il consumatore, che avrà a disposizione informazioni chiare e - soprattutto – immediate, per uno smaltimento corretto dei rifiuti riciclabili. 

Tuttavia, la norma non specifica le modalità da seguire per ottemperare all’obbligo, il che rende la vita delle aziende ancora più complicata: nonostante sia in vigore da settembre c’è ancora molta confusione. Qualche azienda ha iniziato ad applicarla prima che divenisse obbligatoria, altre non sanno ancora cosa fare esattamente.

A tale scopo, un consorzio privato (il CONAI) che si occupa di imballaggi ha redatto delle specifiche linee guida per l'etichettatura ambientale degli imballaggi. Le line guida, ancora in fase di rifinitura, potranno supportare i produttori di beni di consumo nel rispettare gli obblighi sull’etichettatura imballaggi 2020. Le linee guida sono inoltre accompagnate da un tool (e-tichetta) dedicato all’etichettatura ambientale, che mette a disposizione delle aziende interessate dalla norma tutta l’esperienza maturata dal consorzio su questo argomento.

Dopo un periodo di consultazione, la linea guida dovrebbe essere pronta per essere presentata. Non ha un valore vincolante, naturalmente, in quanto è solo una linea guida, ma potrebbe rappresentare un punto di riferimento per la realizzazione di etichette ambientali conformi e il più possibile simili, in modo da poter costituire per il consumatore un riferimento costante nello smaltimento degli imballaggi derivanti dal consumo di prodotti.

imballaggi | riciclo | raccolta differenziata |



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