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Presentazione del libro “Lo sport delle donne" edito da Prospettiva Editrice

scritto da: Matteo Simone | segnala un abuso

Presentazione del libro “Lo sport delle donne

Ho avuto modo di contattare, incontrare, confrontarmi con diverse atlete di diverse discipline sportive, dalla corsa al nuoto, le arti marziali (karate, kung fu e tai chi) ma anche sport di squadra come la pallavolo, sport di coppia in mountain bike tandem. Da ognuna ho preso delle informazioni importantissime, curiosità aneddoti e, pertanto, un grande ringraziamento va a tutte loro, alcune le ho seguite nel tempo incontrandomi a volte in alcune gare anche estreme come corse di 100km a piedi. Ho pensato di dividere il test in tre capitoli: 1. Lo sport che rende felici; 2. Donne resilienti; 3. Donne in azzurro.


Ho avuto modo di contattare, incontrare, confrontarmi con diverse atlete di diverse discipline sportive, dalla corsa al nuoto, le arti marziali (karate, kung fu e tai chi) ma anche sport di squadra come la pallavolo, sport di coppia in mountain bike tandem. Da ognuna ho preso delle informazioni importantissime, curiosità aneddoti e, pertanto, un grande ringraziamento va a tutte loro, alcune le ho seguite nel tempo incontrandomi a volte in alcune gare anche estreme come corse di 100km a piedi. Ho pensato di dividere il test in tre capitoli: 1. Lo sport che rende felici; 2. Donne resilienti; 3. Donne in azzurro.

Ringrazio Vincenzo Prunelli, per la prefazione al libro e riporto di seguito un breve sunto: “Ha senso continuare a credere la donna fragile, arrendevole, da proteggere, incapace di grosse prestazioni? Leggendo il libro dell’amico Matteo Simone, è il caso di dire di no. Fa parlare grandi atlete, ma il messaggio è rivolto a chiunque nella vita non si accontenti di limiti troppo stretti. Non parla soltanto di uno sport in solitudine, con e contro se stessi, ma anche di competizione, perché è entusiasmante vincere contro i propri limiti, e la natura umana chiede di misurarsi per raggiungere la posizione che compete a ognuno.

 

Le donne non perdono tempo, sono più efficaci, vanno subito al sodo, cercano gli aspetti da migliorare, ovvero tutto ciò che serve per fare una buona prestazione e si attivano da subito, si documentano e si affidano a persone preparate ed esperte. Si organizzano conciliando tra famiglia e lavoro i tempi di allenamento e i giorni occorrenti per la gara, sistemando tutto e non lasciando nulla al caso.

Per quanto riguarda gli allenamenti, rispetto agli uomini, si attengono molto di più a quello che dice l’allenatore, pretendono più feedback e più spiegazioni. Riescono però a soddisfare le aspettative degli allenatori, in genere vanno a segno, riescono a testarsi bene in allenamento, a fare i carichi di lavoro appropriati e rispettano i dovuti recuperi.

Le donne sono evolute per portare a termine le cose e nel miglior modo possibile, come può essere una gravidanza con tutte le accortezze che ci vogliono rispettando i tempi e occupandosi di se stesse. Così avviene sia per gli allenamenti che per la durata della gara, sanno tenere di più l’attenzione, tengono a mente parole e ancoraggi dei loro allenatori. Se l’allenatore dà un consiglio, loro usano tale consiglio come un mantra per tutta la gara.

Le donne ci tengono di più a quello che fanno e sono consapevoli che per non fallire si devono attenere a tutte le regole della performance, soprattutto non disperdere energie superflue.

Gli uomini sono capaci di alterarsi con altri atleti in gara, le donne lasciano correre, vanno avanti riservandosi tutte le energie che servono fino agli ultimi metri; la donna è più propensa a centrare l’obiettivo, come i giapponesi, hanno tutto sotto controllo, risparmiano su tutto, postura compresa.

Le donne vanno più alla ricerca di tecniche orientali di meditazione o del respiro per gestire eventuali stress o avversità. Quello che emerge è che se le donne da un lato sono più motivate e diligenti, dall’altro durano di meno nel senso che si stufano.

Raggiungono più facilmente i loro obiettivi, ne sono soddisfatte e chiudono il capitolo dedicandosi ad altro, famiglia o lavoro.

Di seguito riporto alcune brevi testimonianze di alcune atlete.

Francesca Boldrini attraverso lo sport ha ritrovato il benessere che cercava: Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e alla tua performance? “Intanto ha migliorato la fiducia in me stessa, donandomi sicurezza anche nella vita in generale e nel sociale. Per correre ho smesso di fumare ed oggi mi sembra uno dei regali più belli mai ricevuti. Inoltre godo di un ottimo stato di forma e molto raramente mi ammalo.”

Sport come metafora della vita per Alessia Urbinati: In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Lo sport ha contribuito non solo al mio benessere fisico ma anche psicologico. Fare sport non vuol dire solo allenare i muscoli e avere un fisico asciutto e tonificato, esso aiuta moltissimo ad ascoltare se stessi, a staccare la spina dalla routine quotidiana, a comprendere i numerosi messaggi che il corpo ci trasmette. Lo sport allena soprattutto la mente ad affrontare i problemi che la vita pone davanti a noi e dà la giusta forza d’animo e la grinta per superarli. Per esempio nel mio sport capita spesso che la giocatrice trovi davanti a se il muro. Esso non è altro che la trasfigurazione di un ostacolo della nostra vita. Ci si trova così dinanzi ad un bivio: lasciarsi dominare dalla paura e affrontare passivamente il muro (scelta che ha insita la sconfitta) oppure trovare la giusta strategia per far passare la palla oltre il muro. In conclusione lo sport mi ha fatto capire che la seconda soluzione è sempre la migliore.”

Desirè: Lo sport mi ha aiutata a perdere dei kg che non mi appartenevano e questo ha influito positivamente sia sul mio carattere che sulla prestazione sportive.” Come hai scelto il tuo sport? “In un momento nero ho pensato ‘e se iniziassi a correre?’ correre via dai miei pensieri potrebbe aiutarmi… e così è stato!

 

Quando tutto va storto, quando sei insoddisfatto della tua vita, di quello che fai, di quello che sei, di come sei, si può provare a camminare o correre, insomma a sentire il corpo e sviluppare maggior autoconsapevolezza e ti accorgi che qualcosa stai elaborando nella tua testa anche attraverso il tuo corpo, lo sport diventa benefico, una sorta di autoterapia, fermi i pensieri e passi all’azione per sperimentare e vedere che effetto ti fa, brava Desirè, bell’intuito.

Tante mogli iniziano a correre per seguire ed imitare i mariti e poi vengono catturate dalla corsa, sempre più gare e più lunghe, la mezza maratona, la maratona, come ciliegie, una tira l’altra.

Manuela Capomaggi si racconta attraverso la sua passione per la corsa trasmessa da suo marito: Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sono sentita una campionessa il 22 novembre 2015, la mia prima maratona. Desideravo tanto farmi questo regalo per i miei 50 anni e dedicarla a mio fratello che era un grande sportivo. Ci ho lavorato intensamente mettendoci tutto il cuore e al traguardo mi sono sentita veramente una campionessa.” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? “Come prima cosa ha fatto crescere la stima in me stessa e mi ha donato più consapevolezza, ho capito che se si è disposti a faticare e a lottare si possono abbracciare i sogni.”

Matilde Staffa ama la vita, ama lo sport, la corsa, il ballo; ogni occasione è buona per star bene, per gioire, senza lo stress del tempo che passa, senza l’ansia della competizione: Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “Prima di iniziare a correre pesavo 90 kg ora ne peso 65 direi che questo può bastare!” Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli a uno sport di fatica e impegno? “Lo sport aiuta a crescere, ad essere forti, ad accettare le sconfitte e le vittorie, ad aprire la mente, a viaggiare, a conoscere gente, a socializzare e a vivere un mondo sicuramente migliore di quello di internet, video giochi, tv e quant’altro.”

 

Lo sport diventa una sorta di autoterapia, si contatta se stessi, si riesce a conoscersi meglio, il proprio corpo, le proprie sensazioni, lo sport aiuta a gestire lo stress, a elaborare i traumi. Mentre per la performance non bisogna sottovalutare nulla, l’alimentazione diventa importante, l’affidarsi ad un bravo allenatore, competente e formato ma anche sensibile che ti segua, che ti veda, che parli con te.

Se ti capita di frequentare gente che corre, devi stare molto attento perché c’è il rischio che ti contagino e dopo non ti ferma più nessuno, cerchi sempre di allenarti nel miglior modo possibile, di alimentarti bene, di partecipare a gare sempre più difficili, più diverse, più lunghe. A tutto ciò si aggiunge l’avere vicino famigliari o amici che hanno la stessa passione, allora il gioco è fatto, aumentano progetti di gare, di allenamenti, di eventi.

A volte lo sport diventa un toccasana e un modo per andare avanti, per risollevarsi dalle ceneri, per elaborare situazioni. Di seguito l’esperienza dell’atleta Sonia Fratini: Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? “Lo sport mi ha sempre aiutato a superare i momenti brutti della mia vita, mi ha dato sempre la carica per andare avanti.” Come hai scelto il tuo sport? “Sono stata sempre appassionata di sport e quindi gli sport da praticare che ho scelto sono quelli più simili al mio carattere. La corsa l’ho scelta perché per me è lo sport ‘di liberazione del fisico e della mente’ per eccellenza, quando corro sono libera da pensieri di ogni genere.”

 

Cecilia Polci e Maria Chiara Parigi, amiche e Ultratrailer, Ad entrambe in tempi di diversi ho chiesto di rispondere al mio questionario volto ad approfondire il mondo degli ultrarunner: Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutino a partecipare a gare estreme? Maria Chiara: “I meccanismi psicologici sono le incertezze che abbiamo e quando andiamo in gara significa superarle! È un modo per sapere che sono capace di superare anche ciò che mi fa paura!” Cecilia: “Sicuramente ciò che ci spinge in queste gare è la voglia di conoscersi fino in fondo, di capire come saremmo in grado di reagire in situazioni di difficoltà, perché ciò che conta nei trail è sapersi gestire, saper capire di cosa il tuo corpo ha bisogno, ancor prima che te lo chieda.”

In occasione della 100km del Gargano, ho avuto modo di incontrare Maria Moramarco facendo dei tratti di corsa assieme: Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Quel senso di libertà, di protagonismo, anche se è solo a livello personale, non esternato. Mi fa molto piacere soprattutto dimostrare a tante donne che restano dietro la finestra per paura di essere viste e giudicate che cambiare si può. Vorrei far capire loro che le mie non sono imprese, ma semplice passione di correre, che mi fa stare bene sia sola che con gli altri.”

 

Sperimentare l’ultramaratona per Maria è sentirsi libera di fare quello che le pare, che può essere considerato difficile, impegnativo, usurante, ma è una sua scelta che la soddisfa e le permette di sperimentare sensazioni importanti e uniche fatte di fatiche e di soddisfazioni nell’essere protagonista.

 

Anche le donne italiane sono tanto forti e resistenti come Diana Marongiu che ci racconta come ha iniziato da piccoli passi che lei usa chiamare “baby step” è arrivata a battere un record di corsa   sulle scale detenuto da un uomo: Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ce ne sono state varie. Sicuramente la prima maratona nel 1993. Poi la mia prima ultra-maratona. Ma la soddisfazione maggiore e avvenuta nel dicembre del 2009 quando sono riuscita a rompere il record maschile di scalinata di un edificio. Una gara di endurance durissima ma molto emozionante dal punto di vista di soddisfazione come donna che riesce a conquistare una meta maschile.”

 

Diana riesce ad andare più forte degli uomini e questo per lei diventa una grande soddisfazione, ha fatto tanta strada, tanto impegno, tanta formazione professionale, ma sono anche tanti gli obiettivi raggiunti ed anche tanto prestigiosi, la prima maratona, la prima ultramaratona ed anche il record per coronare i suoi impegni e la sua determinazione.

Aurelia Rocchi, vincitrice della 24h di corsa a piedi a Lavello: Quale è una gara estrema che ritieni di non poter riuscire a portare a termine? “Vorrei provare tutte le gare. Se ci sarà una dura che non potrò finirla per qualche motivo, riproverò fino a che ci riuscirò perché non c’è niente più forte del mio cervello, avrò tanta pazienza per riprovare.”

 

Un buon approccio ad andare avanti, se non ci riesci sorridi e riprova in modo diverso dice William Hart nel suo libro L’arte di vivere.

Interessante la testimonianza di Sara Valdo, ultrarunner, 3 mondiali in maglia azzurra: Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? Quale è una gara che ritieni di non poter mai riuscire a portare a termine? “Le più estreme sinora sono state la 24h e la Nove Colli. Non voglio peccare di presunzione ma preferisco non pensare mai di non poter riuscire a fare qualcosa, bisogna comunque provarci.” Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per farli avvicinare a uno sport di fatica e impegno? “Per farcela (nello sport come nella vita) ci vuole resilienza tratto da ‘Persevare è umano’ di Pietro Trabucchi.” Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi dell’attività sportiva? “Come Nazionale di Ultramaratona, abbiamo la grande fortuna di essere seguiti da Pietro Trabucchi, con i suoi consigli e insegnamenti ci aiuta negli allenamenti e nella gara, soprattutto per quanto riguarda la gestione della fatica e delle crisi.”

Molti ultrarunner o sono resilienti o lo diventano a furia di incappare in crisi e difficoltà ed a imparare da soli o con l’aiuto di persone più esperte. Anch’io ho provato una 24h ed è stata un’esperienza ricca, metro per metro, chilometro per chilometro, osservando tanto dal tramonto al buio della notte, dall’alba ai colori del mezzogiorno; la Nove Colli sono al terzo tentativo ma ogni volta torno a casa sereno e divertito e arricchito per l’esperienza che faccio e per la moltitudine di atleti che incontro.

L’amica Eleonora Bazzoni da diversi anni ben figura e si distingue nelle gare romane, nel Lazio, ma anche in giro per l’Italia, ora è anche una brava allenatrice, di seguito si racconta. Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita? “Sì un giorno mi son sentita nel mio piccolo una campionessa, quando ho vinto il titolo italiano di mezza maratona categoria promessa nel 2009.” In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Credo che lo sport abbia contribuito al mio benessere sia fisico che psichico, fisico perché dopo la fatica si ha sempre una sensazione di benessere e psichico perché mi aiuta a sfogarmi, un ottimo antistress, la corsa se in solitudine mi permette di riflettere sulle varie problematiche da affrontare.  Penso che l’arma vincente delle performance sia tanta buona volontà, costanza e amore per ciò che si pratica.”  Come hai scelto il tuo sport? “Sin da piccola seguivo mio fratello alle gare e già a sei anni avrei voluto iniziare a correre ma il campo era distante e per varie problematiche ho iniziato a frequentare il campo di atletica all’età di 10 anni… nel frattempo mi bastava trovare davanti a me un rettilineo per correre e improvvisare delle gare con mia madre, ex velocista e saltatrice, e con mio fratello orientato invece al mezzofondo/fondo.”

 

Se frequenti talenti la strada per diventare campione è più facile, gli insegnamenti di chi ti sta vicino vengono assorbiti poi come spugne, poi maturando tocca a te decidere cosa è bene per te e e come esprimersi al meglio e raggiungere obiettivi ambiti.

Valeria Straneo detiene il record nazionale di Maratona 2h23’44” ottenuto a Rotterdam il 15 aprile 2012, arrivando seconda dietro alla neo campionessa olimpica Tiki Gelana: Quali sono le capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Sopporto bene la fatica, sono precisa e costante negli allenamenti, in gara riesco a dare il 100%, non mi angoscio prima di una gara.” Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Ho scoperto di essere più paziente di quanto non pensassi. Quando per esempio si ha a che fare con un infortunio o durante la preparazione di una gara lunga come la maratona, non bisogna avere fretta ed è fondamentale aspettare ed avere pazienza.” Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la pazienza. Affidandomi a persone fidate che mi hanno saputo consigliare ed indirizzare sulla strada giusta. Lavorando sul problema giorno dopo giorno, a piccoli passi.”

 

Concordo, per ogni problema ci può essere almeno una soluzione, bisogna affidarsi a persone competenti esperte e di fiducia e progredire un passo alla volta con fiducia e positività.

Monica Casiraghi, Campionessa mondiale 100 km anno 2003 (Taiwan), Campionessa Europea 100 km anno 2003 (Mosca) record Italiano 7.28.12, Campionessa Europea 100 km anno 2005 (Passatore  Firenze-Faenza), Campionessa Europea 100 km anno 2006 (Winchothen Olanda), Vice Campionessa Europea 24h anno 2007 (Madrid), Medaglia Bronzo Campionato del Mondo 24 h anno 2009  (Bergamo), Vice Campionessa Mondiale 24h anno 2010 (Brive Francia) Record Italiano 231 km: Ti va di raccontare un aneddoto? “La corsa mi ha insegnato che con impegno e sacrifici si possono realizzare i sogni; diverse volte mi è capitato di pensare che tutto era finito, con la mia forza di volontà sono riuscita a proseguire la gara e vincere; questa è la mia forza! La mia testa ha sempre fatto la differenza, ho imparato a resistere e a tener duro, e così ho realizzato i miei sogni.”

 

Se vuoi ottenere qualcosa, ci devi credere, ti devi impegnare, lavorare sodo e duro, fare sacrifici, rinunce, ma quello che ottieni ti ripaga.

Antonella Confortola, un’atleta di valenza internazionale di Corsa in Montagna: Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport? “Lo sport ti emoziona sempre, ti aiuta a scoprire i tuoi limiti, ti fa capire che cadere è normale e che puoi rialzarti, che più dura è la strada, più’ grande è la soddisfazione.” Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sportivi, il mondiale lunghe distanze in Slovenia a giugno…a lungo termine trovare un lavoro che mi emozioni (almeno qualche volta) come lo sport. Per i sogni penso che siano una cosa personale, non ne parlo mai con nessuno… però sono importanti, ci fanno andare avanti.”

 

Pochi giorni dopo questa intervista, Antonella ha vinto la medaglia di argento ai mondiali di corsa in montagna di lunga distanza ed assieme alle altre atlete hanno conquistato il titolo Mondiale a squadra.

Fino a qualche anno fa Vincenza Sicari era sui giornali ed in televisione per le sue performance, per le sue vittorie, per rappresentare l’Italia in competizioni internazionali indossando la maglia azzurra, era un onore per l’Italia schierare nella sua squadra una donna del suo calibro, capace di ben figurare alle varie competizioni europee, mondiali, olimpiche nelle varie specialità dell’atletica dal mezzofondo alle distanze più lunghe come la maratona che prevede impegno, sacrificio, dedizione.

A Vincenza piaceva impegnarsi per questo, piaceva allenarsi, gareggiare, dare il massimo per ben figurare per se stessa ma anche per un ritorno di immagine della nazione Italia.

Da qualche anno ha iniziato ad avere segnali di stanchezza, di astenia, ed è risultata affetta da una malattie neurodegenerativa, ma le varie analisi, le varie diagnosi, le varie cure non portanto a risultati significativi, c’è una specie di muro dove si va a sbattere, pare che i medici non vanno oltre, vuoi perché non sono abituati ad avere a che fare con una malattia considerata rara, vuoi perché non ci sono disponibilità economiche necessarie alle sue cure.

 

Valeria Roffino ha vinto due titoli italiani assoluti sui 3000 siepi (2014, 2015). Medaglia di bronzo nella classifica a squadre in occasione della Coppa Europa 10000 mt nel 2015. Sempre nel 2015, quinta posizione agli assoluti di corsa campestre e medaglia d’argento agli assoluti nei 10000 mt su pista. Di seguito Valeria ci racconta della sua esperienza sportiva: Chi ha contribuito nello sport al tuo benessere e/o performance? “La mia allenatrice innanzitutto, il mio Gruppo Sportivo, le Fiamme Azzurre e poi tutti coloro che mi stanno vicino e mi seguono.” La gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Non saprei indicarne una in particolare. Forse quando ho vinto il mio primo italiano, da cadetta, sui 2000 mt. Direi quello perché il più inaspettato. E poi a Rovereto, 3 anni fa, quando ho vinto il campionato italiano assoluto sui 3000 siepi. Lì ho capito quanto la testa sia importante in uno sport come questo e quanto possa fare per correre forte.” Quale esperienza ti da la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Forse quest’ultima è l’esperienza che mi dice che ce la posso fare. È una frase fatta ma credo che davvero che se ci credi fermamente in qualcosa, tutto è possibile!” Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare atleta? “Mi sono accorta di essere molto testarda e determinata. E se voglio fermamente qualcosa, sono in grado di raggiungerlo!” Quali capacità, risorse, caratteristiche, qualità hai dimostrato di possedere? “Credo di poter affermare di essere testona, determinata, in alcuni casi coraggiosa e di riuscire, in gara, a trovare delle risorse e delle capacità che in altre occasioni non ritrovo.”

 

Valeria appare molto sicura e determinata, è convinta di poter far bene e sempre meglio, si tratta solo di decidere quali devono essere i suoi propositi e progetti e poi impegnarsi duramente e serenamente per portarli avanti e trasformare sogni in realtà.

 

Matteo SIMONE- 21163@tiscali.it

+393804337230 Psicologo, Psicoterapeuta

https://ilsentieroalternativo.blogspot.it/

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html


Fonte notizia: http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=425&controller=product


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