Lunedì 21 agosto 1911. Il Louvre è chiuso per la pulizia settimanale. Vincenzo Peruggia, imbianchino italiano di 30 anni che ha lavorato alla manutenzione del museo, entra come se niente fosse. Conosce bene i posti, sa dove vanno le guardie, conosce gli orari. Arriva davanti alla Gioconda, la stacca dal muro, le toglie la cornice pesante, infila il quadro sotto il suo camice bianco da lavoro e se ne va.
Così, semplicemente. Il quadro più famoso del mondo, rubato come se fosse un pacchetto di sigarette.
La cosa incredibile è che nessuno se ne accorge per 24 ore. Il giorno dopo il museo riapre, la gente passa davanti allo spazio vuoto dove c'era la Mona Lisa e pensa che sia stata spostata per restauro o per essere fotografata. Le guardie pensano la stessa cosa. Passa un giorno intero prima che qualcuno dica "ehi, ma dov'è finita la Gioconda?"
A quel punto scoppia il panico. Chiudono il museo per una settimana intera. Interrogano tutti. Perquisiscono Parigi. Controllano porti, stazioni, confini. Il furto finisce su tutti i giornali del mondo. È uno scandalo internazionale.
La polizia francese fa una figura pessima. Arrestano persino il poeta Guillaume Apollinaire, che con la faccenda non c'entrava nulla. Interrogano anche Pablo Picasso, che all'epoca era amico di Apollinaire. Niente, zero indizi.
E la Gioconda? È a Parigi. A casa di Peruggia. In una valigetta. Sotto il letto.
Per due anni, Vincenzo Peruggia vive la sua vita normale con il quadro più ricercato del pianeta nascosto in camera da letto. Lavora, esce, torna a casa, dorme con la Mona Lisa che lo guarda da sotto il letto. Ogni tanto la tira fuori e la guarda, secondo quanto ha raccontato poi.
Il bello è il motivo del furto. Peruggia non era un criminale internazionale, non aveva comprato il quadro per qualche ricco collezionista. No. Lui pensava di fare un gesto patriottico. Era convinto che la Gioconda fosse stata rubata da Napoleone all'Italia (cosa non vera: Leonardo l'aveva portata in Francia di sua volontà) e voleva "restituirla" al suo paese.
Dopo due anni decide che è il momento di riportare a casa il quadro. Parte per Firenze con la sua valigia e va da Alfredo Geri, un antiquario. Gli scrive una lettera firmandosi "Leonardo" dove dice di avere la Gioconda e di volerla restituire all'Italia. Geri pensa sia uno scherzo, ma per sicurezza avvisa il direttore della Galleria degli Uffizi, Giovanni Poggi.
Si incontrano in una stanza d'albergo. Peruggia apre la valigia, tira fuori un po' di biancheria sporca, e sotto c'è la Gioconda. Poggi e Geri quasi svengono. È lei, è davvero lei. La autenticano sul momento controllando i timbri del Louvre sul retro.
Fingono di essere interessati, gli dicono che devono verificare meglio il quadro. Peruggia se ne va tranquillo dall'albergo. Poche ore dopo viene arrestato.
Durante il processo Peruggia dice che voleva solo fare del bene all'Italia. I giornali italiani lo dipingono come un eroe patriottico. Alla fine viene condannato a un anno e 15 giorni di prigione, ma sconta solo sette mesi. Poca roba, considerando che aveva rubato la Gioconda.
Il quadro viene esposto brevemente agli Uffizi e in altri musei italiani prima di essere restituito alla Francia nel 1914. Le code per vederlo sono infinite. Tutti vogliono vedere la Mona Lisa che è tornata.
La parte paradossale di tutta questa storia è che il furto ha reso la Gioconda ancora più famosa. Prima era un quadro importante, certo, ma era uno dei tanti capolavori del Louvre. Dopo il furto è diventata THE opera d'arte, il quadro più famoso della storia dell'arte.
Peruggia, quando è uscito di prigione, è tornato in Francia e ha vissuto una vita normale. Ha fatto l'imbianchino, si è sposato, ha avuto una famiglia. È morto nel 1925 a 44 anni. La sua tomba in Francia è stata scoperta solo nel 2004.
C'è chi dice che Peruggia fosse solo una pedina e che dietro ci fosse Eduardo de Valfierno, un truffatore argentino che avrebbe organizzato tutto per vendere copie false della Gioconda a collezionisti americani facendo credere loro di avere l'originale. Ma non è mai stato provato.
Quello che è certo è che un imbianchino italiano è riuscito a fare quello che nessun ladro professionista aveva mai fatto: rubare il quadro più famoso del mondo e tenerlo sotto il letto per due anni senza che nessuno lo beccasse. Non male per un lunedì mattina al museo.



