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TITOLO
La città italiana che per 38 anni è stata divisa da un muro invisibile
KEYWORD
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DESCRIZIONE
Dal 1947 al 1991, Gorizia è stata tagliata in due da un confine che separava l'Italia dalla Jugoslavia. Famiglie divise, case tagliate a metà, piazze spaccate. La storia di una città che ha vissuto la guerra fredda in casa propria.
CATEGORIA
CURIOSITÀ > Curiosità storiche
ARTICOLO
Tutti conoscono il Muro di Berlino. Ma quanti sanno che in Italia c'è stata una città divisa per 38 anni da un confine che la tagliava letteralmente in due?
Gorizia. O meglio, Gorizia e Nova Gorica. Stessa città, due nomi, due stati. Da una parte l'Italia, dall'altra la Jugoslavia. In mezzo un confine con filo spinato, posti di blocco, controlli. Famiglie separate, amici che non potevano più vedersi, case tagliate a metà.
Succede tutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947 i trattati di pace decidono che Gorizia, città italiana, deve essere divisa. La parte orientale va alla Jugoslavia di Tito. Gli jugoslavi fondano Nova Gorica, letteralmente "Gorizia Nuova", a pochi metri dal confine. Tracciano una linea che spacca in due la città.
E non è una divisione simbolica. È un confine vero, con guardie armate, passaporti, controlli. Da una parte c'è l'Italia nel blocco occidentale, dall'altra la Jugoslavia comunista. La cortina di ferro passa in mezzo alla piazza.
Ci sono foto dell'epoca che fanno impressione. La stazione ferroviaria di Transalpina: metà in Italia, metà in Jugoslavia. La piazza divisa con un muro basso e dei paletti. Da una parte la gente beve il caffè guardando i parenti dall'altra parte del confine che non possono abbracciare.
Le storie sono assurde. C'erano case dove la cucina era in Italia e la camera da letto in Jugoslavia. Famiglie che si parlavano dalle finestre ma non potevano vedersi. Gente che per andare a trovare il cugino che abitava a 100 metri doveva fare 50 chilometri di giro, presentare i documenti, farsi controllare.
Un tizio ha raccontato che suo nonno coltivava un orto che finiva oltre il confine. Per andare a prendere i pomodori dall'altra parte doveva chiedere il permesso, attraversare il posto di blocco, farsi accompagnare da una guardia. Per dei pomodori.
All'inizio la situazione era durissima. Controlli strettissimi, quasi impossibile passare. Poi, piano piano, le cose si sono un po' allentate. Negli anni '70 e '80 passare era diventato più facile, soprattutto per chi abitava lì. Ma restava sempre un confine, sempre una divisione.
La cosa paradossale è che Gorizia era stata per secoli una città di confine ma aperta. Italiani, sloveni, tedeschi, ebrei, tutti insieme. Una città mitteleuropea, cosmopolita. E improvvisamente si è ritrovata spaccata in due da logiche politiche che la gente normale non aveva scelto.
I vecchi goriziani raccontano di quanto fosse strano. Da una parte i negozi italiani, il caffè, la televisione italiana. Dall'altra i negozi jugoslavi, i prodotti diversi, un'altra lingua. Due mondi diversi separati da 20 metri.
Nel 1991 crolla la Jugoslavia, la Slovenia diventa indipendente. Il confine resta ma si ammorbidisce. Nel 2004 la Slovenia entra nell'Unione Europea. E finalmente, nel 2007, con l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen, il confine sparisce.
Quel giorno hanno fatto una festa pazzesca. Hanno buttato giù i posti di blocco, la gente ha attraversato liberamente da una parte all'altra. Dopo 60 anni la città era di nuovo unita. Gente che piangeva, che si abbracciava, che finalmente poteva andare dall'altra parte come se niente fosse.
Oggi sulla piazza della Transalpina non c'è più niente che divide. C'è un cerchio disegnato sul pavimento che indica dove passava il confine. I turisti ci fanno le foto con un piede in Italia e uno in Slovenia. I bar sono pieni di gente che viene da entrambe le parti.
Ma chi ha vissuto quegli anni non dimentica. Ci sono ancora goriziani anziani che si commuovono a raccontare di quando andavano a salutare i parenti dall'altra parte del filo spinato. O di quando finalmente hanno potuto riabbracciarli dopo anni.
La storia di Gorizia è importante perché ci ricorda che i confini non sono linee sulla carta. Sono vite spezzate, famiglie separate, assurdità burocratiche. E che quando i confini cadono, anche se ci sono voluti decenni, è sempre una vittoria.
Ora Gorizia e Nova Gorica saranno insieme Capitale Europea della Cultura 2025. Due città che erano state divise, unite di nuovo per celebrare cultura e convivenza. Non male per una città che per anni è stata tagliata in due.



