Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Marina Britannica si trovava di fronte a un dilemma strategico: come proteggere i convogli atlantici dai sottomarini tedeschi quando erano fuori dalla portata dei velivoli basati a terra. In questo contesto emerse un’idea tanto audace quanto bizzarra: costruire una portaerei galleggiante interamente di ghiaccio rinforzato. Il nome in codice del progetto fu Habakkuk (in seguito talvolta scritto “Habbakuk”), e alla base di tutto c’era la scoperta di un materiale innovativo chiamato pykrete, capace di resistere meglio al calore e agli impatti rispetto al normale ghiaccio.
L’inventore e la genesi dell’idea
L’ideatore dell’intero concept era Geoffrey Pyke, un giovane esperto di logistica e addetto al Combined Operations Headquarters. Durante un briefing nel 1942, Pyke propose di utilizzare una miscela di acqua e polpa di legno (circa 85% acqua e 15% polpa) per creare blocchi di ghiaccio artificiali più resistenti: il pykrete^[1]. Secondo studi preliminari, questo materiale aveva una densità maggiore del ghiaccio puro e si scioglieva molto più lentamente, rendendolo potenzialmente adatto alla costruzione di enormi navi da guerra galleggianti^[1].
Caratteristiche del pykrete e dimostrazioni pratiche
Il pykrete doveva essere raffreddato costantemente da un sistema di tubazioni interne in cui circolava una soluzione refrigerante. I test iniziali furono condotti in un piccolo laboratorio e poi su scala leggermente più ampia, con blocchi di pykrete che venivano sottoposti a proiettili e carichi per verificarne la resistenza. Una delle dimostrazioni più famose – confermata dalle memorie di Sir Alan Brooke e dallo storico Max Perutz – avvenne nel 1943, quando Lord Mountbatten portò due blocchi, uno di ghiaccio puro e uno di pykrete, davanti ai vertici militari: il proiettile sparato contro il ghiaccio si ruppe in schegge, mentre quello sparato contro il pykrete rimbalzò e colpì quasi l’ammiraglio King, dimostrando la superiore tenacità del materiale^[2][3].
Il prototipo canadese a Patricia Lake
Per testare su larga scala il comportamento del pykrete, si individuò un sito remoto a Patricia Lake, nel Parco Nazionale di Jasper in Alberta (Canada). Qui venne costruito un modello sperimentale di circa 30 × 18 metri e 1.000 tonnellate di peso, mantenuto congelato da un motore da un cavallo di potenza. A condurre i lavori furono prigionieri obiettori di coscienza, ignari dello scopo militare del progetto^[4]. Il prototipo, una volta terminato, resistette a impatti di artiglieria e prove di fusione per tre estati consecutive prima di sciogliersi completamente, confermando la fattibilità di un’installazione di ghiaccio coesivo, ma mettendo in luce le ingenti risorse necessarie per mantenerlo congelato^[4][5].
Il progetto su scala reale e le critiche
Nell’agosto 1943, durante una riunione con i Capi di Stato Maggiore (“Chiefs of Staff”), furono presentati tre possibili modelli di Habakkuk:
-
Habakkuk I (legno): poi rapidamente scartata in quanto poco pratica.
-
Habakkuk II (pykrete grande): avrebbe dovuto essere una vera e propria portaerei lunga circa 600 metri, larga 90 metri, con scafo di pykrete spesso 12 metri e rinforzi in acciaio interni. Si stimava una cilindrata di 2,2 milioni di tonnellate, con 40 torrette doppie da 4,5" come armamento e spazio per oltre 150 aerei da combattimento^[5][6].
-
Habakkuk III (pykrete ridotto): versione più piccola e più veloce, ma comunque soggetta agli stessi vincoli logistici.
Tuttavia, Sir Charles F. Goodeve, responsabile del dipartimento di Ricerca e Sviluppo dell’Ammiragliato, sollevò forti obiezioni: il fabbisogno di polpa di legno per produrre il pykrete sarebbe sottratto alle industrie cartarie civili e belliche, mentre il sistema di refrigerazione avrebbe richiesto migliaia di chilometri di tubazioni e un’intera centrale elettrica dedicata. In sostanza, si calcolò che per le stesse risorse (acciaio, energia, manodopera) si potevano costruire diverse portaerei convenzionali dotate di maggiore velocità e potenza di fuoco^[6].
La fine del progetto e l’eredità
Nel dicembre 1943 venne formalmente deciso di sospendere Habakkuk: l’aumento dell’autonomia degli aerei di scorta, insieme alla disponibilità di portaerei di scorta più piccole (escort carriers), rese inutile un simile colosso di ghiaccio. Inoltre, l’infrastruttura necessaria per mantenere un’unità del genere congelata avrebbe comportato costi e complessità ingegneristiche insostenibili in tempo di guerra^[7].
Nonostante la sua cancellazione, il progetto Habakkuk rimane un esempio avanguardistico di pensiero laterale in ambito militare: un mix di scienza fredda, ingegneria e immaginazione pura. La storia ha dimostrato che, a volte, le idee più folli possono insegnarci molto sulle proprietà dei materiali e sui limiti della tecnologia del proprio tempo. Oggi alcuni musei (ad esempio l’Imperial War Museum di Londra e l’Alberta Aviation Museum in Canada) conservano blocchi residui e documenti di progetto, e numerose riviste di divulgazione (come lo “Smithsonian Magazine”) hanno dedicato articoli al “carroarmato di ghiaccio” più grande mai concepito^[5][8].
Fonti
-
Wikipedia contributors, “Project Habakkuk,” Wikipedia, The Free Encyclopedia, ultima modifica maggio 2025. en.wikipedia.org
-
Field Marshal Lord Alanbrooke, War Diaries 1939–1945, Phoenix Press, 2001. (citato in perutz) en.wikipedia.orgsecretprojects.co.uk
-
Max Perutz, I Wish I Made You Angry Earlier, Oxford University Press, 1998. en.wikipedia.orgsecretprojects.co.uk
-
Susan B.M. Langley, “Project Habbakuk: World War II Prototype Vessel,” Scientia Canadensis #31, 1986. atlasobscura.com
-
“Operation Habakkuk at Patricia Lake,” Atlas Obscura, 2009. atlasobscura.com
-
Sir Charles F. Goodeve, “The Ice Ship Fiasco,” Evening Standard, 19 aprile 1951. en.wikipedia.org
-
Memorandum by the British Chiefs of Staff, 18 agosto 1943 (citato in Brown, Andrew, J.D. Bernal: The Sage of Science, Oxford University Press, 2000). en.wikipedia.org
-
Emily Matchar, “Inventing a Longer-Lasting Popsicle,” Smithsonian Magazine, 28 agosto 2018. smithsonianmag.com



