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-Napoli - Brusciano: Chiesa e società civile dalla parte della Comandante Carola Rackete. (Scritto da Antonio Castaldo)

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-Napoli - Brusciano: Chiesa e società civile dalla parte della Comandante Carola Rackete. (Scritto da Antonio Castaldo)

 E dunque Antigone ha sconfitto Creonte! Rackete dopo 4 giorni di arresti domiciliari è libera. La richiamata tragedia greca di Sofocle messa in scena per la prima volta al Teatro di Dioniso, nel 442 a. C. ambientata davanti al Palazzo Reale di Tebe,  si è riproposta simbolicamente in questi nostri giorni della seconda meta di giugno 2019 d. C., nel Mediterraneo, diffusa globalmente dalle televisioni di tutto il mondo  come possibile dramma, per i naufraghi e la Comandante Rackete, con tratti da commedia, per la politica, con la forza di un morality play per il sopraggiungere della Chiesa, con il catartico epilogo ad opera del GIP di Agrigento.

La Dott.ssa Alessandra Vella non ha convalidato l’arresto della Comandante della nave ong battente bandiera olandese, Sea Watch 3, perché il suo era “adempimento di un dovere” diretto a salvare vite umane. Resta a suo carico il procedimento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per cui verrà interrogata nei prossimi giorni. Ma una linea è stata ormai tracciata.

Il 29 giugno, giorno del suo arresto a Lampedusa, dopo 17 giorni in mare, Carola Rackete si è vista dedicare da Napoli un corteo di barche guidato da Luigi De Magistris in dissidio con le politiche migratorie di Matteo Salvini e per l’apertura dei porti. «Dedico questo importante primo corteo a Carola Rackete e tutte le donne e gli uomini perseguitati per ragioni di giustizia. Mi schiero senza alcuna forma di tentennamento verso questa comandante che ha fatto ciò che chiunque rimasto umano avrebbe fatto». Come fissato da Fanpage su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=kCmXkURQ4Xk .

Mentre il 2 luglio c’è stata la mobilitazione #FreeCarola promossa da Legambiente e Libera e poi si tenuta l‘assemblea serale al Modernissimo del movimento #Primalepersone.

Ma Napoli era già stata allertata dalla recente visita di Papa Francesco il quale nel suo discorso alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale il 21 giugno, in chiusura del convegno “La Teologia dopo Veritatis gaudium nel contesto del Mediterraneo, ha lanciato un forte appello per una teologia dell'accoglienza alimentata dal dialogo e dall'annuncio che miri alla diffusione della fraternità fra i popoli del Mediterraneo. Per Sua Santità i teologi, in particolare, sono chiamati a porsi davanti alla realtà come «uomini e donne di compassione, toccati dalla vita oppressa di molti, dalle schiavitù di oggi, dalle piaghe sociali, dalle violenze, dalle guerre e dalle enormi ingiustizie subite da tanti poveri che vivono sulle sponde di questo ‘mare comune’. Senza comunione e senza compassione, costantemente alimentate dalla preghiera, la teologia non solo perde l’anima, ma perde l’intelligenza e la capacità di interpretare cristianamente la realtà». E dunque “Teologia come atto di misericordia”. Cfr. documento video di Vatican News https://www.youtube.com/watch?v=eIVmEFkaQEM.

E leggendo il quotidiano “La Repubblica” del 2 luglio 2019, si è appresa la notizia della straordinaria iniziativa di oltre 30 docenti e studiosi di diverse discipline, della Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Napoli. Sono stati proprio loro a scrivere ed inviare una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale hanno manifestato «totale condivisione con le scelte compiute da Carola Rackete - comandante della piccola nave Sea Watch - sia per aver salvato la vita a dei naufraghi nel Mediterraneo sia per aver deciso, dopo 17 giorni di vana attesa, di farli sbarcare in Italia dopo le lunghissime sofferenze patite nei loro viaggi precedenti e in una nazione in guerra come la Libia. Signor Presidente, se la solidarietà sta divenendo in Italia un reato allora noi le comunichiamo che vogliamo compiere ogni reato di umana solidarietà e che ci associamo a quanto ha fatto la comandante Rackete e desideriamo essere indagati e processati anche noi per apologia di reato e ci offriamo di ricevere la pena prevista per questo reato. Troviamo inaccettabili le parole dell’attuale ministro dell’Interno il quale, mentre agita a scopo elettorale il Vangelo e il Rosario, parla di atto di guerra compiuto dalla comandante Rackete. È inverosimile e anche ridicolo, infatti, sostenere che una minuscola unità navale, totalmente disarmata e con a bordo dei poveri naufraghi voglia e possa far guerra all’Italia. Non vi è nessuna minaccia e nessuna guerra in atto se non quella scatenata da mesi nei confronti di esseri umani bisognosi di soccorso e desiderosi di vivere. Non si fa guerra ai poveri e il nostro posto di insegnanti di una Facoltà Teologica è lì dove la vita viene offesa e negata. […] Per questi motivi, signor Presidente, non lasceremo sola la comandante Rackete che con la sua disobbedienza civile ha dimostrato una passione per l’umanità esemplare e associandoci alla comandante attendiamo di essere anche noi processati.

Voglia accogliere, signor Presidente, la nostra più viva partecipazione all’impegnativo compito che Lei assolve a servizio dell’Italia anche in questi mesi sempre più difficili per coloro che hanno come faro la nostra Costituzione e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sempre più spesso calpestate dalle esigenze della propaganda e del consenso elettorale».

Fra i sottoscrittori, di questo gesto di solidarietà per la Comandante Rackete e di autodenuncia di “apologia di reato” vi sono José Luis Narvajo, Teologo Patristico, nipote di Papa Francesco ed il Teologo della Morale, Salvatore Purcaro, il quale attraverso la sua pagina fb aveva annunciato che questa decisione è nata dal ritenere «reale il pericolo di una perdita di umanità. É tempo di prendere posizione: in piedi, Costruttori di Pace!».

Il Teologo, Salvatore Purcaro che è Parroco a Brusciano ed è anche docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Nola, il 29 giugno scorso aveva già precisato, dalla sua pagina fb, che «Onestà e legalità sono due cose moralmente distinte e vi spiego perché. Una ragazza, che per salvare 42 vite infrange la legge é “illegale” e deve andare in prigione, ma rimane onesta perché pagando di persona obbedisce alla coscienza e non lo fa per un privilegio personale. Un politico, che per salvare 49 milioni di euro, evoca la legge sul finanziamento pubblico ai partiti é “legale” ma non rimane onesto perché sa che quei fondi sono stati usati per pagare altre spese. La maturità morale di una persona si definisce a partire dalla responsabilità che etimologicamente ci richiama il dovere di “rispondere” alla coscienza e a Colui che ci valuterà su questo capo d’imputazione: “ero forestiero e mi avete accolto” (Mt 25, 35). P. S.: scrivo questo post da sacerdote e professore di morale. Vi prego se vi scappa il commento: “i preti non devono fare politica”, postatelo sulla Bacheca di chi da politico vuole fare il “prete”, usando anche la religione come arma di campagna elettorale».

Ed il primo luglio richiamando, in un’ottica educativa degli animi e dell’opinione pubblica “il dovere dei Cristiani a collaborare con la Politica a servizio del bene comune soprattutto rimuovendo sentimenti di ostilità, disprezzo e odio razziale” poneva all’attenzione di tutti uno dei più importanti documenti del Vaticano II, la “Gaudium et Spes:«[...] I capi di Stato, infatti, i quali sono mallevadori del bene comune delle proprie nazioni e fautori insieme del bene della umanità intera, dipendono in massima parte dalle opinioni e dai sentimenti delle moltitudini. È inutile infatti che essi si adoperino con tenacia a costruire la pace, finché sentimenti di ostilità, di disprezzo e di diffidenza, odi razziali e ostinate ideologie dividono gli uomini, ponendoli gli uni contro gli altri. Di qui la estrema, urgente necessità di una rinnovata educazione degli animi e di un nuovo orientamento nell'opinione pubblica. Coloro che si dedicano a un'opera di educazione, specie della gioventù, e coloro che contribuiscono alla formazione della pubblica opinione, considerino loro dovere gravissimo inculcare negli animi di tutti sentimenti nuovi, ispiratori di pace. E ciascuno di noi deve adoperarsi per mutare il suo cuore, aprendo gli occhi sul mondo intero e su tutte quelle cose che gli uomini possono compiere insieme per condurre l'umanità verso un migliore destino [...]» (Gaudium et Spes, n. 82, Papa Paolo VI, Roma Vaticano, 7 dicembre 1965)

Tanto riportato dal sociologo e giornalista Antonio Castaldo di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, in adesione: “all’invito di Don Salvatore Purcaro ed alla sua esemplare pratica a mettere a servizio della vera umanità la propria vita, passione e professione.”.

 

IESUS - Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali - Brusciano NA-

Napoli e Brusciano con Carola Rackete | IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali-Brusciano NA IA EU |



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