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Grossi illuminato illumina

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Grossi illuminato illumina
Le forze dell’ordine all’entrata dell’Aula Magna dell’Università di Calabria in Rende mi davano la misura della eccellenza in oratoria per la lectio magistralis già iniziata in perfetto orario alle dieci e mezza del primo giorno di febbraio dell’Anno Domini 2018 che corre: gli operatori di sicurezza con estrema professionalità mi guidavano a un posto a sedere in un auditorio che seguitava a gremirsi. Un pubblico di personalità, universitari e giovani liceali tanti erano ad ascoltare, con molta attenzione e poca distrazione, dopo l’introduzione dei prof. Rubino e Caterini, l’esposizione immantinente apparsa illuminata e umile del prof. Paolo Grossi, Presidente della Corte Costituzionale, su un argomento che poteva solo rapire l’attenzione quanto un prestigioso romanzo: la Costituzione della Repubblica Italiana nel suo anniversario dopo settant’anni, “nostra”, “sociale”, “Magna Carta”. «Vediamo spesso un verbo che… viene ripetuto frequentemente… ‘riconoscere’… c’è un valore cognitivo… vogliono individuare valori che finalmente spontaneamente… emergono dalle radici della nuova società italiana… la via parla di persona… le vecchie carte parlavano di ‘individui’… ecco, le nozioni non sono sinonimiche… non siamo difronte a due sinonimi… l’individuo è una realtà insulare che può costituirsi in microcosmo, tende… a estraniarsi… tende a autonomizzarsi… a isolarsi… la persona è creatura relazionale…cioè è pensata non solitaria e solipsistica ma è pensata in rapporto con l’altro, con gli altri…» Grossi erudisce sulla genesi della Carta. Egli lamenta per i cittadini, ancor più se giovani (anche quelli che avrebbero consumato ben volentieri le patatine a meno dello sguardo severo degli operatori), che «conosciamo ancora troppo poco» la nostra Costituzione, nei suoi 139 articoli e aspetti sociali, per essere un presidio del sapere così importante, passando quindi alla lezione sul “fenomeno del costituzionalismo” datato 1948 di “argine al potere” come genesi del fondamentale passo del “giusnaturalismo” di Anatol Franz che, non concorde e critico sull’astrattezza delle leggi, scriveva il “Giglio Rosso”, e del ‘900 post moderno di Santi Romano con il suo libricino “ L’Ordinamento Giuridico” del 1917: e la Carta Costituzionale prenderà infine anche spunto da storici argomenti di giuslavoristi. La carta costituzionale, “votata da uomini e donne”, nasce dunque come «frutto di una lettura in basso basata sul pluralismo sociale» e riflessioni. I primi risultati sono la caratteristica di antifascismo perché il diritto è “hominis causae” se non vuole essere mostruosità. Una Costituzione «postmoderna» e «formidabile strumento di garanzia» acché nessuno possa «violare i diritti fondamentali del cittadino» per la scuola, la cultura, il lavoro, i meni abbienti. Perché non ci siano mai più “leggi” razziali infamanti, ma solo leggi con valori in alto, garanzia non soltanto per il ricco ma anche per il «barbone». Le leggi – prosegue il Presidente nella sua “squisita” lezione più che qualsiasi spuntino agognato, data l’ora – sono buone o cattive non in funzione della tecnica formale bensì per il contenuto da cui non si può assolutamente prescindere ripudiando dunque il “legalismo”. Una Costituzione infine costruita su “contenuti” e non su principi di “statalismo legalista”. Una Carta Costituzionale, «valvola respiratoria per l'intera società italiana» sempre viva, che non ha esaurito i compiti nel suo cammino. Dal mio canto, cittadino tra i tanti, “la Costituzione” – si ricorda nata da una commissione di 75 saggi il 31 gennaio 1947 – “è perfetta, sarebbe occorso e occorrerebbe solo rispettarla, e modificarla in futuro, come del resto già avvenuto in passato, solo se effettivamente necessario e con grande saggezza e consenso, se mai a iniziare dagli articoli 114 e seguenti per un decremento ovvero annullamento della potestà legislativa delle regioni in nome dello Stato.” e senza poter bramare a “ future ‘riforme’ costituzionali nell’alternarsi dei governi come le riscritture della Bibbia” (dall’articolo “Ah! Sììì? No!” dello scrivente pubblicato su testate on-line). «Forse ho parlato troppo» puntualizza il Presidente Grossi, ripreso repente da un magno applauso ammirato e sorridente il più giovanile che nega o, forse, conferma… «Conoscere la Costituzione per amare la Costituzione» prosegue come conclusione e consiglio. Alla preghiera degli operatori di pazientare ancora ai giovani “recalcitranti” sedendo, per l’atto formale e finale di scambio di doni simbolici tra il Presidente della Corte Costituzionale e il Magnifico Rettore dell’Unical, e nella massa già in piedi pronta al deflusso curato dalla security a salvaguardia di autorità e pubblico si udiva - a chiusura proprio finale dell’incontro, pronto a un nuovo appuntamento pomeridiano con “La Costituzione, una signora che da settant'anni ci tiene per mano" al Teatro Rendano di Cosenza, su invito del liceo scientifico Fermi della città medesima - Grossi proferire la convinzione di essere egli stesso il primo «arricchito» dai sui stessi incontri. Non posso non esplicitare la mia ammirazione al Presidente Grossi, illuminato che illumina. Giovanni Esaltato Rende, 01/02/2018

Giovanni Esaltato | Paolo Grossi | Costituzione della Repubblica Italiana | Carta costituzionale | Università della Calabria | Unical |



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