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Uno, nessuno e centomila... Maschere di noi stessi

scritto da: Kruppyboy | segnala un abuso

Uno, nessuno e centomila... Maschere di noi stessi


Guardandosi allo specchio, Vitangelo Moscarda ha un'intuizione: non si conosce, perché indossa centomila maschere. È uno, è tanti e, allo stesso tempo, non è nessuno. Moscarda prende così coscienza di trovarsi davanti a centomila interpretazioni di sé, dalle quali si sente imprigionato.
 
Come il protagonista di Uno, nessuno e centomila, il romanzo di Luigi Pirandello, anche noi potremmo essere giunti alla medesima consapevolezza.
 
Il patto implicito che stringiamo con la società impone l'assunzione di molteplici ruoli, che ci garantiscono accettazione, integrazione e gratificazione. Siamo genitori, lavoratori, amici, fidanzati, ecc. Questi ruoli non vanno però confusi con le maschere, che a differenza dei primi implicano un inganno di fondo. Le maschere, infatti, separano la nostra più intima natura dalla sua rappresentazione, che costruiamo (più o meno consapevolmente) a beneficio dell'altro. Potremmo guardare alla maschera come a una “messa in scena” di noi stessi, che ci porta a perdere la nostra identità. 
 
Quindi la domanda che ci poniamo è: quando un ruolo ci rappresenta e quando, invece, diventa una maschera senza che ce ne accorgiamo?
 
La risposta a questa domanda è fornita, come spesso accade, dalle nostre emozioni: se ci sentiamo smarriti quando abbandoniamo temporaneamente i “personaggi” in cui ci identifichiamo, credo si tratti di maschere. Raffigurazioni di noi stessi che, paradossalmente, ci soffocano e ci rassicurano al tempo stesso.
 
Tali artefazioni si superano iniziando ad ammettere che facciamo fatica a guardarci con onestà, ma la buona notizia è che possiamo assumere un ruolo mantenendoci al contempo autentici. Possiamo così far emergere sfaccettature finora nascoste, messe da parte, addirittura rinnegate. E poi mantenerle vive, anche nel perimetro del ruolo che ricopriamo.
 
Marina Bellomo
 
https://www.psicoterapialegnano.it/

 


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