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La cocaina: breve excursus storico

scritto da: Silvia79 | segnala un abuso

La cocaina: breve excursus storico

Presenteremo un breve excursus storico di una delle sostanze stupefacenti più utilizzate al mondo, la cocaina, ripercorrendo le tappe principali della sua diffusione e del suo utilizzo nel corso dei secoli.


La cocaina viene estratta dalla erithroxylon coca, una pianta che cresce spontaneamente in Sud America. L’erithroxylon coca é una pianta dal fogliame fitto nativa dei versanti orientali delle Ande e cresce rigogliosa tra i 500 e i 2000 metri d’altitudine. Essa é largamente coltivata in Bolivia, Perù, Ecuador e Colombia.

Sebbene la cocaina abbia nell’uomo una affascinante e complessa storia medicinale, la sua funzione naturale nelle piante era sconosciuta. Recenti studi dimostrano che la cocaina ha effetti insetticidi alla concentrazione che si presenta naturale nelle foglie di coca (che varia da 0,1% e 0,9%). Quindi la cocaina serve alla pianta come pesticida naturale, agendo come inibitore potente del reuptake di un neurotrasmettitore specifico degli insetti, l’octopamina, che svolge su di essi un ruolo analogo alla dopamina nei mammiferi.

Le foglie di coca sono state masticate dagli Indios del Sud America per molte migliaia di anni, per indurre un’euforia di lunga durata. L’uso di coca nell’America pre-ispanica é confermato da fonti archeologiche ed artistiche, come sculture, ceramiche, manufatti e pitture. Gli Incas fecero della coca la sostanza sacra fondamentale della loro religione solare, limitando il suo uso solo ai rituali. La coca era coinvolta in ogni aspetto della vita, dalla nascita alla sepoltura. Al culmine della cerimonia d’iniziazione all’età virile venivano conferite la fionda del guerriero e la borsa di coca ai candidati. Foglie di coca venivano deposte nelle tombe che contenevano le mummie di persone importanti e vittime sacrificate, per nutrire gli spiriti dei morti durante il loro viaggio nell’aldilà.

Nel 1553 Pizarro distrugge l’impero Inca. Nei decenni seguenti, con la scomparsa dei sistemi consolidati di controllo sociale, l’uso della coca si diffonde senza regole anche fra le classi inferiori della popolazione. Gli spagnoli di Pizarro iniziarono ad utilizzare la pianta di coca per poter controllare meglio gli Indios sottomessi che “lavoravano giorni interi senza bisogno d’altro”: i conquistadores si resero presto conto che la coca dava energia e calmava la fame. Da questo derivava un grande aumento del numero dei coqueros (masticatori di coca).

Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo europeo a descrivere la masticazione delle foglie di coca in uso presso le popolazioni del nuovo mondo. Il “coquero” inumidisce, con la saliva, un rotolino di foglie e se lo mette in bocca tra la guancia e la gengiva, aggiungendoci poi un pò di calce ricavata dalle ceneri di un cereale (il quinoa) o dalla polvere delle conchiglie marine. La calce facilita l’estrazione della cocaina e degli altri alcaloidi dalle foglie e ne accellera l’assorbimento nel sangue. Il coquero non inghiotte le foglie ma le succhia, sputandola quando ne ha estratto tutto il succo. Alcuni succhi vengono assorbiti dalle mucose della bocca, mentre altri scivolano giù per la gola fino allo stomaco.

Nel 1565 i conquistadores, spaventati dal magico alone di idolatria, emanarono una serie di editti che vietavano la masticazione delle foglie di coca.

Nel 1569 i vescovi dell’Inquisizione del Sud America, bandirono la coca come “un’illusione demoniaca”. Ben presto la Chiesa impose decime sul raccolto e la maggior parte delle entrate dei vescovi proveniva dalla coca.

Una svolta decisiva nella reputazione della coca si ebbe intorno al 1860 quando il chimico Albert Neimann riuscì a isolare l’alcaloide cocaina, una amina terziaria utilizzata come buon anestetico, successivamente modificata in laboratorio al fine di controllarne la tossicità sistemica e la dipendenza psichica (nacquero così la lidocaina, la novocaina e molti altri anestetici di sintesi).

Il primo autorevole difensore di questa droga fu Sigmund Freud, psicologo di fama mondiale: egli ne sperimentò gli effetti, prima su se stesso e poi sugli altri. Attraverso i suoi studi, Freud si convinse che le proprietà stimolanti della cocaina erano ideali per curare l’impotenza e soprattutto la depressione e per ricavarne energia e euforia. Si fece quindi promotore della sostanza assieme a Karl Koller, lo scopritore della cocaina come anestetico locale in chirurgia oftalmica. Nel 1884, in Uber coca, Freud consiglia la cocaina per vari malanni (raffreddore, ansia, sinusite, etc), come afrodisiaco e per la disintossicazione da oppiacei, per le crisi di astinenza di alcolizzati e morfinomani. Ben presto però lo stesso Freud si rende conto, sia in base alle esperienze su se stesso che su quelle dei suoi pazienti, che la cocaina poteva condurre ad una pesante dipendenza, fino ad una sindrome psicotossica (Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina, 1884).

Dalla metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, sciroppi, tonici e liquori “toccasana” contenenti cocaina e oppio, vennero usati largamente, negli Stati Uniti d’America come in Europa, da persone di ogni ceto sociale. L’uomo che in questo periodo ottenne il maggior successo fu il parigino Mariano Mariani, inventore nel 1865 del ‘vino di coca’. Tra i personaggi famosi del tempo, prodighi di elogi per il ‘vin Mariani’, si annoverano lo Zar e la Zarina di Russia, il re di Svezia e Norvegia, gli scrittori A. Dumas ed E. Zola, l’inventore A. Edison, attrici come Eleonora Duse e Sara Bernhardt ed ancora musicisti, scultori, cardinali, politici, medici e persino due papi (Leone XIII e Pio X). Non essendovi alcuna restrizione all’acquisto di queste droghe all’inizio del Novecento, i narcotici rappresentavano un accettabile stile di vita per un gran numero di persone, con messaggi favorevoli provenienti anche dalla scuderia di divi hollywoodiani del cinema muto. La cocaina ebbe una ulteriore spinta verso l’accettabilità quando nel 1886 John Pemberton la incluse come ingrediente principale della sua nuova bibita, la Coca-Cola, con effetti euforizzanti e stimolanti. La Coca-Cola fu a base di cocaina fino al 1903 e veniva venduta al pubblico come ‘bevanda intellettuale’.

Ben presto però i pericoli di queste droghe cominciarono a diventare evidenti fino a coniare l’espressione di “tossicomane” per designare il comportamento di una persona che abusava di cocaina per prolungati periodi di tempo. Essendo essa uno stimolante così potente, il prolungarsi del suo uso quotidiano causava una grave deprivazione del sonno e perdita di appetito. Il consumatore spesso sperimentava comportamenti psicotici e diventava delirante. Il venir meno degli effetti della droga provocava un grave stato depressivo alla persona in crisi di astinenza. Questa persona poteva allora diventare così disperatamente affamata di droga da poter fare pressoché qualsiasi cosa per averne ancora, incluso il delitto. Se la droga non era prontamente disponibile, la depressione provocata in stato di astinenza poteva diventare così grande da condurre il consumatore a tentare persino il suicidio.

In America, a partire dai primi anni del Novecento, iniziò la campagna per dichiarare fuorilegge la cocaina; il colonnello Watson della Georgia dichiarò necessaria un’azione legale che combattesse la vendita della Coca-Cola e nel 1903 la cocaina venne eliminata dalla bevanda. Nel 1914 già 46 stati avevano emanato leggi contro la vendita e l’uso della cocaina e nel 1920 la pressione dell’opinione pubblica divenne così grande che la sostanza venne aggiunta all’elenco dei narcotici che sarebbero stati resi illegali dall’approvazione della Legge sulle Droghe Pericolose (Dangerous Drug Act, 1920).

Sfortunatamente, come per gli oppiacei e per l’eroina, i pericoli dell’abuso di cocaina sono stati riconosciuti dai legislatori a cose fatte. Il mercato della cocaina era già stato impiantato ed era profondamente radicato nella storia e nella cultura americana, ed é con noi a tutt’oggi.

La Commissione per gli stupefacenti dell’O.N.U., con la convenzione del 1961, stabilì dei controlli sull’importazione e il commercio di stupefacenti e la trasmissione delle stime del fabbisogno medico e delle statistiche ad un ufficio internazionale (INCB). Si dispose che gli stati avviassero provvedimenti interni contro il commercio illecito e per il trattamento dei tossicodipendenti. La convenzione del ’61 non prendeva in considerazione gli allucinogeni e altre sostanze psicotrope (barbiturici, sedativi, tranquillanti), anche per le resistenze di alcuni paesi ad un più rigoroso controllo internazionale sui farmaci.

Fu necessario attendere fino al 1971 perché una conferenza dell’O.N.U., tenutasi a Vienna, disponesse la proibizione degli allucinogeni se non per la ricerca e, limitatamente, per usi medici con controlli su fabbricazione e commercio, mentre anfetamine, barbiturici, tranquillanti erano previsti esclusivamente per uso medico.

Attualmente le legislazioni di molti paesi sono basate sui principi stabiliti dalle convenzioni, sia pure con molte variazioni sui singoli punti. Quasi ovunque sono puniti il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti. In altri stati é punito anche l’uso. In alcuni paesi la pena per il consumatore é alternativa ad un trattamento medico disintossicante, in altri vige di fatto una depenalizzazione per il consumo di droghe leggere, mentre in Svizzera ogni decisione é affidata al giudice.

In questi ultimi anni la cocaina ha conosciuto una diffusione senza precedenti; la produzione della droga nel Sud America, dove la pianta di coca viene da sempre coltivata, fu infatti ulteriormente incrementata dall’aumento della richiesta di mercato.

Il crack é la versione più diffusamente usata della cocaina oggi. L’uso di fumare i cristalli di coca é iniziato negli ultimi anni Settanta per mano degli spacciatori che volevano testare la purezza della sostanza, prima di acquistarla, fumandola. Il crack ha distrutto milioni di vite da quando é stato introdotto nelle strade d’America e la sua diffusione é conseguenza sia dell’intreccio di interessi dei narcotrafficanti con parte delle gerarchie militari dei paesi produttori, sia delle disperate condizioni sociali della popolazione dell’area andina, per la quale la coltivazione di coca rappresenta una fonte di sopravvivenza.

Pertanto, una politica di contenimento del traffico di cocaina, anche secondo l’O.N.U., non può avere successo se non é basata su interventi concreti per lo sviluppo economico dei paesi implicati.

Aricolo a cura della Psicologa Pescara Silvia Colangelo, Psicoterapeuta




Fonte notizia: https://www.silviacolangelo.it/blog/


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