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Blackout Challenge: bimba di 10 anni morta

scritto da: Aktarus | segnala un abuso


Social da morire. Aveva 10 anni Antonella Sicomero ed è morta perché partecipava a una sfida di blackout challenge su TikTok. La bambina è deceduta per i danni provocati dall’asfissia, dopo essersi stretta al collo una cintura, mentre si filmava con lo smartphone. Il fatto è accaduto mercoledì sera, 20 gennaio, a Palermo dove la bimba viveva con la sua famiglia. I genitori con un altruistico gesto hanno autorizzato l’espianto degli organi, dopo che i medici ne hanno dichiarato la morte celebrale, regalando così la possibilità di vivere ad altri 3 bambini.

Ma si può esser così assuefatti dai Social da Morire solo per esser popolari e avere un follower in più?

Una bimba di 10 anni bella, solare, allegra che cantava, ballava e che voleva diventare famosa sui social non progettava sicuramente la sua morte. Aveva ancora lunghi anni davanti a se Antonella da vivere, se solo non avesse messo in atto quello scellerato gioco, in cui ha sfidato la morte e che l’ha vista perdere pagando con la moneta più preziosa: la vita. Non si è resa probabilmente conto in quel momento del rischio che stava correndo quando ha stretto la cintura intorno al suo collo e al termosifone. C’è il timore che qualcuno l’abbia contatta in privato su uno dei suoi social (aveva almeno due account TikTok e tre Fb) e convinta a fare quella sfida. Le indagini puntano a capire cosa sia accaduto. Il suo cellulare al momento è inviolabile perché il codice di sblocco solo lei lo conosceva.

social da morire

Ma cosa è il blackout challenge?

Lo scopo di questa sfida è provocarsi uno svenimento togliendosi aria usando corde, sciarpe o cinture. Il tutto è ripreso con il telefonino al fine di postarlo in rete. Questa tipologia di “gioco” viene pubblicizzata, da gente perversa, che instilla nella mente dei ragazzi la convinzione che così facendo si diventa dei vincenti e delle persone impavide da ammirare e imitare. Skuola.net ha lanciato un sondaggio su 1500 studenti tra medie e superiori, secondo il quale 1 ragazzo su 6 conosce il blackout challenge. Il 31% ne è venuto a conoscenza attraverso letture sul web, il 25% tramite video postati sui social, il 17% per il passaparola dei coetanei. Il dato più inquietante però è che tra i ragazzi informati il 18% ha partecipato al “gioco”. Tra le motivazioni che hanno spinto a farlo il 56% ha risposto: fare un video da far diventare virale online. 

Non oso immaginare il dolore dei genitori che mai avrebbero pensato che la figlia fosse risucchiata in questo vortice a soli 10 anni. Per quanto ci si possa fidare dei figli e si cerchi di proteggerli, mi chiedo come mai non venisse controllata visto che nessuno dei famigliari conosce la password del cellulare. Ricordiamo che aveva solo e ripeto solo 10 anni… era una bambina. Una bambina si ma anche molto attiva via web visto i vari account aperti su social network diversi.

Social da Vivere e non Social da Morire

Cerchiamo di tenere lontano i bambini dalle scuole per proteggerli dal covid, o nel quotidiano si cerca di non fargli frequentare parchi e luoghi pubblici da soli, per evitare che facciano magari brutti incontri. Ci armiamo dei migliori presupposti ma non ci rendiamo conto che, invece, il vero pericolo ce l’abbiamo, sotto il naso, in casa dentro i nostri telefoni e nei nostri pc ed è la rete internet? Il computer o il telefonino non vengono considerati dai giovani come realtà virtuale, ma sempre più spesso come vera e propria vita reale. Non si può più rinviare il discorso, occorre che i ragazzi arrivino a sviluppare una consapevolezza e una saggezza degli strumenti digitali. Questo è possibile solo da una educazione fornita anche dalla scuola. Essa deve svolgere in tal senso un ruolo attivo, in sinergia con le famiglie.

Noi non vogliamo più vedere ragazzi morti, pronti a giocarsi la vita per dimostrare al popolo social che esistono. Non vogliamo più vedere genitori che piangono la morte di figli e si dannano per avergli comprato uno smartphone o lasciati soli al pc. Ogni vita è un dono unico e irripetibile che non si può mercificare e valutare in base ai like e i follower. Nessun pollice in su. Nessun commento positivo ridarà la vita ad Antonella e a quanti come lei hanno perso il loro futuro perché erano alla ricerca di approvazione e visibilità. Una visibilità raggiunta solo dopo la morte di cui però nessuno di loro potrà mai vantarsi e raccogliere plausi e frutti. Ragazzi investite sulla vostra vita e non pensate di valere meno degli altri. Ognuno di voi è un diamante di caratura inestimabile.

Euphonica


Fonte notizia: https://www.ircwebnet.com/2021/01/27/social-da-morire/


tiktok | internet | bimba 10 anni | challenge |



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